A ben guardare il monologo teatrale per essere tale deve vedere in scena un'unica voce, quella - appunto - dell'interprete, che spesso assume su di sé anche il ruolo dell'autore (scrivendosi il testo addosso) e quello del regista, ma non è strettamente necessario. Ma come possiamo definire quello spettacolo dove assieme al protagonista principale si affiancano altri performer (per la precisione 4), uno differente per ogni replica? Tecnicamente non lo sappiamo e francamente poco importa, sia a noi che al pubblico che assiste a Odio i monologhi, il (quasi) one woman show di e con Danila Stalteri.
Assodato che siamo di fronte ad un quasi monologo, cerchiamo risposta alla seconda domanda, anche questa tanto inutile quanto importante: cosa spinge un'artista teatrale verso la china del monologo? Forse, l'esigenza di avere un palco intero a propria disposizione, senza doversi mettere al servizio dei colleghi e dover attendere battute che non arrivano mai nei tempi corretti? Non avere voglia di attendere due ore, causa altrui crisi da prestazione non eccelsa, prima di andare finalmente a mangiare (e bere) tutto il cachet dopo lo spettacolo? Non dover dividere con nessuno i costumi di scena, ma soprattutto evitare di sentire il suono di un applauso troppo caloroso quando tributato agli altri? Ogni riferimento all'episodio La raccomandazione, dal capolavoro di Dino Risi del 1963, è puramente cercato. Anche il titolo del film dobbiamo scrivere? E mica possiamo fare tutto noi, anche la recensione è un monologo!
Cercando di riacquistare (senza certezza di riuscirci) un minimo di serietà giornalistica, è molto più facile che in questo specifico caso, Danila Stalteri, che abbiamo già apprezzata in trio con Ti va di sposarmi? (leggi la nostra recensione), abbia voluto dare prosecuzione al suo one woman show finora maggiormente applaudito (Manco fossi Laura Chiatti), confezionando - con uno stile che si avvicina allo stand up, ma non è stand up - un racconto di viaggio, che parte da un palcoscenico ed una valigia, che potrebbe contenere tutto e nulla allo stesso tempo. Pronta ad andare, dove? Ci si prepara a partire senza conoscere la destinazione (l'importante è almeno raggiungere l'aeroporto), senza la consapevolezza di quello che si dovrà affrontare e di cosa si avrà bisogno per farlo (qui la borsa di Mary Poppins aiuterebbe), con un'unica certezza: le certezze sono già tutte finite.
Danila Stalteri, paludata da una tuta da aviatore, detta immediatamente le sue linee guida al pubblico che, oramai avvezzo a diventare parte di ogni show (telefonate, televoto, telecamere poco o per nulla nascoste, improvvisatori del web e della tv), entra nel meccanismo teatrale e si presta ad occupare parti e tempi, a dare l'assist a sequenze di testo recitato che potrebbero (ma non lo sono) essere frutto di improvvisazione. I temi proposti dall'artista non sono e non possono essere che argomenti già condivisi da ogni facente (suo malgrado) parte del contesto sociale contemporaneo: la differenza tra chi indossa un personaggio e chi lo vive nella realtà è che la "prima", quando vuole, può sbarazzarsi di tanto fardello, i secondi meno (per capire meglio il nostro esempio suggeriamo - lontano dai minori - di fare un giro su YouTube o di divertirsi a leggere i commenti su molte pagine Facebook). Parte degli strali del copione al femminile sono rivolti verso un ex compagno (Pino), reo di qualsiasi nefandezza di coppia. Ma siamo certi che rovesciata la situazione, di fronte a "Pina", nulla sarebbe cambiato, perché è la relazione sociale che fa acqua da tutte le parti. Abbiamo anche i Take That (chi li ricorda?), TikTok, gli onnipresenti supereroi Marvel, ma anche DC Comics e il (quasi) nostrano Diabolik (qualcuno ha contezza di dove sia Clerville?), per poi arrivare ad una divertente categorizzazione degli spettatori.
Il paradosso più assurdo è che nell'era della comunicazione senza filtri e senza soluzione di continuità non riusciamo più a scambiare un dialogo che vada oltre il "ma tu quanto segnale hai?". Viviamo con la paura di essere fraintesi e questo stato d'animo diventa una forma di barriera (ma anche una scusa) tra noi e l'altro/a. Per fortuna possiamo trovare agevole riparo dietro la tastiera di uno smartphone (solo i boomer usano ancora il computer), così da poter virtualizzare la vita reale. E tutto questo sarebbe "colpa" di Danila Stalteri? Ma no, ovviamente. Il suo merito è quello di darci degli imput che ognuno di noi può decidere di raccogliere o ignorare. In fin dei conti, lei (e tutti coloro che fanno il suo stesso mestiere) può sempre decidere di dimenticarsi i personaggi in teatro, lasciandoli ben chiusi nella valigia/vaso di Pandora. Non tutti riescono ad avere questa fortuna.
StArt LAB
presenta
ODIO I MONOLOGHI
(Però li faccio)
scritto, interpretato e diretto da Danila Stalteri
special guest Leonardo Bocci, Roberta Garzia, Gianni Ferreri, Roberto D'Alessandro
durata un atto unico di circa 80 minuti









