“Aiutati con l'ABC... Adamo, Beniamino, Caleb, Daniele, Efraim, Fili, Gedeone. [...] Fu un'idea di mamma. E invece fu papà a volerli in ordine alfabetico. La sua intenzione era di usare tutte le lettere fino a Zaccaria, ma quando vide Gedeone, qui, si buttò giù da un albero.” (Adamo Pontepee – cit. dal film del 1954)
Chiunque come la scrivente abbia visto, anzi, consumato letteralmente il film del 1954 – prima in televisione, poi in videocassetta ed infine in dvd – la visione di una qualsiasi forma teatrale italiana del musical “Sette spose per sette fratelli” potrebbe essere deleteria per le troppe aspettative. E, come spesso accade, forse con la volontà di avere ragione o forse con quella di essere smentiti, puntualmente se c’è l’occasione si va ad assistere alla messa in scena proposta. E’ successo con quella della Compagnia della Rancia (con Raffaele Paganini nei panni di Adamo e il compianto Manuel Frattini in quello di Gedeone) e con quello di Massimo Romeo Piparo (con Flavio Montrucchio nei panni di Adamo e Roberta Lanfranchi in quelli di Milly). Non ci vogliamo soffermare né sulle qualità né sui difetti di nessuna delle versioni o fare paragoni, semplicemente avere coscienza che prima del debutto dello spettacolo con la regia di Luciano Cannito, i precedenti ci sono stati eccome e sempre con un confronto molto difficile: il film ha avuto 5 nomination in totale e un Premio Oscar per la migliore colonna sonora, più un Golden Globe.
Innanzi tutto la trama: Adamo Pontepee è il maggiore di sette fratelli e vive con loro in maniera grezza e disordinata, con una vaga inclinazione alle zuffe, in una baita tra le montagne dell’Oregon. Deciso a dare una “sistemata” alla casa si convince che la cosa migliore sia “prendere moglie” (assumere qualcuno forse non gli era venuto in mente o era spaventato dai costi) e sceso in paese per provviste sceglie Milly. “Sceglie” e conquista questa donna di carattere, caparbia, determinata, che non si spaventa davanti a nulla e “sorvolando” sulla numerosa famiglia e i lavori che l’aspettano riesce a farla innamorare di sé. Quando Milly si trova davanti la casa, i sei cognati e la mole di cose da fare non si perde d’animo e complice la fiducia nell’amore riesce a dare una svolta alla rudezza della famiglia acquisita. Non sveliamo il finale (anche se ormai non temiamo lo spoiler) per non rovinare la piacevolezza della visione che, davanti allo schermo o in teatro rimane intatta.
La versione teatrale non ha deluso le nostre aspettative. Certo, per i “puristi” alcune varianti non sono apprezzatissime (la figlia di Milly e Adamo doveva chiamarsi Iaele - scelta tra Iaele, Idida o Iesope - e non Anna, anche se sottolinea la volontà di avere altri figli e Friz al posto di Filidoro ci ha lasciati perplessi), ma sappiamo che, fin dall’inizio, Luciano Cannito ha dichiarato di voler dare una chiave ironica a tutto lo spettacolo.
Ottimo il cast. Diana Del Bufalo è una perfetta Milly: ballo e canto sembrano far parte del suo dna e crediamo che il talent show dal quale è uscita sia stato per lei solo il trampolino di lancio per farsi conoscere. La complicità con Marco Baz Bazzoni è ormai più che rodata, forse anche per le numerose repliche dal debutto ormai quasi un anno fa. Apprezzabile anche il fatto di non aver voluto fare il verso al film con parrucche o tinture bionde che avrebbero reso l'artista una caricatura di qualcos'altro o di qualcun'altra. Non rinnega sul palco la sua attitudine a non prendersi sul serio che manifesta anche sui social mettendo parte il pubblico al suo quotidiano (volutamente o meno studiato poco importa).
Baz è, come la Del Bufalo, all'altezza del ruolo. Inizialmente spiazza per l'atteggiamento un po' "caricato", ma con lo scorrere della trama si comprende che fa tutto parte del gioco ironico messo in piedi da Cannito con l'intento inoltre di non snaturare gli esordi dell'artista. Il "Ratto delle Sabine" che diventa "Sabrine", "Sibilline" e "Sardine" etc e qualche battuta che richiama tempi comici piuttosto che musicali aumentano la partecipazione nei suoi confronti da parte dello spettatore che più di una volta si trova a ridere, preso alla sprovvista dal momento.
Corpo di ballo degno di nota. Tra "spose", "sposi" e "pretendenti" si capisce come l'intero spettacolo sia un lavoro corale nel quale l'ensemble gioca un ruolo fondamentale. La festa in paese è la parte che forse vince e convince maggiormente come il finale trasformato in un ulteriore ballo di gruppo con qualche plauso in più per Gedeone (Leonardo Scafati) che rivela doti attoriali veramente notevoli.
Tutto l'impianto scenico è degno di nota con soluzioni tecniche di elementi a scomparsa e teli che si sostituiscono degnamente alle tante possibilità cinematografiche. A voler trovare dei difetti, l'orchestra dal vivo presente solo in parte della tournée (direzione musicale di Beppe Vessicchio) - nella nostra data non c'era - e l'utilizzo di qualche video proiezione in meno (funzionali all'identificazione dello scorrere dei mesi o i luoghi) non avrebbe infastidito: tutti sanno che i tempi teatrali non sono quelli cinematografici e sarebbe bastata una battuta in più per "spiegare" il cambio scena. D'altronde il teatro è immaginazione, perché non dare l'opportunità allo spettatore di usarla?
Nel complesso siamo più che soddisfatti. Di vedere gente a teatro, tra i quali molti giovani che speriamo poi guarderanno il film e di aver passato due ore e mezza (compreso intervallo) di puro relax e divertimento, con la voglia di arrivare a casa e cercare il dvd. Per confronto? No, per altre due ore altrettanto liete.
FDF Entertainment,
Roma City Musical,
ArtVillage
presentano
DIANA DEL BUFALO & BAZ
in
7 SPOSE PER 7 FRATELLI
libretto Lawrence Kasha & David Landay
con Diana Del Bufalo & Baz
e con 22 interpreti, tra danzatori, cantanti e attori
liriche Johnny Mercer
musica Gene De Paul
canzoni aggiunte Al Kasha & Joel Hirschhorn
traduzione Michele Renzullo
scene Italo Grassi
costumi Silvia Aymonino
direzione musicale Peppe Vessicchio
regia e coreografia Luciano Cannito








