Note di cioccolata (recensione)

E' possibile abbinare la cioccolata alla musica? Secondo Paolo Triestino, attore goloso e dal palato fine, sicuramente sì

una scena di Note di cioccolato
m&s - una scena di Note di cioccolato (foto © media & sipario)

"Chi mai può dar leggi agli amanti? L'amore è al di sopra di tutte le leggi", citazione da Severino Boezio inserita in 4 diverse lingue nell'involucro di un famosissimo cioccolatino italiano con nocciola all'interno e incarto argentato. Indovinato di quale si tratta?

Per questa volta, come già successo in passato e come probabilmente succederà in futuro, Paolo Triestino è sul palcoscenico in "assolo", anche se accompagnato da Giovanni Baglioni, nelle vesti di chitarrista, ma anche spalla con battuta ed effetti. L'argomento poi non può non piacere a tutte le persone dotate di papille gustative: perché si parla di cioccolato.

Lo spettatore viene immediatamente blandito già all'ingresso, perché prima di entrare nella sala c'è il "dolce" omaggio di un sacchettino con alcuni cioccolatini e una raccomandazione: vanno mangiati nel corso dello spettacolo, quando si verrà invitati a costituire l'esperienza gustativa, come parte "fondente" di quella artistica. E così facciamo, anche se abbiamo notato che non tutte le persone presenti sono riuscite a resistere al momento di doverlo fare per esigenze drammaturgiche. D'altra parte i cioccolatini con il caldo si rovinano presto, poco importa se siamo alla fine di novembre e la temperatura esterna obbliga già alla giacca invernale. E' possibile che Oscar Wilde, nel perpetuare in eterno "Posso resistere a tutto tranne che alle tentazioni", alludesse proprio alla cioccolata. Non ne abbiamo certezza, ma nemmeno possiamo totalmente escluderlo. Noi, non nascondiamo la fatica, ma abbiamo diligentemente atteso le indicazioni provenienti dal palco.

E che il coinvolgimento con "Note di cioccolata", scritto e golosamente diretto da Paolo Triestino, sia multisensoriale è dimostrato dal primo argomento affrontato, una vera e propria operazione di nostalgia cui il pubblico più adulto non si sottrae, apprezzando in bocca il primo cioccolatino (un buonissimo cremino bicolore) e ascoltando il racconto delle merende del passato, fatte di pane, la tipica ciriola romana, farcito di spesse fette (almeno 1 cm) di cioccolata bicolore, ammessa un'unica variante, quella della cioccolata con microscopiche scaglie di nocciole. Se non sapete di cosa stiamo parlando, purtroppo è solo colpa della vostra troppo giovane età, ma sappiate che avete dovuto rinunciare a qualcosa di veramente piacevole, quasi un capolavoro del gusto.

Il racconto si snoda quindi su un unico sentimento, una passione, un amore che non tradisce mai e che viene declinato in percentuali, per indicarne il grado di "purezza", e rigorosamente "solo" fondente. Al bando "quella" al latte, ma soprattutto la bianca, spesso considerata come non cioccolata. Scopriamo così che, per esigenze narrative, Paolo Triestino è un "divoratore di fondente 100%", mentre Giovanni Baglioni si definisce un "chitarrista anarchico al cioccolato all'arancia", assieme hanno unito il loro amore per la crema spalmabile più famosa del mondo (alzi la mano chi non ha capito che parliamo della Nutella), quel vasetto che, per quanto le mamme di ogni tempo - a partire dal 1964 - si siano affannate a nascondere, ha sempre incontrato un figlio/a in grado di scovarlo e di immergerci dentro un cucchiaino, ovviamente fuori dagli orari canonici della regolare e autorizzata somministrazione. Un "bene per la crescita dell'umanità" che non poteva trovare migliore celebrazione se non attraverso l'elegia di un particolare sacerdote, accompagnato e guidato dal "Nutella Nutellae" di Riccardo Cassini.

I due protagonisti hanno messo in condivisione la loro "passione per il cioccolato, passione comuni a tanti, in un racconto fuori dal comune, emozionante e divertente, poetico e gustoso", leggiamo nelle note (non musicali) che accompagnano lo spettacolo. Nostalgia e piacere? non solo perché è presente anche un accenno volutamente melanconico, costituito dal quadro dedicato a Trudi Birger, fortunatamente scampata alla morte nel campo di concentramento di Stuttholf, esperienza raccontata nella biografia "Ho sognato la cioccolata per anni" (1992) e resa drammaturgicamente con lo solita grande capacità e sensibilità da Paolo Triestino.
Abbiamo solo un dubbio, in conclusione, ma le note ascoltate sono fondenti o al latte? Lo chiederemo al diretto interessato al nostro prossimo incontro, magari assaporando assieme, se lo gradirà, uno scioglievole cuneese.

Diaghilev presenta
in collaborazione con Fiore & Germano
NOTE DI CIOCCOLATA
di Paolo Triestino
con Paolo Triestino e Giovanni Baglioni
musiche live Giovanni Baglioni
regia Paolo Triestino
scene e costumi Francesco Montanaro
luci Alessandro Nigro

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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