58 sfumature di Pino (recensione)

A giudicare da quello Pino Insegno ha raccontato (complici Daniele Prato e Federico Perrotta), 58 sfumature sono anche poche

Pino Insegno
m&s - Pino Insegno (foto © media & sipario)

Capita spesso che le persone, arrivate ad un particolare momento della propria vita artistica, decidano di raccontarne gli esordi, ma quando si è attori il "racconto", inizialmente - forse - pensato per pochi intimi, si trasformi in spettacolo teatrale. Lo fanno e lo fanno spesso.

Cosa si può raccontare dei propri esordi professionali, quando si è stati e si è ancora "doppiattore" (cit.) e si può anche fare affidamento su una carriera già più che trentennale? Molto, sicuramente. Perché nella vita (professionale) di Pino Insegno c'è stato e ovviamente c'è veramente ancora molto da raccontare. E allora cosa fare? Salire sul palco e celebrarsi con voce ben impostata e leggio di ordinanza? Oppure ricordare in forma intimistica e nostalgica i primi provini, oppure i "no" ("idoneo, ma non ammesso", il giudizio ricevuto da Giuseppe De Santis al Centro Sperimentale di Cinematografia), o i primi successi al G.B. Show e appena dopo con la Premiata Ditta? C'è tutto questo, ma c'è anche molto altro, soprattutto una piacevole e solida struttura teatrale nello spettacolo con Pino Insegno protagonista e, nel ruolo della spalla/coprotagonista, Federico Perrotta (entrambi ne sono anche autori, assieme a Daniele Prato).

In circa un'ora e mezza, con brevissime interruzioni dovute a risate e applausi (del pubblico), "58 sfumature di Pino" attraversa tutta la storia dello spettacolo italiano che Insegno ha percorso, non lasciando fuori veramente nulla.
Andiamo dall'avanspettacolo (Lo sai ieri ho fatto l'amore con tua moglie per 3 ore di fila / Ma dai. E io ho fatto 3 ore di fila per fare l'amore con tua moglie), agli esilaranti titoli dei film a luci rosse ("Ben Dur" - "L'importanza di chiavarsi Ernesto") e le relative sessioni di doppiaggio, fatte di gemiti di gruppo alle 11 del mattino, tutti stretti attorno al microfono, alle prese con dialoghi veramente assurdi. Poi il doppiaggio più "serioso", con lo spassoso incontro/scontro, molto romano, con Viggo Mortesen, ma anche la riduzione dei grandi film che condensano il "Titanic" di James Cameron in soli 4 minuti, comprensivi del brivido nel vedere Rose Perrotta in parrucca. L'omaggio ad Aldo Fabrizi. E non può ovviamente mancare il celebre "sfumature", ma di grigio, su cui è anche semplice esercitare ironia e la vera passione odierna (e deviata) di grandi e piccini: i social media.

Come si evince dalla nostra cronaca didascalica - in stile Oblivion - nello spettacolo c'è veramente molto, ben realizzato e studiato, con una sua completa dignità che permette di avvicinarsi in poco tempo a quei meccanismi che rendono affascinante e pienamente consapevole il ruolo dell'Artista. Ed è fuori da qualsiasi dubbio che chi è - in questo momento - sul palco lo sia.

"Raccontarsi non per autocelebrarsi, ma per raccontare la quotidianità, attraverso gli occhi di un uomo che fa della sua vita un film, dove la realtà si mischia alla finzione. Un viaggio attraverso il cinema, la televisione, la musica ed i nuovi media, il tutto scandito dalle varie stazioni della vita: con voi passeggeri di prima classe ed io il vostro capotreno", è quello che abbiamo ricevuto come nota da parte della produzione. Indubbiamente questo ci è stato proposto, con il piacere di avere un conduttore ed un treno che non arrivano mai in ritardo, ma puntualmente transitano di stazione in stazione, attenti - sempre - a far scendere i viaggiatori/spettatori, accompagnandoli a casa con un sorriso. Questo sì che è un bel servizio e speriamo che Trenitalia lo prenda poi come suo modello. Se così fosse, per quanto improbabile, anche il biglietto si pagherebbe più volentieri.

Luciano Lattanzi

UAO Spettacolo
presenta
58 SFUMATURE DI PINO
di Pino Insegno, Daniele Prato e  Federico Perrotta
con Pino Insegno e Federico Perrotta
regia Claudio Insegno
durata un atto unico da 90 minuti

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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