Gigi (recensione)

A quasi settant'anni dalla sua nascita Gigi è ancora una splendida ragazzina. E sempre lo sarà

Il 24 novembre 1951 a Broadway va in scena, per la prima volta, Gigi. La ribalta teatrale italiana, a distanza di circa 70 anni, è passata alla Compagnia Corrado Abbati.

Che a Corrado Abbati piacciano le "sfide musicali" è fatto risaputo. Con propria produzione e compagnia, oltre a cimentarsi con il repertorio di operette più famoso, ha spesso scelto di portare sul palcoscenico anche spettacoli poco conosciuti, oppure da tempo dimenticati nelle "soffitte" dei teatri. E' questo il caso di Gigi, musical dello sceneggiatore Alan Jay Lerner - su racconto pluripremiato di Colette - e del compositore austriaco naturalizzato statunitense Frederick Loewe, mai più messo in scena in Italia dalla stagione 1995-1996.

La storia narra le vicende di Gilberte (Cristina Calisi), chiamata affettuosamente, appunto, Gigi. La giovane fanciulla, nella "Belle Epoque", vive con la nonna Mamita (Antonella Degasperi) in un modesto appartamento di Parigi e prende lezioni dalla prozia Alicia (Giancarla Malusuardi) per essere instradata nella difficoltosa, ma sempre in voga per l'epoca, vita di "cortigiana".
Gaston Lachalle (Salvatore Vasalluccio), figlio di un industriale dello zucchero, oltre a frequentare il bel mondo e Maxim's (ristorante molto di moda sia a Parigi che nelle operette, basti pensare alla Vedova allegra), insieme allo zio Honore (Fabrizio Macciantelli), frequenta la casa di Gigì e della nonna Mamita, perché solo lì si sente veramente se stesso. 
La vicenda si snoda come una favola liberty tra can-can, canzoni (indimenticabile "La notte che nacque lo champagne") e balletti, mettendo in risalto, in questa messa in scena, non solo i protagonisti, ma anche e soprattutto i comprimari.

Se già in altri spettacoli di Abbati avevamo avuto modo di riconoscere la professionalità e la qualità canora degli artisti coinvolti, in questo adattamento si ha modo di scoprire altri performer, come ad esempio Francesco Bertoni (Sandomir) che conquista l'ultima amante di Gaston, Liane d'Exelmand (Antonietta Manfredi). I due - avevamo già applaudito Lei in My Fair Lady - mettono in luce qualità canore e recitazione, con un duetto veramente godibile. Menzione anche per la prozia che rende appieno il personaggio della "cortigiana in pensione", con la sua ricercata e "affettata" interpretazione.

Nota di costume, la scelta di Corrado Abbati, che oramai da tempo ha "abbracciato" il modus operandi di Alfred Hitchcock. Puntualizzazione: non ci sono docce con delitti in scena, il regista italiano si ritaglia dei cammei nei propri spettacoli, interpretando dei personaggi di "contorno". In questo musical interpreta il cameriere di Honore, continuando la scia delle gag (attese dal pubblico) con l'affiatato compagno Macciantelli e riscuotendo i giusti e meritati applausi. 

Inutile cercare, per i più appassionati o maturi spettatori, confronti con il film del 1958 di Vincent Minelli (insuperabile!) o con la precedente e pregiata regia teatrale di Filippo Crivelli. Ogni Compagnia ha un proprio modo di mettere in scena gli spettacoli che rispecchia anche la visione del momento e il pubblico al quale ci si rivolge.

Compagnia Corrado Abbati
InScena Produzione
presenta
GIGI
adattamento e regia Corrado Abbati
con Cristina Calisi, Antonella Degasperi, Giancarla Malusuardi, Salvatore Vasalluccio, Fabrizio Macciantelli, Francesco Bertoni, Antonietta Manfredi
coreografie Cristina Calisi
allestimento scenico JaroJeše
direzione musicale Maria Galatino
produzione
produzione su licenza Tams Witmark di New York.
durata dello spettacolo 2 ore e 15 minuti escluso l'intervallo

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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