Miss Marple: Giochi di prestigio (recensione)

La celebre "detective" di Agatha Christie perde l’aplomb britannico per acquistare la leggerezza teatrale di Maria Amelia Monti

Maria Amelia Monti
m&s - Maria Amelia Monti è Miss Marple (foto © Lanzetta Capasso)

E’ sicuramente difficile approcciarsi ad un lavoro, in questo caso "Miss Marple - Giochi di prestigio", di una delle signore delle letteratura inglese, tra l’altro definita spesso la “regina del crimine o del mistero”, come Agatha Christie, senza rischiare di incorrere in errori o insuccessi. E’ difficile anche per chi, come Edoardo Erba è considerato non solo uno dei più prolifici autori teatrali contemporanei, ma anche uno dei maggiori traduttori italiani dei testi della signora del giallo per antonomasia ed è difficile per qualsiasi regista, in questo caso Pierpaolo Sepe. E’ difficile perché lo schema letterario perfetto, creato con la giusta dose di ironia, deduzione, suspence e mistero, lascia ben poco margine a qualsiasi adattamento, a meno non si decida contemporaneamente di riprendere in mano alcune descrizioni fatte dalla Christie per raccontare le persone alle quali si era ispirata nella creazione dei suoi personaggi e si lasci libertà a Maria Amelia Monti non tanto di indossare i panni di Miss Marple - a parte il tailleur e la parrucca grigia per invecchiarla - quanto di fare quasi il contrario, cioè lasciare che sia Miss Marple ad indossare Maria Amelia Monti.

La Miss Marple che abbiamo visto agire alla ricerca di un assassino, come sempre suo malgrado - non è mai lei a cercare i delitti, ma sono gli assassini che hanno la sfortuna di incrociarne la strada – è quindi molto diversa dalla caratterizzazione che Margareth Rutheford – mai piaciuta alla Christie - donò al personaggio, interpretandola in 4 diversi "Murder", tra il 1961 e il 1964, addirittura impossessandosi di un caso con protagonista Poirot; è una donna che vive sola a St Mary Mead, villaggio che cita spesso come “fucina del suo studio sulla Natura Umana”, lavora a maglia e pare essere capitata assolutamente per caso nella tetra villa vittoriana – Stonygates - dove abita la sua amica Caroline (Sabrina Scuccimarra) con il suo terzo marito Lewis (Alberto Giusta), e i vari figli e figliastri: Mildred (Laura Serena), figlia naturale di Caroline e la figlia adottiva Gina (Giulia De Luca) con il marito americano Wally (Marco Celli). Completano il quadro Christian Gulbrandsen e Alex (entrambi interpretati da Sebastiano Bottari). Lewis ha in “cantiere” - un cantiere che influenza anche la scenografia di Luigi Ferrigno, che porta l’ambientazione a sembrare più una dismessa zona industriale che una casa della Londra Vittoriana, ma che è comunque apprezzabile e funzionale alla vicenda – un programma di recupero per persone disadattate, o da reinserire nella società. I giovani abitano in capannoni al di là del giardino della villa e la sera i cancelli vengono chiusi, per evitare che possano raggiungere l’edificio principale. Uno di questi giovani, Edgard (Stefano Guerrieri), ha da tempo abbandonato i capannoni e vive con la “famiglia allargata” perché considerato all’altezza di aiutare Lewis nelle sue attività filantropiche. E proprio da quest’ultimo che parte la vicenda: una sera, in preda ad una crisi di nervi, minaccia Lewis con una pistola e lo costringe a chiudersi con lui nello studio e gli spettatori – composti dal pubblico in sala e da quello nel salotto della villa – sentono partire uno sparo. Ma né Lewis né Edgard sono morti, né tanto meno feriti… Non sveliamo altro di quanto accade sul palco o tra le pagine del libro della Christie. Basti sapere che, come nei “giochi di prestigio”, le cose non sono mai come sembrano e che malumori e rancori serpeggiano tra i vari componenti del gruppo familiare.

Come già dicevamo Maria Amelia Monti dà voce ad un personaggio a sé stante rispetto all’iconografia conosciuta di Miss Marple ma che, probabilmente, sarebbe stata apprezzata dalla Christie per il suo fare disarmante, un po’ vago, che la assimila quasi all’archetipo della vecchietta che potrebbe essere incontrata su una panchina al parco e che, mentre sferruzza, osserva tutto e tutti. Poco male se la panchina non è a St. Mary Mead ma è un praticabile teatrale: tutto (e tutti) ruota (no) intorno alla sua interpretazione leggera, ironica, che forse fa storcere un po’ il naso agli amanti della “purezza christieiana” (neologismo utilizzato con buona pace della Crusca perché sicuramente comprensibile), ma che rende lo spettacolo assolutamente veloce e godibile, soprattutto al pubblico profano del genere che ritrova, nelle battute ricorrenti, l’aria da commedia briosa e che segue senza difficoltà il dipanarsi della vicenda.

La scenografia è una struttura metallica divisa in due piani, immersa in un’atmosfera cupa e a volte nebbiosa, quasi metafora della malattia che colpisce Caroline e contemporaneamente del velo che, davanti agli occhi, non fa percepire alcuni dettagli utili alla scoperta dell’assassino. Moderna quanto il racconto, è assolutamente funzionale tanto nelle sue entrate ed uscite, che alla trasformazione di Miss Marple nella regista che in un “coupe de theatre” svela quanto dietro le quinte di una famiglia, come nel teatro, avvengano spesso cose più affascinanti che sulla scena.

Gli Ipocriti
Melina Balsamo
presentano
MISS MARPLE: GIOCHI DI PRESTIGIO
da Agatha Christie
adattamento teatrale Edoardo Erba
con Maria Emilia Monti
e con Alberto Giusta, Sabrina Scuccimarra, Sebastiano Bottari, Marco Celli, Giulia De Luca, Stefano Guerrieri, Stefania Ugumari Di Blas
scene Luigi Ferrigno
costumi Alessandro Lai
luci Cesare Accetta
musiche Francesco Forni
regia Pierpaolo Sepe
durata 2 ore escluso intervallo

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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