Il matrimonio può attendere (recensione)

E se il successo del decennale dovesse continuare per molto? Forse Diego Ruiz dovrà rivedere i suoi piani

A conti fatti, confermati dallo stesso autore, la commedia ha già inanellato 10 anni di repliche, 10 anni di successi e di applausi, di conseguenza non pensiamo di essere smentiti, affermando che questo "matrimonio" teatrale, come quello che Don Abbondio - per altri motivi - non voleva celebrare, può "attendere" sicuramente che non ci siano più applausi e richieste di repliche prima di essere definitivamente archiviato.

La donna viene da Venere e l'uomo da Marte? Probabilmente sì, ma che succede quando vengono travolti da uno tsunami, o meglio, quando la donna della situazione, Fulvia (nella nostra replica, altrimenti Chicca, ossia Francesca Nunzi), arrivando da Venere, sbaglia la curva mentre guida, perché si sta mettendo il rossetto e coinvolge il "marziano" Diego (sempre e solo Ruiz) in un incidente, tra l'altro con la di lui auto che, essendo "maschilista", non si degna di "ubbidire" ai comandi?

Succede che i due pianeti, seppur distanti, trovano un punto d'incontro - ma sarebbe meglio dire forse "scontro" - tra gli arbusti di un sotto-strada dopo aver travolto un vivaio, in una divertente analogia con "Sur un arbre perché", pellicola francese del 1971 diretta da Serge Korber ed interpretata dal geniale Louis De Funès.

E se l'auto non parte più - e come potrebbe, è distrutta! - e la tecnologia gioca brutti scherzi, che si fa? Ci si mette a nudo, metaforicamente parlando, tirando fuori i dubbi e le incertezze che attanagliano tanto i "marziani" quanto le "venusiane" e si scopre che i punti di contatto, forse, sono più di uno.

Il matrimonio? Un'unione alla quale si crede ancora, a dispetto di convivenze, delusioni, amori finiti. I figli? Sì, no, forse... perché negli "anta" l'orologio biologico ticchetta parecchio anche quando si fa finta di non sentirlo. Il sesso? Indispensabile, ma deve essere di qualità perché altrimenti il "marziano" risulta solo "fissato!, malato!", almeno a quanto sembra alla venusiana.

Luoghi comuni sviscerati comicamente ed imprevedibili sorprese come quelle che si trovano nella borsa di una donna, spesso fatta come una "matrioska": che cosa c'è dentro? E' l'immancabile curiosità maschile. Diverse bottiglie d'acqua, il cellulare di ultima generazione per videochiamare, una torcia per trovare gli oggetti seppelliti sotto milioni di altre cose... due ore di risate tra il pubblico e fra i due attori, in una commedia scoppiettante e senza pause, grazie anche alla regia di Nicola Pistoia. Scenografia efficace (firmata da Mauro Paradiso) - la parte anteriore di una mini rossa ormai distrutta - e una serie di arbusti aggrovigliati alle ex piante del povero vivaio.

Sornione, "piacione" e tanto contenuto Ruiz, quanto effervescente e "esplosiva" sia fisicamente che gestualmente la Lorenzetti, volutamente "caricaturale" in alcuni comportamenti (anche se, nel caso della videochiamata, "un'aggiustatina" ai capelli ce la diamo effettivamente tutte), con una corretta miscela di ironia e riflessione per questo spettacolo che fermerà per qualche tempo per dare spazio ad altri testi e ad altri personaggi. Così almeno ci ha dichiarato Diego Ruiz dopo lo spettacolo. Uscendo dalla sala, oltre le risate, rimane un forte interrogativo: dobbiamo per forza vivere una situazione al "limite" per avere il coraggio di spogliarci di pregiudizi e convenzioni sociali e parlare apertamente all'altro/a? Ma a questa domanda, difficilmente un teatro vorrà darci risposta.

IL MATRIMONIO PUO' ATTENDERE
di Diego Ruiz
regia Nicola Pistoia
con Diego Ruiz e Fulvia Lorenzetti/Francesca Nunzi
scenografia Mauro Paradiso

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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