Per fare una commedia divertente in fin dei conti non ci vuole molto, basta avere due interpreti (Mario Antinolfi e Claudia Ferri), un regista-medico (Marco Cavallaro) che sa "dosare" le giuste quantità del testo (di Angelo Longoni) e come terapia accessoria un accompagnamento musicale di eccellenza, come quello offerto da alcuni brani di Lucio Dalla (scelti dal regista perché piacevano a lui).
Un venerdì sera come tanti altri in un edificio sede di una casa editrice come tante. Daniele (Mario Antinolfi) e Laura (Claudia Ferri) lasciano finalmente i loro rispettivi uffici in vista dell’agognato fine settimana, meta sospirata di ogni dipendente, pubblico o privato che sia. Computer spento, telefono aziendale mutato e lasciato in ufficio, per non avere tentazioni e il lavoro può attendere il prossimo lunedì.
Ci si avvia a cuor più leggero verso l'ascensore, pochi passi a piedi e si potrà scendere al parcheggio, salire in macchina e, in fuzione del traffico e/o della distanza, arrivare a casa, dove c'è la famiglia ad aspettare sulla porta e con il sorriso. Finalmente - anche se solo per due giorni - si potrà staccare mentalmente dal lavoro, o almeno provare a farlo. I problemi si lasciano in ufficio, meglio ancora se chiusi a chiave in un cassetto, hai visto mai che conoscessero il tuo indirizzo. Troppo da "mulino bianco"? E' vero.
Rapidamente i due entrano nell'ascensore aziendale, sembrano quasi non conoscersi, malgrado lavorino nella stessa azienda, ma nemmeno questo è così anormale. Quello che è invece totalmente imprevisto è il guasto che blocca l'ascensore tra due piani, è tardi e sono tutti già andati via, il cemento armato e il metallo costituiscono una perfetta gabbia di Faraday in grado di bloccare la possibilità di telefonare. Si può solo chiedere aiuto, sperando che la vigilanza notturna li senta (il campanello d'allarme dell'ascensore sembra essere inutile) o attendere che le rispettive famiglie si allarmino e provvedano a farli cercare: ma se non lo facessero?
Il banale guasto costringe ben presto Daniele e Laura ad un confronto, in primis con loro stessi, con le loro ansie, le paure, le insoddisfazioni della vita che normalmente hanno la prevalenza sugli già scarsi successi. Diventa abbastanza chiaro che nessuno li può soccorrere e che le rispettive famiglie - apparentemente - non sono più di tanto preoccupate della prolungata quanto inusuale assenza. Laura avrebbe dovuto festeggiare il compleanno del marito, al mare, con tutta la famiglia. Un classico fine settimana, cristallizzato per un rapporto oramai fatto solo di consuetudini. Daniele è "probabilmente" atteso nella casa di campagna dei suoceri, ma nemmeno troppo. Due esistenze - scopriremo presto - infelici che però ostentano quello che non c'è più o non c'è mai stato (il rapporto affettivo), ostentando agli occhi degli estranei l'unico scudo possibile: la foto dei figli sfilata via dal portafogli. Bisogna resistere solo per due giorni, quandi la mancanza di cibo o acqua è marginale, se confrontata con la mancanza di affetti e la consapevolezza che nessun medicinale (dei quali i due fanno un uso sconsiderato) riuscirà a risolvere i loro problemi. Quindi, cosa fare?
Come ripetiamo molto spesso, tutto quello che manca (perché ovviamente abbiamo scritto quanto si doveva e nulla di più), va visto in teatro. Così facendo potrete assistere ad un piccolo racconto di due piccole vite con grandi problemi, o meglio, di due piccole vite che hanno reso grandi dei piccoli problemi, probabilmente preferendo non affrontarli, ma sostituendo la chimica dei farmaci all'azione, il lenitivo ad una bruciatura che - passato l'effetto del calmante - riprenderà a trasmettere dolore.
Xanax (ma ci auguriamo che non sia così per nessuno dei nostri lettori) è il classico testo teatrale che costringe a pensare e a metterci nei panni dei due personaggi (gestiti in maniera efficace da entrambi gli attori), meglio se invece se ne sfrutta solo la piacevolezza, senza provare il minimo coinvolgimento personale. Buoni comunque gli spunti applicabili alla vita reale, parimenti efficaci alla realistica quanto essenziale scenografia. Se così non fosse procuratevi un ascensore difettoso e provate questa nuova terapia: è sicuramente più economica dell'analista e anche se non dovesse funzionare, almeno ci avete provato. Sempre meglio di imbottirsi di farmaci.
Mario Antinolfi
presenta
XANAX
di Angelo Longoni
con Mario Antinolfi e Claudia Ferri
regia Marco Cavallaro
assistente alla regia Priscilla Baldini
scenografia Mina Perniola
costumi Attori & Company
musiche Lucio Dalla
tecnico audio/luci Diego Amadio
direzione artistica Mario Antinolfi








