Ogni bellissima cosa (recensione)

Il testo di Duncan Macmillan arriva nelle sale teatrali italiane grazie all'adattamento di Monica Nappo (traduttrice e regista)

Carlo De Ruggieri
m&s - Carlo De Ruggieri, protagonista di Ogni bellissima cosa

Un modo inusuale, garbato e leggero, per affrontare un tema complesso e difficile da "maneggiare" come la depressione. In scena un unico attore (Carlo De Ruggieri) e un pubblico, sempre variegato, chiamato a transitare dal ruolo di semplice spettatore a quello di contributore per la riuscita della messa in scena, abbattendo ogni forma di distanza tra palco (che non c'è) e platea (che non c'è come il palco).

Non sappiamo il nome del protagonista, che non verrà mai svelato, ma solo la sua età: è un bambino, ha 7 anni ed ha la mamma caduta in depressione, una patologia che il marito (e padre del piccolo), un uomo taciturno, non sa affrontare, figuriamoci se sa spiegarla ad un bimbo che ha bisogno di avere risposte (che non avrà) ai suoi tanti perché. Il bambino non ricevendo risposte rassicuranti o comunque esaustive dagli adulti (La mamma è in ospedale / Perché? / Perché ha fatto una cosa stupida), riesce ad escogitare un'unica, ingenua, ma efficace soluzione: si rifugia in un suo mondo di fantasie molto reali, tangibili e semplici, costruendo e disseminando una lunga lista di motivi per i quali vale la pena vivere.

La lista permette al bimbo di sopportare meglio la malattia della madre, i suoi continui sbalzi di umore, la sua anaffettività, ma soprattutto i suoi tentativi di suicidio. Allo stesso tempo - nella difficoltà di una situazione di vita che potrebbe per lui diventare tragica - riesce a dargli sempre un motivo per andare avanti, riuscire a sorridere, riuscire ad innamorarsi, riuscire a cercare di ottenere una normalità che dovrebbe comunque spettargli di diritto. Mangiare un buon gelato, guardare la TV fino a tardi anche se il giorno dopo si deve andare a scuola, l'emozione del Luna Park: sono tutti stati d'animo semplici, ma che restituiscono pienamente il senso della vita di un settenne, che non ha chiesto di diventare adulto prima del tempo.

L'anonimo bimbo (non sapremo mai il suo nome, ma non è nemmeno così importante) coinvolge il pubblico nel suo gioco basilare, facendo partecipare chi è presente al racconto teatrale ai vari innesti del percorso di vita. Così facendo il pubblico diventa quella famiglia che il bimbo non ha avuto, lo spettatore si stringe a lui, soffre, sorride, potendo farlo lo terrebbe sulle ginocchia per raccontargli una delle tante favole che gli sono state negate nel corso della sua infanzia. L'interazione con chi assiste è fondamentale e crea un coinvolgimento particolare, intimo e immediato, che non è semplice trovare vedendo uno spettacolo teatrale.

Duncan Macmillan offre una narrazione potente e commovente che cattura l'essenza della lotta umana per la felicità e la sopravvivenza. La malattia mentale è affrontata con profondità e sincerità, rendendola meno potente, nella consapevolezza che ogni esistenza è fatta di alti e bassi, di sfide quotidiane e di lotta per sconfiggere il male oscuro, che è meno potente di quello che potremmo pensare. Non assistiamo mai a moti di disperazione, ma di asciutta accettazione, senza mai scivolare nel melodramma. Non c'è bisogno di scenografia, si fa affidamento alla semplicità per concentrarsi sulle parole e sulle emozioni del piccolo protagonista (indossato con maestria da un credibile attore adulto).

In conclusione, possiamo ipotizzare che la depressione possa essere scacciata e schiacciata, anche solo ascoltando un vinile o continuando, anche da adulti, a mangiare con gusto un gelato, oppure dal confortante e ritmico suono del lungo applauso finale - più di 3 minuti a conclusione della replica cui abbiamo assistito - con cui il pubblico doverosamente ha ringraziato il lavoro corale di autore (e coautore), attore e regista. Probabilmente bisognerà aggiungere "andare a teatro" alla lista. Nella nostra c'è da molti anni, ma siamo sempre felici quando capiamo di aver fatto istintivamente un'ottima scelta. Tornando indietro, comunque, avremmo fatto lo stesso.

Nutrimenti Terrestri
Teatro Due Parma
Piano B
presentano
OGNI BELLISSIMA COSA
di Duncan Macmillan
e Jonny Donahoe
traduzione Monica Nappo
con Carlo De Ruggieri
regia Monica Nappo
durata un atto unico di 1 ora circa

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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