Un testo poetico, forte e tristemente comico, rappresentato sotto la regia di Veronica Cruciani, che percorre la vita di una apparentemente sana, normale e tranquilla famiglia, composta da due genitori e dai loro tre figli. Un equilibrio famigliare solido solo superficialmente, che viene rotto quando Chloè, la figlia più piccola, chiede di ospitare Josef, un suo amico, malato e prossimo alla morte, per regalargli il calore e la serenità di una famiglia che il giovane non ha mai avuto. A una richiesta così nobile, chi potrebbe avere la forza "negativa" di opporsi?
Di conseguenza, la famiglia si predispone a dare ospitalità al giovane sfortunato, soddisfacendo così la richiesta della "piccola" e potendo esaltare il proprio senso di appartenenza all'umanità, con accettazione serafica di quanto - inevitabilmente - dovrà accadere. Ma, perché c'è sempre un ma, qualcosa accadrà e il secondo equilibrio su cui la famiglia si era assestata dovrà essere nuovamente modulato. E sicuramente non sarà semplice farlo.
Assistiamo ai cambiamenti dell'animo umano, si ostenta prima compassione, accoglienza, carità umana (anche nell'accezione maggiormente fideistica), per poi diventare - in pieno stile plautino - cinici e indifferenti, rovesciando sul malcapitato Josef tutte le proprie nevrosi e rancori. D'altra parte chi gli dà il diritto, vista la sua situazione, a darsi forza, a essere allegro e vitale? E perché Chloé si impegna così tanto nell'aiutare qualcuno che nemmeno appartiene alla sua famiglia? Un'assurdità. Al certo, della morte, si sostituisce l'incerto, quello provato dai due genitori, che si trovano a richiedere fortemente il "rispetto" del patto.
Un testo, paradossalmente anche divertente, nell’assurdità generale della vicenda, che può, parzialmente, anche narrare la vita di una normale famiglia con le sue difficoltà e le sue gioie, che scorre nonostante la presenza percepibile (ma non sempre visibile e palpabile) di Josef e della sua malattia, su cui si incuneano tutti gli umori familiari. Assurdità dopo assurdità, si rimane sconcertati dai cambiamenti umorali e dalle capacità paradossali di cambiare personalità. Tra i tanti punti di vista con cui leggere “Feroce come il cuore”, campeggia quello dei poli estremi che si rincorrono senza mai incontrarsi (vita e morte, gioia e dolore), seppur interagendo continuamente.
Scelta interessante e particolare quella di presentarsi al pubblico nella forma della mise en espace, che è lo stesso Maurizio Donadoni, che abbiamo incontrato per una breve chiacchierata dopo lo spettacolo, a motivarci: "Abbiamo scelto di andare in scena con la rappresentazione della pièce senza orpelli scenografici, con il solo aiuto del copione per mettere in primo piano il testo. Con la mise en espace, a differenza della messa in scena, l’attore suggerisce la scena allo spettatore, in questo modo ognuno è libero di vedere ed immaginarsi una sua scenografia".
Ed è probabile che il risultato atteso sia stato raggiunto, permettendo una maggiore concetrazione da parte dello spettatore, se vogliamo iscrivere a questa lettura l'applauso finale e convinto del pubblico. Vogliamo spendere invece una parola in più Paola Senatore (Chloè), alla sua prima interpretazione, abbiamo il piacere di pensare che ne risentiremo parlare.
FEROCE COME IL CUORE
di Denise Bonal
regia Veronica Cruciani
con Anna Bonaiuto, Maurizio Donadoni
con Fabrizio Falco, Lorenzo La Posta, Monica Nappo, Paola Senatore









