Una coppia adulta, lui è un agente di commercio mammone, lei è un'aspirante avvocato, vivono assieme a Roma da circa due anni, non sono ancora sposati. Nei sogni di lei c'è una casa più grande, in quelli di lui una macchina nuova, ma ovviamente davanti ai sogni si frappone la mancanza di soldi. Per fortuna loro, arriva un "miracolo", rappresentato dai 20.000 euro di "Finché vita non ci separi", bonus istituito dalla Chiesa Cattolica e riservato alle coppie che scelgono di sposarsi in chiesa. Non saranno sufficienti a cambiare la vita, ma sicuramente - visto che letteralmente cadono dal cielo - aiutano a stare meglio. Non rimane che trovare un sacerdote che abbia una chiesa con l'agenda delle cerimonie abbastanza scarica.
La rinnovata spinta di fede deve essere piuttosto contagiosa, visto che alla nostra coppia di "promessi sposi" non rimane che, dopo tanta ricerca, accontentarsi di una fatiscente chiesa di periferia, dove convolare a giuste nozze, prima di ricevere il corposo bonifico. Il piano orchestrato da Giovanna Roberta Enrica Teresa Antonia, aka Greta (Valeria Monetti) e da Riccardo (Maurizio Paniconi) è tanto semplice quanto efficace: simuleranno una coscienza cattolica quel tanto che basta per ingannare Don Nino (Alessandro Tirocchi), il parroco, dovranno resistere solamente per i tre giorni del "processetto", ossia il breve periodo che Don Nino li terrà con sé, notte e giorno, per verificare le loro reali intenzioni e promesse di vita futura, che dovranno essere rigorosamente in linea con i dettami imposti da Santa Romana Chiesa.
Don Nino, però, non è esattamente il parroco che ci si aspetta, nemmeno se il proprio punto di riferimento è il Don Camillo di Guareschi. Per prima cosa è tatuato e non veste l'abito talare, ma una maglietta dei Metallica, ma questo è veramente il minimo; le sue citazioni non provengono dal'Antico o Nuovo Testamento, ma dalle grandi icone del rock, come Bob Dylan o gli Iron Maiden; fa strane telefonate a strani individui come "Ranocchia" e "Pantera"; nella canonica nasconde bustine di una non identificata polvere bianca. Addirittura - come prova supplementare - li costringe a fare lavori di muratura nella chiesa. Ma soprattutto fa tante domande, interrogandoli non sulla loro fede in Dio (palesemente "costruita"), ma sul loro rapporto di coppia più personale e intimo. Per quanto i due cerchino di svicolare, Don Nino è abile nel riportarli sul tema centrale e fondamentale, nel farli riflettere con attenzione sul passo che stanno per compiere, nel suscitare dubbi di "manzoniana" memoria. Allo stesso tempo sono anche i particolari comportamenti del sacerdote di periferia a essere messi sotto indagine da parte, principalmente, dell'avvocatessa Greta, ligia e scrupolosa osservante delle leggi, che trascina con sé nelle sue investigazioni notturne l'agente Riccardo, poco importa se lo sia di commercio e non di polizia.
Si sposeranno? Si ritroveranno in una totale fiducia l'uno nell'altra? Troveranno una soluzione che chiarisca gli strani traffici del parroco? Per rispondere a questi e ad altri interrogativi non rimane altro da fare che andare in teatro, dove questa divertente (ma non solo questo) commedia sarà in scena. Lo spettatore si troverà di fronte a tre bravi interpreti, con un bel ritmo dovuto all'affiatamento di anni e anni di palco assieme, molte risate ma anche quel quid in più che ognuno di noi è libero di riadattarsi addosso, se crede. La commedia convince tutti, cattolici e non, e l'applauso finale è veramente sincero: viva gli sposi (forse)!
QUASI QUASI CI RIPENSO
da un’idea di Gianni Quinto
scritto da Gianni Quinto, Alessandro Tirocchi e Maurizio Paniconi
regia di Andrea Palotto
con Valeria Monetti, Alessandro Tirocchi e Maurizio Paniconi
scene e costumi TPM Lab.
durata due atti di circa 90 minuti, incluso intervallo








