Un testo difficile, sia da scrivere (anche se l’autrice è laureata in psicologia e si è avvalsa del supporto scientifico di altri specialisti) che da mettere in scena, con un ottimo lavoro sinergico tra cast creativo e artistico. Un testo comunque necessario perché anche chi finora ha sempre girato la testa verso la televisione, perennemente accesa durante i pasti, convincendosi che i veri problemi siano altrove, possa prendere consapevolezza che metterli al mondo e comprare loro lo smartphone all’ultimo grido, perché vanno bene a scuola, non significa essere “genitori”.
Ci troviamo probabilmente nella casa di Alice (Chiara Arrigoni, già applaudita in Audizione), nella sua camera da letto. La padrona di casa è impegnata nella recitazione di una litania, una sorte di preghiera in lode di "Ana, unica vera amica della mia vita". Mentre la ragazza "prega", la sua adepta, Mia (Ottavia Orticello, già applaudita in Girls Like That), nervosamente controlla la finestra. Sono in attesa di Cloe (Elisa Armellino), conosciuta da poco e accolta nella loro chat privatissima pro-ana (è una delle tante esistenti in rete dove sono molte a cercare conforto, protezione e indicazioni per ottenere la magrezza desiderata). La terza ragazza, a differenza delle altre due, soffre della sindrome sorella: si dichiara bulimica ed è alla ricerca di un aiuto, anche drastico, per smettere di mangiare “come un maiale”. L’ingresso di Cloe nella micro-comunità ha comunque più le sembianze del rito di iniziazione di una setta o di una gang malavitosa, con prove difficili cui sottoporsi per riuscire ad accostarsi all’unica luce, il simbolo di perfezione e modello da seguire. Poco, anzi nulla, importa se il sottomettersi ad Ana comporta il sostenere un regime alimentare "non compatibile con la vita".
Alice è la sacerdotessa del culto, la più determinata e orgogliosa dei risultati che ha raggiunto, è colei che osserva con soddisfazione e compiacimento la propria (eccessiva) magrezza, il suo sentirsi “pura”, mentre guarda con ammirazione la foto di Isabelle Caro (la “celebre” modella anoressica scomparsa nel 2010 ad appena 28 anni) posizionata sullo specchio. Mia è invece la fedelissima seguace, instradata sulla giusta via, colei che accetta ogni forma di suggerimento (o ordine) da parte di Alice; è orgogliosa di riuscire a perdere 3 kg in una sola settimana, ma non è ancora soddisfatta del proprio peso, perché ai suoi occhi ne ha ancora molto da eliminare, per raggiungere la perfezione ostentata da Alice, per essere desiderata dagli uomini e invidiata dalle donne. Cloe è ovviamente la meno convinta, forse la più “ragazzina” (non che le altre siano adulte), è quella che per passare due giorni fuori da casa ha dovuto mentire ai genitori, dicendo loro che li avrebbe passati con la sua amica Sofia che, come tutte le adolescenti, le tiene gioco. Cloe è quella che più di tutte si entusiasma delle nuove amicizie, che ringrazia continuamente, che si adegua immediatamente alle altre (emblematico quando sfila la magliettina dai pantaloncini del pigiama) ma che è anche incapace di resistere alle tentazioni compulsive del cibo, quindi assolutamente inadatta a trovare la via per arrivare alla tanto sospirata Ana. E questo non può che comportare per lei che tanto “dolore”.
Comprensibilmente il fine settimane di digiuno, fatto di lunghe camminate e ginnastica fino al punto di perdere il doppio delle calorie assunte, e il percorso di condizionamento (credi al bugiardino dei lassativi o alle tue amiche?) non possono che sfociare in un dramma, in una contrapposizione violenta tra persone che vivono già un proprio disagio personale, circondato dalla totale indifferenza o miopia degli adulti che dovrebbero (pre)occuparsi di loro.
Le tre ragazzine sono completamente abbandonate di fronte ad una vita difficile, poco comprensibile per chi ha troppa fretta ed è sempre troppo impegnato per avere il giusto tempo di fermarsi, guardare e ascoltare. E questi ne sono i drammatici risultati, che non sono solo (eccellente) drammaturgia teatrale, ma purtroppo realtà diffusa: basterebbe una connessione ad Internet e gli occhi appena più aperti per accorgersene.
Se proviamo a scindere i due aspetti (la denuncia socio-sanitaria e lo spettacolo teatrale), non possiamo che notare la grande qualità generale espressa dal lavoro di Teresa Pasquini (autrice e regista), sottolineando il pesante compito delle tre protagoniste, capaci di dare voce attoriale ad un testo dove nulla è stato lasciato al caso. E i risultati si vedono tutti.
La vicenda narrata, che prende spunti da tante storie vere, è toccante, coinvolgente e in grado di costringere lo spettatore ad entrare in contatto con delle vite giovanissime che hanno scelto di non vivere. Tanto duro, quanto necessario.
Magari potrebbe essere l'occasione anche per rivedere determinati concetti, universalmente accettati, di "bellezza" e "salute", a partire dalla classica frase "Sei dimagrita tanto, ma quanto stai bene". Quelle stesse formae mentis che finora hanno condizionato l'immaginario collettivo, a partire dalla diffusione delle taglie "super skinny" e delle "32" in molti, se non tutti, i marchi di abbigliamento, con la volontà delle giovanissime di riuscire ad indossarle, ad ogni costo.
Abbiamo la speranza che “Le mie amiche Ana e Mia” possa tornare in scena e invitiamo particolarmente genitori e adulti a vederlo, con un modestissimo (e forse inopportuno) nostro suggerimento rivolto a chi ha figli adolescenti in casa: portateci i vostri ragazzi, a prescindere dal rapporto che hanno con la tavola, tenendo loro la mano durante la pièce e facendo sentire l’affetto, l’amore che provate per chi avete messo al mondo (che non hanno chiesto) e verso cui avete enormi responsabilità, sempre. Non avete bisogno di molto perché si accorgano che volete loro bene e non è mai troppo tardi per far sentire il grande calore di una semplice carezza, specialmente se è inaspettata. E se per quella sera, rifiuterà un semplice gelato, non vi spazientite e considerate che almeno il primo passo voi lo avete fatto. E state certi che è stato notato.
LE MIE AMICHE ANA E MIA
di Teresa Pasquini
con Elisa Armellino, Chiara Arrigoni, Ottavia Orticello
drammaturgia musicale Fabio D’Onofrio
scenografia Mirko Ceccherini e Roberto Guidotti
regia Teresa Pasquini
aiuto regia Alessandro Anglani
durata un atto unico da 55 minuti







