Ancora una e poi spengo! (recensione)

Possibile accostare dipendenze devastanti all'innocuo "bisogno" di vedere tutta una serie tv? Se non si riesce a spegnere, forse

Carla Carucci
m&s - Carla Carucci è Lucia (foto © Dino Jasarevic)

Lucia (Carla Carucci) entra trafelata e ansiosa nella sala già piena di gente. Si tratta di un teatro, ma lei ancora non lo sa. E' in ritardo, le persone attendono sedute che inizi lo spettacolo, si procura immediatamente una sedia con la quale scala le file composte. Per la ragazza è fondamentale partecipare a questa riunione italiana dei DST (Dipendenti da Serie TV) Anonimi e Pavone Canavese è una delle tre sedi europee accreditate, le altre due sono a Berlino e Oslo. Peccato che Pavone Canavese disti km dal luogo dove Lucia attualmente si trova e la dipendenza stia iniziando a (ri)prendere il controllo del suo equilibrio mentale: sono "già" sette ore che non vede una serie, ha bisogno di vedere.

Parte da questo incipit, che lievemente ricorda il "Ma che colpa abbiamo noi" di Carlo Verdone, il bisogno di esternazione di Lucia, la necessità di raccontare a degli estranei - che non la salutano con il classico "ciao Lucia" - le proprie disavventure. Una forma di coming out televisivo che il pubblico presente non sembrerebbe accogliere nel giusto modo: non le viene mostrata troppa comprensione, anzi. Si ride facilmente della disgrazia altrui, come della classica caduta su di una buccia di banana. Ma stiamo andando troppo avanti, non stiamo rispettando la giusta sequenza, come se avessimo iniziato a vedere GoT (Games of Thrones, 8 stagioni per 73 episodi) da "L'ultima notte dei ribelli". Se non avete bisogno di andare su Wikipedia, probabilmente soffrite della stessa sindrome di Lucia ed è per voi auspicabile frequentare lo stesso gruppo anonimo, vi auguriamo di abitare almeno in provincia di Torino, così che Pavone Canavese sia abbastanza vicina.

Andando giustamente nel corretto ordine stagionale, apprendiamo così che Lucia Amoruso è di origine pugliese e che si è trasferita al Nord. Qui si è laureata in Scienze della Comunicazione, prima di intraprendere in una sfolgorante carriera lavorativa che l'ha portata dal classico volantinaggio al lavaggio dei piatti, per poi passare dall'inevitabile call center e approdare finalmente ad Amazon. Nel curriculum dei "lavoretti" le manca solo aver fatto il rider, ma l'esplosione del cibo consegnato a domicilio non era ancora avvenuta ai tempi del nostro racconto.

In ogni caso, tra una scansione di codice a barre e la successiva, la vita di Lucia scorre più o meno tranquilla, ha un lavoro "del bip" (nel vero senso del termine) ma anche l'amore, anzi il "più grande amore della sua vita". Solo che lei è una villa in collina e il suo (ex) compagno vuole vivere in camper, quindi la storia si interrompe. Dalla depressione alle serie tv il passo è stato molto breve. Prima la navigazione (divertente e accuratissima) sui siti pirata e le lusinghe dell'advertising estremo (altro che le sirene di Ulisse), poi il passaggio alle più semplici e rassicuranti piattaforme in abbonamento, Netflix e Amazon in "prime video". Tutto questo per colpa del consiglio di un'amica, un aiuto a distrarsi, a non pensarci più, almeno per 54 minuti, escludendo la pubblicità.

La povera Lucia si trova così totalmente presa dalla visione costante e continua di tutto quello che maligni eserciti di sceneggiatori americani - dotati di tanta fantasia, ma anche di uno stuolo di analisti sociali che sanno fare il loro mestiere - riescono a creare e niente sembra riuscire a sottrarla dalla sua totale dipendenza. Ogni serie va vista e poi rivista e poi vissuta in una forma sempre più coinvolgente, con una difficoltà crescente nel distinguere la realtà dalla fiction, specialmente quando la seconda è molto più appagante della prima. Il momento più difficile arriverà quando Lucia, nella confusione più totale per le notti passate in bianco, diventerà incapace di distinguersi da Jessica Jones (3 stagioni per 39 episodi).

Il taglio drammaturgico che Carla Carucci imprime al suo testo è sicuramente comico, anzi semiserio, come è lei stessa a dichiarare nel sottotitolo. Si riconosce pienamente lo stile che già abbiamo apprezzato in Ragazza seria conoscerebbe uomo solo max 70enne, ma come tanti attori comici, portatori più che dignitosi di una grande maschera di tragicità, l'autrice/attrice è capace di suscitare il sorriso comminandolo ad una riflessione sul fenomeno del binge watching, che si sta sempre più diffondendo, in ogni età e stato sociale.

Lo spettacolo ha anche il pregio di non cercare o dare risposte, come d'altra parte al teatro non si chiedono, ma di presentare fenomeni di costumi che nella loro aberrazione (adolescenti che si addormentano sui banchi di scuola, dopo notti passate a fissare il piccolo schermo di uno smartphone) stanno veramente diventanto preoccupanti. Se quella affermazione - ancora una e poi spengo - è semplicemente un'asticella da continuare a superare, fino allo sfinimento, dobbiamo ringraziare sicuramente questo spettacolo: almeno ci ha messo sull'avviso. Fino alla prossima stagione.

ANCORA UNA E POI SPENGO!
STORIA SEMISERIA DI UN'OSSESSIONE SERIALE
di Carla Carucci
regia Francesca Lo Bue
con Carla Carucci
direttore di scena Ermanno Marini
durata 60 minuti, escluso intervallo (come un singolo episodio di una serie)

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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