La Milonga del Fùtbol (recensione)

Federico Buffa guida il pubblico in un viaggio tra musica, memoria e miti d’Argentina

Federico Buffa
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La sala si riempie con largo anticipo, segno di un’attesa condivisa: maglie del Napoli disseminate tra il pubblico, intere squadre di calcio presenti, un’energia calorosa che dà alla serata un tono quasi cerimoniale. La cornice diventa parte integrante dell’esperienza, restituendo un clima collettivo che accompagna l’intero spettacolo. A introdurre l’evento è un allenatore argentino, chiamato a rompere il ghiaccio nel giorno che segna i cinque anni dalla scomparsa di Diego Armando Maradona: un dettaglio semplice, ma emotivamente potente.

La scena è costruita con pochi elementi essenziali. Il pianoforte a coda, collocato lateralmente, definisce una presenza musicale costante e discreta; due valigie d’altri tempi e uno sgabello completano lo spazio, mentre un grande schermo bianco sul fondale diventa l’anima visiva dello spettacolo. Le immagini proiettate - piazze, volti, scorci di memoria argentina - non illustrano il racconto, lo evocano. È come se l’Argentina affiorasse e si ritraesse seguendo il ritmo interiore della narrazione. Le luci accompagnano questo movimento, trasformando il fondale in una superficie emotiva che respira con la storia.
La regia di Pierluigi Iorio sostiene questa essenzialità, mentre le musiche originali di Alessandro Nidi, eseguite dal vivo dallo stesso Nidi, si intrecciano naturalmente con la narrazione.

Lo spettacolo attraversa un secolo di storia argentina partendo dall’emigrazione italiana del Novecento, evocata dall’immagine iniziale del porto di Genova. Tra rimandi temporali e incontri simbolici emergono figure popolari, richiami al sacro e al profano, campioni senza età e frammenti di memoria collettiva, componendo il ritratto di un Paese da sempre crocevia di culture.
In questo percorso, Buffa - tra i più riconosciuti storyteller sportivi italiani, vedi Le Olimpiadi del 1936 (recensione) - guida il pubblico alla scoperta di tre leggende che hanno segnato l’immaginario argentino e italiano: Renato Cesarini, Omar Sivori e Diego Armando Maradona. Un viaggio che parla di sport, certo, ma anche di passione, romanticismo e identità condivise.

La Milonga del Fútbol intreccia musica, narrazione e memoria attraversando un secolo di storia argentina: dalle radici dell’immigrazione italiana ai miti popolari, dalla sacralità delle tradizioni al profano dei campi da gioco. Il tango non è un accompagnamento, ma il battito interno dello spettacolo: una pulsazione che orienta atmosfere e tempi.

Federico Buffa, giornalista e telecronista, affronta l’ottantesima replica - la conclusiva - con una presenza scenica che nasce proprio dalla sua identità di narratore. Pur non essendo un attore, riesce a sostenere l’intera durata dello spettacolo mantenendo viva l’attenzione del pubblico, grazie alla capacità di trasformare la parola in immagine e di modulare la voce con un ritmo preciso e naturale. La sua forza non risiede nella tecnica teatrale, ma nell’arte del racconto: gesti essenziali, una postura controllata, una voce che diventa paesaggio e guida emotiva della serata.

La musica dal vivo amplifica questo equilibrio. Mascia Foschi, voce intensa e vellutata, interviene con eleganza e misura; Alessandro Nidi, pianista e presenza scenica a tutti gli effetti, dialoga con Buffa seguendone tempi e respiri. La triangolazione tra narratore, cantante e musicista è uno dei nuclei più vivi dello spettacolo: un intreccio in cui nessuno sovrasta l’altro e tutto si compone in una partitura condivisa. Entrambi i musicisti entrano ed escono dal monologo con spontaneità, creando un gioco di intese che sostiene l’intera narrazione.

Sul fondale scorrono immagini che legano passato e presente: le piazze argentine, i volti dei campioni, l’icona di Maradona in uno dei suoi movimenti sospesi. Non si tratta di nostalgia, ma di un dialogo visivo che si intreccia con la parola, aprendo squarci emotivi in cui memoria individuale e collettiva si incontrano. Le luci accompagnano questo flusso trasformando lo schermo in un luogo in cui il tempo sembra dilatarsi.

La regia privilegia la semplicità come principio guida. Nessuna sovrastruttura, nessun artificio che distolga dall’essenziale: tutto è calibrato per sostenere la dimensione narrativa. Gli oggetti entrano in scena solo quando necessario, le transizioni restano asciutte e l’intero impianto si affida alla potenza evocativa della voce, della musica e delle immagini.

La Milonga del Fútbol attraversa un secolo di storia senza cadere nella didascalia, affidando alla parola il compito di evocare e alla musica quello di aprire varchi emotivi. È un viaggio che unisce mito e quotidianità, radici e presente, sport e letteratura. Nella voce di Buffa, la vita si trasforma in racconto: non un resoconto, ma un quadro narrativo che prende forma a occhi aperti.

Uno spettacolo che parla di calcio senza limitarlo al campo, che osserva un Paese attraverso le sue passioni più profonde e lascia allo spettatore la libertà di costruire immagini proprie. Un racconto che procede con la cadenza di una milonga: essenziale, pulsante, profondamente umano.

La Milonga del Fútbol
di e con Federico Buffa
regia Pierluigi Iorio
con Alessandro Nidi e Mascia Foschi
direzione musicale e musiche originali Alessandro Nidi
light designer Francesco Adinolfi
produzione IMARTS - International Music and Arts
durata 90 minuti (senza intervallo)

teatrante
Attore, regista e formatore (docente di mimo, maschera e movimento). Svolgo attività teatrale in carceri, scuole e comunità, combinando arte e impegno sociale. Il mio tempo e le mie energie sono dedicate alla diffusione e alla pratica del teatro in tutte le sue forme.
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