Michela (Valeria Monetti) è disperata e questo spiega abbastanza il particolare testo per lo spot radiofonico che la ristoratrice ha appena commissionato a una radio locale per cercare il personale del suo locale, il Rigatoni, che il suo ex fidanzato, Franco, le ha lasciato in gestione dopo che si sono lasciati. Con un annuncio del genere chi volete che si presenti, se non dei disperati e cuochi improvvisati, che di una scuola alberghiera è tanto che conoscano l'indirizzo? Ma procediamo dall'inizio, questo è solo l'antipasto.
Il primo piatto della nuova brigata del Rigatoni è composto da Francesco (Alessandro Tirocchi), conosce Michela da quando i due avevano 9 anni e frequentavano assieme la terza elementare. Da allora Francesco è innamorato di Michela, ma non è mai stato corrisposto. Forse il suo eccessivo attaccamento e totale dipendenza dalla madre possono minare la possibilità di una vita sentimentalmente libera e adulta, ma non sono affari che ci riguardino. È comunque un dato di fatto che in una frase di Francesco ci siano - alternati - un tentativo maldestro di dichiarare il proprio amore a Michela e un pensiero di affetto per la genitrice, l'uno senza escludere l'altro.
Il secondo piatto è Marco (Maurizio Paniconi), alla disperata (il Rigatoni è il posto giusto!) ricerca di un lavoro (il terzo o il quarto) con cui riuscire a mantenere una moglie economicamente impegnativa, una suocera e due figli idrovore. Per migliorare la sua situazione, si è anche reiscritto all'università, peccato che i suoi modestissimi risultati accademici siano praticamente frutto di cene - ovviamente al ristorante dove lavora - offerte a docenti e assistenti. Ma prima o poi la tanto agognata laurea (immaginiamo breve) in lettere arrriverà. Peccato che poi bisognerà affrontare anche la specialistica, ma c'è sempre spazio per i sogni nella vita di un uomo soddisfatto (anche se Marco non è in questa condizione, anzi).
Il dolce, la portata più importante di un pasto consumato fuori casa, è costituita da Nando (Simone Giacinti), ex stagista della radio cui Michela aveva commissionato lo spot. Colpito dalla particolare originalità dell'annuncio, ma soprattutto senza la speranza di uno straccio di contratto di lavoro, si è immediatamente precipitato al Rigatoni, dove potrà mettere a frutto la sua passione per la cucina, osteggiata dal suo esigente e dominante innamorato Silvio.
Presentato lo staff, ci venga permessa una rapida divagazione: ma quanti danni hanno fatto i cooking show televisivi al pubblico italiano? Almeno fino all'avvento di Masterchef e derivati eravamo solo un popolo di poeti, santi e navigatori o innocui aspiranti commissari tecnici della nazionale, ora tutti a dissertare sulla croccantezza e/o sullo zenzero (senza ovviamente saperne nulla). Ma non era meglio quando nelle case cucinavano (e molto bene) solo le nonne, che a loro volta avevano imparato da altre nonne e le ricette erano una tradizione orale di pochi e naturali prodotti dell'orto? Fine divagazione.
È potendo contare su questa eccentrica brigata che Michela gestisce - con mano ferma e decisa (ehm) - il "suo" (dell'ex) ristorante, ma purtroppo per lei il Rigatoni è l'unico tra le 25 sale possedute da Franco ad andare molto male. Non serve a risollevarsi il fatto che i tre chef siano anche in sala per il servizio ai tavoli, o che si risparmi - troppo - sulle materie prime. La situazione economica sembra essere senza ritorno, al punto che Franco le ha appena imposta una scelta drastica: è il 26 febbraio (ma l'anno è bisestile, quindi c'è un giorno in più per decidere), entro il 1° marzo uno dei tre componenti dello staff deve essere licenziato. Sì, ma chi tra il mammone, l'innamorato e il peter pan?
La commedia scorre veloce sul contrasto (eufemismo) dei tre chef che non hanno per nulla chiaro il significato di "squadra" e di come si debba affrontare il lavoro in un ristorante (è evidente che la porta d'ingresso della scuola alberghiera sia stata sempre trovata chiusa, figuriamoci la cucina). Il concetto plautino di homo homini lupus si aggiorna così a homo homini padella, con un quanto basta proveniente direttamente dall'episodio Hostaria! dal film I nuovi mostri (1977, regia di Mario Monicelli, Dino Risi, Ettore Scola). Tutti contro tutti, perché quando a mancare il lavoro - riflette Marco - un uomo è disposto anche a perdere la dignità, e considerando che i tre non ne hanno mai avuta, ecco che il baratro si avvicina a passi veloci, come un antipasto freddo della casa. Il racconto è più articolato dei precedenti del trio (Tirocchi, Monetti, Paniconi) cui abbiamo finora assistito e questo rende il tutto maggiormente gradevole, predisponendoci volentieri per un conto di risate che immaginiamo senza brutte sorprese. Si esce dalla sala con il sorriso sulle labbra, come quando al ristorante si mangia bene, si considera di ritornare e lo si consiglia agli amici.
La Bilancia produzioni
presenta
DIAVOLI IN CUCINA
di Gianni Quinto e Massimo Natale
con Alessandro Tirocchi, Valeria Monetti, Maurizio Paniconi
e con Simone Giacinti/Jacopo Pelliccia
movimenti coreografici Felice Lungo
scene Fabio Tarantino
regista assistente Patrizia Casagrande
regia Massimo Natale
durata due atti di circa 90 minuti, escluso intervallo









