Oblivion Show 2.0 Il Sussidiario (recensione)

Un tempo esistevano i bignami, in teatro ci pensano gli Oblivion a condensare i Promessi sposi in 10 minuti

Gli studenti poco volenterosi di alcuni anni fa, sicuramente, ricorderanno dei volumetti che permettevano di restringere i libroni di ogni materia e trasformare così le migliaia di pagine da studiare nell'impegno di poche serate. Questo devono aver pensato gli Oblivion nella loro ultima e divertente proposta teatrale, che non dura 10 minuti, e che si è avvalsa della regia di Gioele Dix.

Riduttivo chiamarlo "insieme di sketch", riduttivo definirlo "spettacolo di varietà": il "Sussidiario" è un esempio di teatro, giocato sulla musica e sulle parole nel quale in ogni "battuta cantata", si evince la complicità e l'affiatamento che corre tra i cinque componenti e che già avevamo riscontrato durante l'intervista (peraltro divertentissima!) che ci hanno concesso poco prima di andare in scena.

Una coralità di voci che, invece di annullare, esalta le caratteristiche di ogni solista del gruppo, mettendo in luce il background artistico e il "mestiere" teatrale di ognuno. Lo spettacolo, che sembra all'apparenza non avere un filo di continuità, ha in realtà un titolo estremamente esemplificativo: per sussidiario, in ambito di scuola elementare, si intende il libro che contiene le nozioni fondamentali di ogni materia. E gli Oblivion orchestrano senza sbavature l'Inferno di Dante, Pinocchio, il solfeggio, la musica in generale, il rap, la politica, dandone le nozioni essenziali con la contemporanea espressione delle varie arti che si trovano nel teatro: la giocoleria (non solo con gli attrezzi, ma anche con le parole), la mimica, l'espressività, il canto, la recitazione a tutto tondo.

Da "tutti quanti vogliono fare joga", all'abbaiare di un cane (Rex legge Dante), a Gianni Morandi in versione Queen, al velato, ma non troppo, riferimento a format televisivi, alla moda della "svendita" per ottenere un posto in politica o in televisione, le due ore scivolano via tra una risata ed una riflessione sulla visione scanzonata che i cinque danno della realtà che viviamo quotidianamente, mescolata in salsa pop, rock o rap con un assoluto rispetto della canzone originale da cui traggono la parodia.

Si esce da teatro delusi di uscirne, come dovrebbe capitare sempre uscendone. Se nelle scuole si cominciasse a portare le classi a vedere, nei primi anni della formazione, spettacoli come questo, all'apparenza "leggeri" (nell'accezione migliore del termine) probabilmente l'educazione al teatro delle nuove generazioni sarebbe più semplice. Durante l'intervista ci hanno detto che sempre più spesso capita loro di trovare dei professori con le classi presenti in sala e ci auguriamo diventi una buona abitudine.

Si esce da teatro anche con la voglia di cambiare le canzoni più famose adattandole al momento (magari senza riuscirci perché sembra facile ma non lo è) e soddisfatti di vedere i "Promessi sposi" come bis (chissà quante volte lo avranno chiesto). Anche se molte parti dello spettacolo si possono visualizzare online su youtube, anello di congiunzione tra il teatro e il pubblico sul quale hanno da sempre puntato ("Curiamo noi il nostro canale"), lo spettacolo merita di essere visto dal vivo.

Una ultima curiosità: come in ogni intervista che si rispetti anche noi abbiamo chiesto l'origine del nome Oblivion. Ci possiamo fidare della risposta data? Hanno dichiarato che è l'acronimo dei loro nomi. Noi pensiamo ci abbiamo mentito e che perlomeno sia l'acronimo al contrario! Scherziamo, in realtà è il nome dell'associazione culturale di cui facevano parte.

OBLIVION SHOW 2.0 IL SUSSIDIARIO
testi Davide Calabrese e Lorenzo Scuda
con Graziana Borciani, Davide Calabrese, Francesca Folloni, Lorenzo Scuda, Fabio Vagnarelli
musiche Lorenzo Scuda
regia Gioele Dix
coreografie Francesca Folloni
disegno luci Raffaele Perin (A.I.L.D.) in collaborazione con Claudio Tappi
costumi Malguion
realizzazione scene Dante Ferrari

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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