Entriamo in sala e già li vediamo. Non sul palco, ma tra noi. Enzo Vetrano, Stefano Randisi e Margherita Smedile sono in piedi tra il pubblico, come a volerci dire: “siamo parte di questo mondo, ma anche dell’altro, quello che sta per aprirsi davanti ai vostri occhi”.
È una soglia, un passaggio. Inizia così Fantasmi, un raffinato intreccio di due testi pirandelliani – Sgombero e L’uomo dal fiore in bocca – che si fondono e si contaminano, trasformandosi in un’unica partitura teatrale, viva e visionaria.
A firmare regia e riscrittura sono Vetrano e Randisi, da sempre interpreti profondi del teatro di Pirandello. Ma qui il loro sguardo va oltre. Il tessuto drammaturgico si arricchisce di inserti inattesi: dialoghi surreali e citazioni lampo dai personaggi di Totò e Vicé, nati dalla penna di Franco Scaldati. Figure delicate, tremanti, poeticamente buffe, che sembrano spuntare dal nulla come presenze evanescenti e necessarie.
Appaiono e scompaiono, proprio come i fantasmi del titolo, e ci ricordano i due vagabondi beckettiani in Aspettando Godot, eternamente in attesa di un senso. L’apertura dello spettacolo è un piccolo gioiello metateatrale: Colloqui coi personaggi ci introduce in un dialogo tra un personaggio e l’autore, una riflessione sull’arte, sulla creazione e sull’identità.
L’opera rivendica con forza il primato della finzione sulla realtà, la superiorità dell’immaginazione sul pensiero comune. È una dichiarazione d’intenti che accompagna ogni scena, ogni scelta registica, ogni passaggio di luce o silenzio. La scena si compone di pochi elementi: un velatino che funge da fondale, ma che si anima di ombre, si trasforma in sipario trasparente e luogo di apparizioni.
È attraverso questo velo che prende forma l’intera scenografia, costruita non con oggetti fisici, ma con silhouette e proiezioni che generano un mondo intero. Vi scorgiamo un letto con un corpo disteso, forse un morto, un albero solitario, due sedie abitate da presenze immobili. Ombre nette, pulite, che raccontano molto più del reale.
Gli attori vi entrano e ne escono, si fondono con esse, giocano con la trasparenza e l’occultamento. È un luogo altro, onirico, dove le scene cambiano senza cambiare mai davvero. In alcune sequenze, l’azione si sposta dietro al telo, mentre in primo piano resta L’uomo dal fiore in bocca, a segnare con forza il doppio livello della rappresentazione. Pirandello e Scaldati si danno la mano, si guardano e si sorridono. Il tappeto musicale accompagna l’intero spettacolo con estrema delicatezza. Le scelte sonore sono misurate, mai invadenti, sempre puntuali.
Anche i cambi luce, caldi e morbidi, avvolgono la scena come un respiro lento, dando profondità e sfumatura ai momenti più intensi. Le interpretazioni sono tutte straordinarie. I tre attori si muovono tra i personaggi con naturalezza e rigore, senza mai cadere nella caricatura, pur mantenendo distinti i diversi volti che abitano lo spettacolo.
Smedile incanta con la sua presenza limpida, Randisi emoziona con le sue pause e le sue inflessioni sospese, Vetrano commuove per la sua capacità di farsi corpo e ombra, presenza e assenza. Sono straordinari nell’interpretare personaggi diversi senza mai risultare simili tra loro, mantenendo ciascuno una propria identità teatrale precisa, coerente, riconoscibile.
Il lavoro registico di Vetrano e Randisi si rivela preciso, elegante e sorprendente. La scelta della scenografia, i vari linguaggi teatrali utilizzati, l’equilibrio tra parola e immagine e l’accurato lavoro sul testo rendono lo spettacolo fluido, piacevole e comprensibile.
Un’opera complessa e stratificata che arriva con limpidezza anche a chi non conosce nel dettaglio l’universo pirandelliano. Il finale non è un congedo, ma un ritorno. Sul palco riappaiono Totò e Vicé, in punta di piedi, tra rondini che attraversano lo spazio scenico e suoni di uccelli che avvolgono l’aria.
L’atmosfera si fa rarefatta, sospesa, come se il teatro stesso smettesse di essere luogo fisico per trasformarsi in sogno condiviso. Gli attori si fondono con questa dimensione impalpabile, diventano parte del paesaggio sonoro e visivo, si dissolvono in una poetica dell’oltre. Il treno, che ci ha accompagnato silenziosamente per tutto lo spettacolo, sembra ora dissolversi in un canto lontano. E noi restiamo, ad ascoltare.
FANTASMI
da L‘uomo dal fiore in bocca - Sgombero - Colloqui coi personaggi di Luigi Pirandello
e da Totò e Vicé di Franco Scaldati
drammaturgia e regia Enzo Vetrano e Stefano Randisi
con Enzo Vetrano, Stefano Randisi e Margherita Smedile
luci Maurizio Viani realizzate da Antonio Rinaldi
scene Marc’Antonio Brandolini
costumi Mela Dell’Erba
suono Alessandro Saviozzi
produzione Centro Teatrale Bresciano
in collaborazione con Le Tre Corde/Compagnia Vetrano-Randisi
spettacolo registrato al Teatro Mina Mezzadri di Brescia nel dicembre 2023
progetto editoriale Felice Cappa
a cura di Giulia Morelli
produttrice esecutiva Serena Semprini
programmista multimediale Matilde Pieraccini
regia televisiva Ariella Beddini
durata 73 minuti






