La danza (di Mvula Sungani Company) e il rock (dei Marlene Kuntz) si sono incontrati e da questo connubio tra arti è scaturito Il vestito di Marlene, spettacolo che abbiamo recentemente applaudito e che non esitiamo a consigliare ai nostri lettori. Lo spettacolo è ancora in tournée.
Chi come noi lo ha già visto, ha avuto la fortuna di assistere a un vera e propria "gesamtkunstwerk", letteralmente opera d'arte totale, espressione artistica che ebbe la sua vera e propria teorizzazione con Richard Wagner. Forse, a voler proprio cercare il cosiddetto "pelo nell'uovo" in questa perfetta simbiosi multidisciplinare manca la raffigurazione pittorica, ma visto il cambiamento dei tempi, crediamo che i giochi di luce e le proiezioni possano aver sostituito degnamente questa parte figurativa nello spettacolo della graffiante band piemontese Marlene Kuntz, accompagnata nell'occasione dai solisti della Mvula Sungani Company.
Difficile poter descrivere pienamente a chi non abbia assistito alla performance che cosa "succede" sul palco dopo che Cristiano Godano, frontman del gruppo, appoggiata una veste sul corpo di Marlene - la prima ballerina Emanuela Bianchini - si ritira sul fondo del palcoscenico. Avviene una strana alchimia, una difficile e ardita simbiosi tra il rock molto particolare dei musicisti e i sinuosi e felini movimenti dei "solisti" della compagnia di danza, tanto che, improvvisamente, non si capisce più se "guardare la musica o ascoltare i corpi". Un gioco di parole - non un errore - che speriamo possa quanto più possibile raccontare l'estrema unione delle arti o delle parti, creata sul palco da musica, parole e danza.
L'abito cantato da Godano, accompagnato da Riccardo Tesio e Luca Bergia, veste a pennello Marlene che non è solo Emanuela Bianchini, ma anche Emilio Cornejo (con il quale danza un sensualissimo tango), Florinda Uliano, Giulia Isacchini, Imma Noemi Satta, Francesca Zuccherini, Raffaele Niki Rizzo e Damiano Grifoni nella vera essenza del concetto di "corpo di ballo": un unico corpo formato dai diversi danzatori che riempiono lo spazio diventando, a seconda dei brani, una donna sensualissima, un'"ape regina", una musa ispiratrice, un essere evanescente che illumina la notte.
Tre cornici mobili velano i musicisti "imprigionando" i loro corpi che effettivamente non hanno senso di esistere; l'estensione corporea della voce di Godano, della chitarra (o del basso) di Tesio e della batteria di Bergia sono i ballerini con i muscoli vibranti e tesi dallo sforzo. L'unico momento nel quale la band si "mostra" senza veli - che hanno ormai completamente vestito Marlene - è nell'ultima canzone, "La libertà" di Giorgio Gaber: "La libertà non è uno spazio libero. Libertà è partecipazione”. E quanta libertà c'è stata nella performance, se ne può appropriare pienamente solo chi ha indossato "Il Vestito di Marlene".
IL VESTITO DI MARLENE
La danza incontra il rock
con Marlene Kuntz Live e Mvula Sungani Company
coreografie Mvula Sungani
musiche e testi Marlene Kuntz
soggetto Tom Cardinali
drammaturgia Mvula Sungani / Paolo Cardinali
danza Emanuela Bianchini
solisti Emilio Cornejo, Florinda Uliano, Giulia Isacchini, Imma Noemi Satta, Francesca Zuccherini, Raffaele Niki Rizzo, Damiano Grifoni
durata un atto unico da 80 minuti
MARLENE KUNTZ
Cristiano Godano – voce e chitarra
Riccardo Tesio – chitarra
Luca Bergia – Batteria








