In scena lo stesso regista in compagnia di altri quattro bravi attori per una divertente riflessione sulle miserie dell'animo di fronte alle ricchezze della vita, strizzando l'occhio al cinema dei mostri sacri come Mario Monicelli, Dino Risi ed Ettore Scola, rigorosamente da noi citati in ordine alfabetico.
Tutta la vicenda è ambientata nella sala di aspetto di un reparto ospedaliero di terapia intensiva. L'anticamera ha un ascensore sempre occupato, ma è l'unico punto di ricezione-salvezza per uomini dipendenti dal telefono cellulare e da una macchinetta del caffè difettosa, ma anche capro espiatorio della tensione che ovviamente il luogo crea. Deus ex machina della sala d'aspetto un infermiere, esemplificazione del peggior esempio del dipendente pubblico, attento solamente ai propri interessi e allo sfruttamento temporaneo delle malcapitate famiglie che impattano con il luogo. Ma il duo Clementi-Coltorti, in questo caso, ha deciso di privilegiare l'aspetto "commedia" e il negativo Mario (reso perfettamente da Pietro De Silva) si guadagna immediatamente le simpatie del pubblico presente, malgrado quello che la cronaca - che non lo sa e che comunque come tale non fa mai ridere - purtroppo ci mostra.
Una famiglia accorre in scena, per affetto/lavoro ma soprattutto per denaro; tutti al capezzale del potente, economicamente parlando, e ingombrante, sentimentalmente parlando, anziano capofamiglia, trasportato d'urgenza e con poche speranze nel reparto. Ma in fin dei conti di fronte all’incombere della morte tutto riacquista la giusta dimensione, i vecchi rancori possono lasciare spazio a chiarimenti, la cupidigia si muta in solidarietà, i pregiudizi decadono perché uniti da compassione e rispetto reciproco. Niente di più distante da quello che viene raccontato nell’esilarante commedia "Nemici come prima": un concentrato di comicità strabordante, ottenuto mediante la battuta sempre pronta, che non lascia quasi respiro al pubblico, facendo addirittura dimenticare o accantonare la situazione amara e le piccolezze umane che emergono ancora di più di fronte alla morte.
Un ritratto di una famiglia borghese come tante altre, con il classico archetipo del "romano arricchito", delineato attraverso comiche dichiarazioni, antichi dissapori, sapiente passaggio nel linguaggio dall'italiano al dialetto, accuse reciproche, passioni nascoste, pregiudizi razziali, matrimoni in precario equilibrio e amanti pronte a rivendicare il proprio ruolo, soprattutto di fronte alla possibilità di spartirsi il gruzzoletto di "appena" 32 macellerie ben avviate, più altri beni accumulati in una vita di solitudine e completa dedizione al lavoro dal povero macellaio, ora in punto di morte. Una miscela esplosiva messa in moto e al tempo stessa regolata dal dio denaro, che addirittura soppianta ogni morale e proposito di ascetismo. Una descrizione non proprio edificante, ma fatta con una leggerezza tale da far arrivare a riflettere sorridendo.
Ottima prova attoriale e analoga (come sempre) scrittura di Clementi che, in questo caso, stimolato dallo stesso Coltorti, ha alleggerito la pesantezza dai suoi personaggi che non ne escono vincitori, ovviamente, ma riescono, malgrado quello che sono, a essere sempre simpatici e molto divertenti. Applausi per tutti i protagonisti in scena, tutti bravi e in parte. Permetteteci un plauso in più per il regista-attore Ennio Coltorti, brillante in scena anche se leggermente influenzato (per la replica cui abbiamo assistito). Si sa che lo spettacolo deve andare avanti, ma quando viene riconosciuto, lo spettacolo è ancora di più spettacolo.
NEMICI COME PRIMA
di Gianni Clementi
con Ennio Coltorti, Pietro De Silva, Adriana Ortolani, Giulia Ricciardi
e con Loredana Piedimonte
regia Ennio Coltorti







