Mumble Mumble (recensione)

"Mumble Mumble" o "Confessioni di un orfano d'arte", o "Narrazione impudica di due funerali... e mezzo"

Oppure, aggiungiamo, racconto delle tante sfaccettature di scena di Emanuele Salce e dei suoi due celebri genitori.

La scena è volutamente e assolutamente minimalista, perché il dolore, anche quando viene solo raccontato e teatralizzato, non prevede molti orpelli, non ne ha sicuramente bisogno. Emanuele Salce si presenta così al pubblico, corredato da un mantello e in camicia bianca, Paolo Giommarelli con un bastone, necessario a migliorare il suo movimento. Per fare cjhiarezza: Emanuele è figlio di Luciano (di cui porta il nome), e figlio d'altro letto di Vittorio Gassman (la mamma, Diletta d'Andrea, è stata la terza moglie dell'attore). Paradossalmente il giovane Emanuele (è nato nel 1966) ha avuto la "possibilità" (e ce ne dispiace per lui) di essere stato presente ad entrambi i funerali: il primo, nel 1989, del padre Luciano (con cui non viveva più dall'età di 2 anni) e il secondo del padre Vittorio, nel 2000. Paolo Giommarelli alterna l'atteggiamento da psicologo a quello del provocatore, ma anche dell'amico o il consigliere, dipende da cosa al momento sia necessario. 

Partendo da questa apparente digressione dalla "normalità" familiare (ma chi ha stabilito cosa sia normale e cosa no in un rapporto affettivo?), viene sviluppato il racconto scenico che lo stesso interprete ha scritto, assieme a Andrea Pergolari, con la regia di Timothy Jomm. Il testo si muove di conseguenza sul ricordo, a volte divertente, a volte giustamente melanconico, a volte sarcastico (il codice genetico non mente - quasi - mai, anche quando le sue eliche quadruplicano!), sulle esequie di due così importanti protagonisti della vita culturale italiana. Due vite vissute "a modo loro", non discutibili e non solo perché ammantate di una ovvia predominanza artistica, a volte anche troppo ingombrante. Emanuele Salce è attento a non consegnare al pubblico il vero sé, perfettamente in linea - sempre - con il racconto dei tanti particolari e atteggiamenti - che possono anche diventare grotteschi - che ha l'italiano (famoso o meno) davanti alla morte, di un parente o di un conoscente o anche di chi non si conosce, ma che la celebrità ha reso, senza che ci sia stata nessuna richiesta in tal senso, "di famiglia".

Il "borbottio" di derivazione fumettistica che dà il titolo al semi-monologo si sposa perfettamente con la struttura del testo, suddiviso in tre micro-atti, con i primi due perfettamente integrati tra loro. Si riflette (e si gioca) con "la follia dilagante di gente che non sa come comportarsi credendo di comportarsi bene”, prima di affrontare il terzo funerale, quello più provocatorio, ma anche meno incisivo e coinvolgente. Ma non è detto che il protagonista non abbia cercato, prendendosi beffe anche di noi, di ottenere proprio questo effetto. Quindi, prestiamoci al gioco e riconosciamo che il fallimento del seduttore esposto a mortificazione e vergogna ci è piaciuto meno. Lo abbiamo trovato eccessivamente lungo e poco "poetico", ma visto l'argomento - un forte fastidio intestinale - non poteva essere diversamente da così.

Due esequie vere e un terzo funerale, quello della dignità, un modo sicuramente originale per raccontare - o fingere di farlo - la morte di un Artista da parte di un altro Artista, ma in fin dei conti, come scriveva Antonio de Curtis (per noi semplicemente Totò), la morte è una livella e "Sti ppagliacciate 'e ffanno sulo 'e vive: nuje simmo serie... appartenimmo â morte!" Da vivi, quindi, continuiamo a giocare, anche con la morte. Sarà anche un modo per esorcizzarla? Chissà.

MUMBLE MUMBLE
di Emanuele Salce e Andrea Pergolari
con Emanuele Salce
e con Paolo Giommarelli
regia Timothy Jomm

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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