Uno di troppo (recensione)

I'll send an S.O.S to the world / I hope that someone gets my last will in a bottle (ogni variazione del testo originale è voluta)
il cast artistico
m&s - il cast artistico di Uno di troppo (foto © Mariadora Bolognese)

Cosa potrebbe succedere a due fratelli che non si parlano e non si vedono da 10 anni? Quale può essere il motivo reale di tanto rancore? E cosa c'entrano le bellissime canzoni dei Police in una commedia di Danilo De Santis?

Cesare (Danilo De Santis) e Chiara (Roberta Mastromichele) si sono appena sposati e stanno entrando nel loro grande appartamento, in precedenza abitato dalla mamma di Cesare. L'ingresso dei due sposini avviene come da tradizione e scaramanzia con la sposa - piuttosto brilla - portata in braccio dallo sposo, l'unica "differenza" è che a trasportare il dolce peso di Chiara non è Cesare, ma Antonio (Piero Scornavacchi), il fratello di lui, da tempo trasferito a Milano, in rotta con il fratello e tornato a Roma appositamente per fargli da testimone alle nozze. Sorvoliamo sul fatto che nello stesso giorno i due fratelli hanno anche celebrato, nella stessa chiesa, le esequie funebri della loro madre, da tempo ammalata e appena scomparsa, visto che Cesare si è rifiutato di rimandare il matrimonio. E sorvoliamo anche sul fatto che i due sono figli di due padri diversi e non padri normali, perché Cesare è il figlio non riconosciuto di Sting e Antonio è il figlio non riconosciuto di Stewart Copeland, rispettivamente il cantante/bassista e il batterista dei Police, dei quali la madre era stata la tour manager per le tre tournée che la band aveva fatto nel nostro Paese. Solo su un punto i due sono d'accordo: nel riconoscere (ingiustamente) in Andy Sommers il componente sfigato, ma sicuramente solo perché estraneo alle loro vicissitudini.

In effetti Antonio e Cesare si sono solo apparentemente riconciliati: entrambi accampano pretese sull'appartamento della madre, che Cesare si è praticamente intestato, redigendo lui stesso il testamento della madre ammalata, ma d'altra parte Cesare rimprovera ad Antonio di averlo abbandonato da giovani dopo un provino musicale che ne avrebbe cambiato profondamente la vita (dopotutto il sangue non è acqua). Antonio, invece, rimprovera prima di tutto la madre di aver avuto sempre preferenze per il fratello minore e Cesare di non essere andato al suo matrimonio con Lucia. Nelle discussioni tra fratelli Chiara (unica incolpevole della faida familiare) inizia a rendersi conto che Cesare non è il brillante medico che lei riteneva fosse e che ha anche qualche problema personale, difficile da ammettere, specialmente di fronte ad una compagna passionale. E se tutto questo non bastasse Cesare è anche laziale!

Dopo una prima notte di nozze piuttosto burrascosa, trascorsa fra i malesseri causati dai gamberoni mangiati al pranzo di nozze, i litigi continui tra i due fratelli, i legittimi appetiti sessuali della sposa, i due "innamorati" partono per il loro costoso viaggio di nozze (regalo di una delle anziane zie) e Antonio, lasciato finalmente padrone - temporaneo - del suo appartamento, ha quindi la possibilità di incontrarsi qui con la sua amante ucraina, Sveti (Francesca Milani), conosciuta online.
Antonio, lontano dagli sguardi della moglie Lucia (rimasta a Milano), si appresta a dare corpo alle sue fantasie erotiche, ma il fratello e la cognata tornano improvvisamente a casa e poco dopo irrompe "on stage" anche Cleopatra (Chiaritano), l'ultimo componente della band teatrale, che darà la logica spiegazione (forse) a tutto quello che è finora successo e sulla propria identità.

Forziamo noi un lieve richiamo al letto a tre piazze di Steno, esclusivamente per la quantità di persone che frequentano la stesso talamo (che in questo caso sono diventate cinque) e che contribuiscono in parti uguali (come qualità interpretativa) a rendere la commedia gradevole, leggera ed agile, sempre ben sorretta dal lavoro corale del cast artistico. Battute divertenti e caratterizzazioni efficaci dei personaggi forniscono allo spettatore esattamente quello che si potrebbe richiedere ad un testo quando si entra in teatro per sorridere e passare un'ora e mezza di puro piacere. Danilo De Santis si affida giustamente alle sue persone e come un generoso frontman lascia che siano anche gli altri ad essere protagonisti dell'assolo che, in questo caso, diventa armonico e sinfonico. E i Police? La band britannica fa da ideale colonna sonora alle risate del pubblico, e non è sicuramente poco.

TSA Teatro Stabile d’Abruzzo
presenta
UNO DI TROPPO
Il tesoro di mamma
di Danilo De Santis
con Danilo De Santis, Roberta Mastromichele, Francesca Milani, Piero Scornavacchi, Chiara Canitano
scenografia Andrea Simonetti
fonica Danilo Sabelli
aiuto regia Luca Intoppa
regia Danilo De Santis
durata circa 90 minuti, escluso intervallo

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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