Buonasera a tutti (recensione)

Peppe Barra racconta oltre 60 anni di teatro e di vita con “Buonasera a tutti”

Peppe Barra
m&s - Peppe Barra

C’è abbastanza Pulcinella nell’assolo di Peppe Barra, 82 anni certi e suonati, proposto al Teatro Unione di Viterbo con disarmante semplicità. Un’ora abbondante di ricordi: arie popolari della vecchia Napoli, sceneggiate di canzoni, favole, poesie e filastrocche, in costante complicità col pubblico che ha mostrato di gradire pensieri e approcci così insoliti negli ascolti di oggi.  

Con Pulcinella Barra condivide i fondamentali della commedia dell’arte: è furbo, ironico, sfrontato, mai arrogante, pronto a punzecchiare chi se lo merita. Della maschera napoletana - che a mo’ di fantoccio se ne sta appesa in un angolo della scena con arredamento minimale (un pianoforte affidato alla sapienza musicale di Luca Urciuolo, una sedia di mille colori e un pulpito barocco) - ha in più il gusto di raccontare la sua storia, ora in italiano ora in napoletano, condita da sguardi affettuosi agli anni giovanili trascorsi in famiglia.

Se i ricordi non sono tutti in presa diretta, c’è l’ausilio del sentito dire da familiari e conoscenti, come la sua nascita casuale a Roma (appena liberata) il 24 luglio 1944, in un istituto presso Fontana di Trevi con la madre poco prima in scena al teatro Valle. Rimpianti e nostalgie nel rivedere con occhi ormai sereni i soggiorni estivi a Procida a casa dei nonni, pervasi da profumi di cucina e bracieri, di mare e di vento, segnati dalle stagioni, dalle feste della Madonna del Carmine e dalle cantilene di mamma Concetta (grande attrice anni Quaranta-Sessanta cui Procida ha dedicato addirittura una via). Ma anche sostenuti in tempi successivi dalle “capere” di Chiaia (una sorta di gustosi pettegolezzi) o dai fragori di Fuorigrotta durante le celebrazioni di settembre.

E ricorda di persona, seppur giovanissimo, appena sette anni, gli stimoli “teatrali” ricevuti da sua zia Liù maestra di recitazione. Ma sarà Roberto De Simone a consacrare il suo talento quando lo accolse tra i protagonisti della Gatta Cenerentola e nella Nuova Compagnia di Canto Popolare che alla fine degli anni Sessanta ricevette consensi impensati ovunque. Anche la partecipazione al Festival dei due Mondi di Spoleto nei primi anni Settanta.  Quelle arie popolari parlano d’amore, dello scorrere delle stagioni, di feste e dolori di un popolo fortunato di vivere a Napoli. 

Non solo attore e narratore di storie e di favole, ma anche musicista, cantante, cabarettista con una voce ancora robusta e ben intonata dalle mille coloriture. Eppoi una gestualità da non credere. Lo dimostra sceneggiando alcune canzoni d’antan e di successo in cui accentua quei retropensieri, mai palesati nei tempi andati. Ecco allora che in “Papaveri e papere” (1952) Barra pigia il tasto sull’ultima strofa che dice “lasciando paperina impaperata”. Più eloquente quel “me la dai“ che segna il refrain della canzone “La pansè” (1953). Delizioso il colloquio a due voci tra madre e bambina nella celebre “Balocchi e profumi” (1929). Si avventura anche in battute da avanspettacolo, proposte però con un garbo tale che le farebbero accettare anche dalle Orsoline. Sentite questa. “Cosa fa un albero di mele? La mela. E cosa fa un albero di fico? Fa eccezione”.

Peppe Barra fa valere le sue risorse di artista di razza interpretando anche con gustosi intercalari napoletani i vari personaggi della favola seicentesca di Gianbattista Basile “La vecchia scorticata” (da “Lo cunto de li cunti”). Se non tutto è comprensibile per alcune cadenze da rione Sanità, c’è la sua mimica infallibile a parlare e chiarire. Si vanta e con ragione del master universitario honoris causa conferitogli nel 2014 dall’Università Federico II di Napoli in Letteratura, scrittura e critica teatrale.

Chi si aspettava un finale trionfante è stato spiazzato dal modo inatteso con cui si è accomiatato dal pubblico. Ma tutto era studiato, poiché dopo un attimo di generale delusione ha regalato al pubblico, nacchere alla mano, una travolgente interpretazione della “Tammurriata nera” che è stata apprezzata soprattutto per le parole con cui Barra l’ha presentata. Lo scenario è quello della seconda guerra mondiale, quando alcuni soldati di colore dell’esercito alleato si abbandonarono a furti e violenze.”Questo ritmo ripetitivo - ha detto - impostato sul tamburo, lo strumento di tutti i popoli del mondo, è un grido di dolore dedicato alle donne che ancora oggi subiscono abusi e violenze. Con questa Tammurriata vogliamo esorcizzare la guerra e l’unica spada possibile è quella della cultura”. A questo punto il sipario cala tra un fragore di applausi in un teatro sold out. 

BUONASERA A TUTTI
di e con Peppe Barra
al pianoforte Luca Urciuolo
regia Francesco Esposito
produzione Tema, Ventidieci Ag Spettacoli

Giornalista
Direttore per oltre trent’anni dell’Ept/Apt. Ha curato l’organizzazione di numerose edizioni del Festival Barocco di Viterbo e di altre iniziative di ogni genere. Console di Viterbo del Touring Club.
Change privacy settings