Un regista teatrale (Andrea Bizzarri), di belle speranze come molti altri suoi giovani colleghi, ma dalle acclarate scarse capacità con le carte da gioco, decide di passare dal bridge al poker, ottenendo però - sul panno verde - gli stessi insuccessi di sempre, anzi peggiorando la sua condizione. La sua lunga serata al tavolo da gioco si è conclusa con la perdita complessiva di 20.000 euro, che vengono reclamati, giustamente, dal vincitore Leone Bussolotti (Guido Goitre), un ometto con delle "particolarità comportamentali", tra le quali anche quella di indossare un revolver automatico con cui "avvisa" (e ovviamente spaventa) il regista.
Una parte del debito viene immediatamente saldata, ma è la rimanente (appena € 19.978) a suscitare maggiore ansia nell'uomo di spettacolo. Non avendo ulteriori possibilità (la rateizzazione proposta avrebbe senso solo se Bussolotti fosse in realtà Matusalemme), c'è solo una soluzione per evitare un epilogo probabilmente tragico, assecondare le aspirazioni artistiche di Leone, mai sopite dalla lontana infanzia, "offrendogli" l'opportunità di debuttare in Buon compleanno, signor Bershstrad (ma vedremo che ben presto verranno aggiunte delle divagazioni titolistiche che nemmeno Lina Wertmuller avrebbe mai avuto il coraggio o l'incoscienza di creare), la nuova commedia scritta e diretta dall'autore/regista.
Scritturato a parte, che ovviamente è felicissimo, non rimane che convincere i (sicuramente) recalcitranti due attori già coinvolti nel progetto artistico: dopotutto mancano tre giorni per la prima recita, c'è tutto il tempo per fare "memoria" (leggi per chi non mastica questa lingua, imparare la parte). E con questo incipit può iniziare il primo atto. Con una introduzione del genere, cosa potrebbe andare storto? Il lettore ci perdonerà per lo spoiler, ma ovviamente tutto, altrimenti di cosa riusciremmo a ridere?
Il cast artistico del "Maestro" è costituito da due soli performer, che devono "smazzarsi" tutti i personaggi del copione: la giovane (e forse, tutto da dimostrare) svampita Susy (Alida Sacoor) e il protagonista - con difficoltà in battuta (nel senso che non le ricorda mai) Enzo (Giuseppe Abramo), sfacciato testimonial di profumi (anche un attore deve tirare a campare e si arrangia da sempre come può). La produzione teatrale dipende totalmente dalla ragazza, perché è stata lei a procurare le 4 date che attendono lo spettacolo e questa sua forza "distributrice" le consente di mettere pesantemente le mani sul copione, non solo "brillantinandolo", ma facendo corpose variazioni al testo e alle scene, tra cui l'inserimento della Febbre dell'Amazzogna e il cambiamento dei costumi, per agevolare la svolta becero-pecoreccia della pièce, che a quanto sembra in una certa forma di rappresentazione teatrale (non questa che si presta a ogni genere di pubblico) funziona.
Regista/Maestro deve quindi barcamenarsi tra cambiamenti, bizzarrie di teatranti e il prossimo ingresso in scena dell'armato Leone, cui si deve anche affidare una parte, ma questa è però l'unica difficoltà facilmente superabile: è tutto il resto che preoccupa maggiormente. L'opera teatrale, almeno in origine, è un classico giallo deduttivo, quindi c'è sempre il bisogno di un investigatore che conduca con acume le indagini, Bussolotti diventa Bassett (nome omen, vista la sua statura). Incredibilmente il resto del cast (gli altri due) sembra apprezzare l'inserimento del terzo attore. Ma il caos successivo è solo che rimandato, ovviamente.
La commedia si innesta sul filone già battuto, oramai un cult, dei Rumori fuori scena (recensione) o similari, citiamo per dovere di risata anche Il mistero dell'assassino misterioso (recensione) di Lillo & Greg. In questo caso la vena surreale è sicuramente leggera, evitando così allo spettatore medio italiano una preparazione all'atto di entrare in sala, una premura volta a tranquillizzare chi cerca nelle commedie un divertimento puro, che qui trova, anche grazie all'affiatamento della Compagnia Readarto.
Il pubblico - nella replica cui abbiamo assistito - ha pienamente partecipato al gioco teatrale, sottolineando con risate a applausi ogni assist fornito e mantenendo il silenzio assoluto nelle parti maggiormente recitate e necessarie di attenzione per seguire il racconto e il ritmo impresso dai quattro attori: un pregio di Bizzarri è proprio quello di mettere in scena protagonisti e non personaggi, delicatezza che viene ricompensata da rtimo, capacità e sano divertimento. In conclusione, ci troviamo (quasi) in obbligo di segnalare un nostro, opinabile, suggerimento: il ritmo sostenuto del primo atto si attenua fisiologicamente con l'intervallo tra i due atti, costringendo a una sorta di ripartenza. Basterebbe (ma noi la facciamo sempre facile: mica siamo sul palco) eliminare lo stop tra i due atti e il gioco sarebbe fatto. Non pretendiamo di essere ascoltati, anche perché non abbiamo mai avuto la presunzione di avere ragione.
Readarto presenta
VA TUTTO QUASI BENE
di Andrea Bizzarri
regia di Andrea Bizzarri
con Alida Sacoor, Andrea Bizzarri, Giuseppe Abramo, Guido Goitre
costumi Veronica Iozzi
scene Sandro Ippolito
assistente alla regia Alessandro Chiodini
durata 1 ora e 30 minuti, escluso intervallo








