Buio. Un fascio di luce gradualmente si intensifica al centro della scena e una ragazza, dai lunghi capelli castani e mossi, appare su una delle tre sedie poste intorno a un tavolo tondo, con in mano un mazzo di carte da gioco. È così che “Le figlie del re” accoglie gli spettatori per trascinarli in un mondo shakespeariano rivisitato e trasposto ai giorni nostri.
La storia gira intorno a tre sorelle, figlie di un grande imprenditore – nell’originale si tratta di Re Lear –, con temperamenti completamente diversi tra loro. La più grande, Goneril, è la più ossequiosa, molto rigida e con un altissimo livello di stress. Il suo essere tutta d’un pezzo si nota immediatamente all’ingresso in scena: capelli raccolti in uno stretto chignon sulla nuca, occhiali da vista, figura longilinea dalla schiena eccessivamente eretta e un abito elegante secondo i gusti del padre.
La seconda, Regan, è una ribelle che detesta il padre apertamente, ne è terrorizzata e il suo stesso corpo reagisce male agli incontri con lui. Regan si presenta in scena con pantaloni neri in pelle, blusa smanicata nera semi-trasparente e trucco pesante, in netto contrasto con la sorella maggiore. È aggressiva, arrabbiata e con tendenze omosessuali, come “gentilmente” sottolineato più volte da Goneril con frasi del tipo: «Sei vestita come una lesbica di Londra negli anni Ottanta».
Poi c’è Cordelia, mite, dolce, sensibile, accondiscende. È lei che accoglie il pubblico in scena, con un vestito semplice di una splendida tonalità di verde, e per tutto lo spettacolo fa un po’ da spartiacque tra le sorelle maggiori.
È l’unica, tra le tre, a non avere tic nervosi – Goneril ha un evidente tic agli occhi e Regan si irrigidisce al punto di paralizzarsi – e a mitigare quelli delle sorelle. È anche l’unica a nutrire sentimenti sinceri nei confronti del padre, e proprio per non usare questo amore a suo vantaggio, a differenza delle altre due, viene esiliata e diseredata. Nonostante ciò, continua a mostrare comprensione e compassione, caratteristiche la portano a essere rimpianta dal padre morente.
Esattamente come nella tragedia originale di Shakespeare, le sorelle maggiori riveleranno il proprio volto e i propri obiettivi riguardo l’eredità, in una scena molto caratteristica in cui scelgono una casa di riposo per il “vecchio”, ovviamente con uno smartphone in mano e un pacchetto di patatine, come si fa nel 21° secolo con la scelta degli arredi di casa.
Uno spettacolo di un’ora dai ritmi veloci e coinvolgenti, retto interamente dalle tre attrici che, ognuna con la propria peculiarità, hanno mostrato ottime doti attoriali, soprattutto riuscendo a non tralasciare le importanti sfumature di personaggi così complessi. Espressive, ironiche e, al contempo, ricche di pathos, come alcune scene che hanno fatto battere il cuore e venire i brividi.
Seppure non fisicamente sul palco, alcuni personaggi erano parte integrante dello spettacolo. Il padre, per esempio, riusciva a essere una presenza ingombrante e ansiogena semplicemente attraverso gli sguardi, le movenze e le parole delle donne in scena. Grazie poi all’escamotage della voce fuori campo, è stato possibile vedere le figlie interagire con la madre.
La pièce ha alternato momenti di puro dramma a scene divertenti e impregnate di ironia e le tre attrici hanno mostrato una carica emotiva e una presenza scenica così ampia da riempire il palco e la platea, arrivando, in alcuni casi, con la potenza di uno schiaffo in pieno volto.
Ars 29 e Humanitas Mundi Teatro
presentano
LE FIGLIE DEL RE
dall’antica leggenda di Lear e Cordelia
di Flavia Gallo
regia Flavia Gallo e Chiara Cavalieri
con Giovanna Cappuccio, Chiara Cavalieri e Giorgia Serrao
assistente alla regia Massimiliano Auci
costumi Marisa Vecchiarelli
scenografia Giorgio Trippa
disegno luci Matteo Fasanella
durata un'ora senza intervallo









