Per il debutto della versione italiana in musical di Monty Python e il Sacro Graal, la storica compagine britannica ha impattato con due componenti degli Elio & le storie tese. Nello specifico Rocco Tanica ha raccolto la difficile sfida dell’adattamento in italiano del complesso testo di Eric Idle, musicato da John Du Prez, forte della sua conoscenza dell’opera montypythoniana (Trentaquattro anni fa vidi al cinema Monty Python, Il senso della vita e fu una folgorazione. È un onore essere stato scelto per quest’incarico).
L'altro "socio" è invece presente sul palco, dove riveste il ruolo principale dello spettacolo, quello di Re Artù, tornando al musical dopo il successo ottenuto con La Famiglia Addams, e confrontandosi con coloro che sono sempre stati uno dei principali punti di riferimento della sua scelta artistica (Anch’io trentaquattro anni fa vidi Il senso della vita, ma a differenza di Rocco l’unica conseguenza fu che persi le chiavi della macchina, una 127 blu che oltretutto non era veramente mia, ma di mia mamma. Tornai il giorno dopo nel parcheggio e fortunatamente le ritrovai). Archiviate le dichiarazioni, a noi rimane solo la curiosità di sapere se al cinema siano andati assieme, ma è probabile che non lo sapremo mai.
Venendo all'oggetto principale di questa recensione, ossia Spamalot, ovviamente non potevamo aspettarci la struttura raffinata e compositiva degli altri grandi musical britannici (scegliamo due titoli tra i tanti in programmazione nel West End: Les Misérables e The Phantom of the Opera), sul palco assistiamo ad un racconto parodistico (e folle, ovviamente) che rivisita la leggenda costruita attorno a Re Artù e ai cavalieri della tavola rotonda. A questo proposito suggeriamo ai lettori di provare a recuperare la spassosa serie animata di Alex Buzo e Rod Hull del 1966 (titolo originale Arthur! and the Square Knights of the Round Table).
Il musical di Eric Idle è sicuramente piacevole da vedere, potendo contare su una buona realizzazione e un'efficace messa in scena, fonte primaria ovviamente il film del 1975 (Monty Python e il Sacro Graal di Terry Gilliam e Terry Jones). Il suo debutto nel 2004 negli Stati Uniti, dove ha conquistato 3 Tony (l'Oscar del musical americano) collezionando 14 candidature, il passaggio londinese due anni dopo, con la parte di Artù sempre affidata a Tim Curry, che per noi, malgrado tutti gli altri successi in carriera, sarà sempre il Frank-N-Furter di The Rocky Horror Picture Show (1975, di Jim Sharman).
Più di due ore di divertimento che fa uscire lo spettatore dal teatro con il sorriso stampato sul viso, anche se - poi - è difficile che le "canzoncine" rimarranno per molto tempo impresse nella mente, ma probabilmente non ne avevano nemmeno la pretesa. Una parodia anche ben comprensibile sul mondo dello spettacolo, con un cast di buona qualità all'altezza del compito, in grado di cantare e recitare senza grande sforzo apparente. Consigliato ai fan dei Monty Python e a tutti coloro che aspirano a diventarlo.
SPAMALOT
di Eric Idle
testo e liriche Eric Idle
musiche John Du Prez
Traduzione e adattamento: Rocco Tanica
con Elio
e con Pamela Lacerenza, Andrea Spina, Umberto Noto, Giuseppe Orsillo, Filippo Musenga, Thomas Santu, Luigi Fiorenti
ensemble Michela Delle Chiaie, Greta Disabato, Federica Laganà, Maria Carlotta Noè, Simone De Rose, Daniele Romano,Alfredo Simeone, Giovanni Zummo
direzione musicale Angelo Racz
coreografia Valeriano Longoni
scene Giuliano Spinelli
costumi Lella Diaz
disegno luci Alin Teodor Pop
disegno audio Edoardo Priori
Foto di Gabriele Giannini e Gianluca Colombo
ufficio stampa Rocchina Ceglia
regia Claudio Insegno









