Le Olimpiadi del 1936 buffiane sono una lectio teatralis-sportiva, arricchita di grande umanità
Non occorre essere sportivi, o televisivi o praticanti, per appassionarsi al teatro di narrazione sportiva di Federico Buffa. Uno show che ha il fascino del racconto di vita reale, della fatica, delle ingiustizie, delle prevaricazioni sociali, ma anche dei grandi gesti - non solo quelli agonistici, che sono sicuramente importanti - di atleti anche quando si trovano lontani dal podio, ma non per questo hanno dimenticato di essere delle persone veramente speciali, letteralmente fuori dal comune.
Federico Buffa è accompagnato sul palco da due musicisti (Alessandro Nidi al pianoforte e Nadio Marenco con la fisarmonica), perfettamente integrati nel contesto dello spettacolo, non solo per quello musicale, e da una cantante (Cecilia Gragnani) che ha saputo riportarci indietro, ai primi decenni del secolo scorso, non sfigurando nel confronto con un'icona musicale (e Star senza discussione) come Marlene Dietrich. Ottimo l'impianto scenico, con il testo scritto dallo stesso interprete, con l'assist di Paolo Frusca, Jvan Sica e Emilio Russo, quest'ultimo anche regista assieme a Caterina Spadaro: una squadra affiatata e "fortissimi" al servizio della grande storia dello sport.
Ci ritroviamo nella Berlino di Hitler, con avvertibili i prodromi di una prossima follia universale, talmente catastrofici da pagarne ancora oggi le conseguenze. E' chiara la grande ambizione, non solo sportiva, di Adolf Hitler e di tutto il suo Terzo Reich, una visione del mondo che di lì a poco avrebbe portato a piangere "circa" 68 milioni di vittime, con una sistematica eliminazione di ogni regola del diritto sociale del tutto incomprensibile, se poi non ci fossero stati - purtroppo - tragici prosecutori. Tre anni prima del conflitto mondiale, invece, le nazioni si trovano a darsi una battaglia non cruenta, ma dalla grande simbologia, presente e futura. Una simbologia resa visiva e affidata a Leni Riefenstahl, la geniale cineasta che, in questa occasione, viene presentata principalmente per le sue grandi capacità professionali e non per il suo rapporto con Adolf Hitler. Contradditoria la sua (mancanza di) etica, una grande regista di sport, ed è questo ciò che viene esaltato nello spettacolo. Un genio con la cinepresa, anche se la sua pellicola è stata messa a disposizione della propaganda nazista. Ma questa forma di giudizio non spetta certamente agli arbitri sportivi.
Il quadro narrativo, dopo un avvio appena eccessivamente "teatrale" che ne rallenta il ritmo, man mano che procede sale e prende vigore. Il protagonista si fa gregario del suo stesso racconto, i gesti atletici e umani in progressione prendono il sopravvento e la nostra mente segue i grandi gesti atletici, fatti però di parole, di personaggi discussi e controversi, ma anche di grandi campioni, protagonisti in senso positivo dal valore assoluto, all'interno dei "giochi" e fuori. Se è nota la vicenda di Jesse Owens, ma molto meno la vita privata e il percorso umano che lo portarono alle Olimpiadi, è sicuramente poco conosciuta la storia di Sohn Kee-chung, atleta coreano costretto a gareggiare sotto la bandiera del Giappone ed è questa, a nostro modestissimo parere, la "partita" più interessante dello spettacolo. "Le storie dello sport sono storie di uomini, scorrono assieme al tempo, ma a volte lo fermano, quasi a chiedere a tutti una riflessione, una sospensione", e questa sospensione avviene in teatro, con la sala completamente rapita dalle parole che dal palco ci conducono nella storia, nel sudore, nelle scelte di uomini che tutto avrebbero fatto per conquistare il punto più alto del podio, costi quel che costi.
LE OLIMPIADI DEL 1936
di Federico Buffa, Emilio Russo, Paolo Frusca, Jvan Sica
con Federico Buffa
accompagnato da Alessandro Nidi (pianoforte) e Nadio Marenco (fisarmonica)
voce Cecilia Gragnani
regia Emilio Russo e Caterina Spadaro
direzione musicale Alessandro Nidi
costumi Pamela Aicardi
luci Mario Loprevite
produzione TieffeTeatro Milano
ufficio stampa Linda Ansalone
durata 2 ore, escluso intervallo









