Ci troviamo nella Genova di fine Ottocento, tra botteghe di spezie, convenzioni borghesi e logiche familiari che cercano di piegare l’amore al tornaconto. È qui che si svolgono I maneggi per maritare una figlia, la commedia di Niccolò Bacigalupo divenuta immortale grazie all’interpretazione di Gilberto Govi, e riportata oggi sul palcoscenico da Tullio Solenghi in un’operazione teatrale che è al tempo stesso omaggio e rigenerazione.
La nuova produzione conserva la struttura originale dell’opera, rispettandone ritmo e spirito, ma si distingue per una messa in scena raffinata e una direzione attenta, capace di coniugare il culto della tradizione con un’energia interpretativa contemporanea.
Al centro della trama, Stefano - detto Steva - è un commerciante di spezie sposato con l’intraprendente Giggia. I due genitori sono impegnati in un’impresa che, più che familiare, appare come una vera e propria strategia di stato: trovare un marito per la loro figlia Metilde. Se per Giggia l’obiettivo è accasare la ragazza con Riccardo, figlio di un senatore romano e garanzia di promozione sociale, Steva simpatizza invece per Cesare, nipote di famiglia e sinceramente innamorato della giovane. Il conflitto tra cuore e convenienza si trasforma in un carosello di equivoci e tentativi di manipolazione che sfociano in un epilogo dal sapore liberatorio e ironico.
Tullio Solenghi, regista e protagonista, si cala nei panni di Steva con una padronanza che va oltre la semplice interpretazione. Il trucco, curato con estrema attenzione, lo trasforma in una maschera vivente che richiama l’icona goviana con precisione filologica. La mimica, la cadenza dialettale, la gestualità, persino le pause sembrano attingere a un codice tramandato oralmente, come se Solenghi diventasse un tramite tra l’oggi e la memoria scenica di un’epoca.
Ma è accanto a lui che lo spettacolo trova un ulteriore slancio: Elisabetta Pozzi dà vita a Giggia con una verve comica irresistibile e una presenza scenica che cattura. Il suo personaggio domina la scena con naturalezza, alternando toni accesi e sfumature più sottili, in un continuo gioco di equilibri tra ironia, ostinazione e strategia domestica. Ogni battuta è restituita con precisione ritmica, ogni gesto contribuisce a costruire una figura tanto vivace quanto sfaccettata. La Pozzi non si limita a far ridere: scolpisce un carattere, lo rende tridimensionale, e ne fa il cuore pulsante di molte dinamiche sceniche. Con lei, la commedia guadagna in brillantezza e profondità.
Il cast che accompagna la coppia protagonista è di ottimo livello, valorizzato da una regia che evita sbavature. Tutti i personaggi si muovono con credibilità all’interno di un impianto visivo che funziona con precisione meccanica. La scenografia, elegantemente monocromatica, richiama la televisione degli anni Sessanta senza rinunciare a un certo calore teatrale. Le luci si mescolano agli elementi scenici con naturalezza, creando atmosfere che mutano con leggerezza e accompagnano il tono delle varie scene. Anche i costumi, curati nei dettagli, restituiscono la realtà dell’epoca con equilibrio ed efficacia visiva.
Un elemento non secondario è la scelta del dialetto. Il testo è recitato in gran parte in genovese, come da tradizione, ma con una dizione chiara e una musicalità che rende tutto comprensibile anche a chi non ne conosce le inflessioni. Le risate che si susseguono tra il pubblico ne sono la prova più diretta: la comicità funziona, raggiunge, coinvolge.
Alla fine dello spettacolo, mentre gli attori raccolgono gli applausi, una radio si accende. La sua voce gracchiante diffonde le parole di Gilberto Govi, come un’eco che arriva da un altro tempo e che chiude il cerchio: non è solo un tributo, ma un segno di continuità. Come se il teatro potesse ancora essere quel luogo dove la memoria si fa presente, dove il passato viene rievocato non come feticcio, ma come materia viva.
I maneggi per maritare una figlia nella versione di Solenghi e Pozzi non è un semplice revival. È una prova d’arte, di mestiere e di rispetto profondo per la scena. È il segno che il teatro popolare, se ben diretto e interpretato, può ancora parlare al presente senza perdere le sue radici.
Teatro Sociale Camogli
Teatro Nazionale di Genova
Centro Teatrale Bresciano
presentano
TULLIO SOLENGHI
ELISABETTA POZZI
in
I MANEGGI PER MARITARE UNA FIGLIA
di Nicolò Bacigalupo
con Stefania Pepe (Cumba), Laura Repetto (Matilde), Isabella Loi (Carlotta), Federico Pasquali (Cesare), Pier Luigi Pasino (Pippo), Riccardo Livermore (Riccardo), Roberto Alinghieri (Venanzio)
scene e costumi Davide Livermore
trucco e parucco Bruna Calvaresi
regista assistente Roberto Alinghieri
scenografa e costumista assistente Anna Varaldo
regia Tullio Solenghi
durata circa 100 minuti









