Odissea Sonora (recensione)

Odissea Sonora è un viaggio sensoriale che fa parlare le "cose" prima degli uomini

Odissea Sonora
m&s - Odissea Sonora

Cosa significa raccontare Ulisse ai più piccoli senza scadere in semplificazioni didascaliche o fiabesche? Odissea Sonora, nuova produzione di Campsirago Residenza presentata in prima nazionale al Romaeuropa Festival 2025, dimostra che la risposta esiste ed è sorprendentemente elegante e radicale: il mito si è fatto esperienza.

Michele Losi, ideatore e regista, trasforma il Mattatoio di Roma in un paesaggio poetico da percorrere, dove spazio, suono e materia non sono semplici strumenti scenici, ma co-protagonisti di una narrazione immersiva. Le sculture di Anna Turina, scabre e potenti, diventano presenze viventi: totem, macchine sceniche, stanze di passaggio che i bambini attraversano come piccoli esploratori, percependo la storia attraverso il tatto, l’eco, la vibrazione. In un gesto apparentemente semplice — toccare, spostare, ascoltare — il pubblico più giovane è chiamato a diventare protagonista della propria esperienza, un ruolo che raramente il teatro riserva ai suoi spettatori più piccoli.

Il suono di Diego Dioguardi e Giuseppe Messineo non accompagna semplicemente, ma guida, scandisce, evoca: il mare, il vento, le voci perdute. È un lavoro che insegna a “vedere con le orecchie” e a sentire con il corpo, restituendo il suono come esperienza fisica, come materia viva. In parallelo, i testi di Sofia Bolognini trasformano l’epica in frammenti poetici che sono piccole bussole, indicazioni delicate che guidano senza mai imporre. La scrittura di scena, condivisa da Bolognini, Liliana Benini, Anna Fascendini e Losi, rende la presenza delle performer Anna Fascendini e Liliana Benini un equilibrio perfetto tra guida, narrazione e personaggio: esse incarnano Ulisse senza mai rubare lo spazio alla scoperta dei bambini, dimostrando come il teatro possa essere un’esperienza condivisa, un dialogo tra corpo, voce e materia.

In questo lavoro, ogni dettaglio funziona come una lezione silenziosa di attenzione e meraviglia. Le stanze che conducono dalla guerra e dalle avventure fino al ritorno a Itaca non sono solo scenografie: sono pause, soglie, momenti di sospensione che insegnano a percepire, a immaginare, a ritrovare il ritmo lento del racconto. È una pedagogia del meraviglioso che non edulcora la complessità dell’epopea, ma la rende accessibile con intelligenza e rispetto per la capacità di stupore dei più piccoli.

Odissea Sonora dimostra che l’innovazione teatrale per bambini non è un divertissement leggero, ma una possibilità concreta di educare all’ascolto, alla concentrazione e alla bellezza. È un lavoro che riconsegna il diritto alla lentezza, alla presenza, alla sorpresa — e lo fa senza retorica, senza spiegazioni ridondanti, ma con la naturalezza di chi sa che la meraviglia non va raccontata: va vissuta.

Un percorso breve, trenta minuti che sembrano un giorno intero di scoperta, e che rimane impresso nella memoria per la sua chiarezza poetica e la precisione delle sue invenzioni sceniche. Per chi porta i bambini a teatro, ma anche per chi cerca un’idea nuova di narrazione e interazione: Odissea Sonora non è solo un racconto, è un modo nuovo di abitare il mito, di sentire la storia come corpo e respiro, e di tornare a casa con la sensazione di aver davvero navigato.

Odissea Sonora
Racconto poetico per piccoli navigatori
Campsirago Residenza
ideazione e regia Michele Losi
scrittura di scena Sofia Bolognini, Liliana Benini, Anna Fascendini, Michele Losi
con Anna Fascendini e Liliana Benini
sculture Anna Turina
suono Diego Dioguardi e Giuseppe Messineo
testi delle installazioni Sofia Bolognini

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