Questa volta siamo preparati a ciò che tra poco vedremo, vuoi perché "Pane, latte e lacrime" ha già avuto un primo assaggio di pubblico (è stato presentato ed ha vinto il Roma Comic Off), vuoi perché abbiamo già apprezzato l'autrice, Veronica Liberale, alle prese con il mondo scolastico (Che Classe), vuoi perché l'abbiamo lungamente intervistata pochi giorni prima proprio su questo spettacolo (Pane, latte, lacrime e intervista), o - ed è l'ultimo "vuoi" - perché le vicende narrate nel testo, tutto ruota attorno al bombardamento americano del quartiere romano di San Lorenzo, avvenuto il 19 luglio del 1943, non appartengono solamente alla città che le ha subite, ma a tutta la nostra memoria collettiva, anche a quella di chi, fortunatamente, non c'era.
E' una storia di storie quella a cui assistiamo, un delicato racconto di esseri umani che non hanno scelto di trovarsi nel luogo sbagliato e nel periodo sbagliato, una vicenda di povera umanità popolare che viene travolta dalla Storia (non siamo certi che la maiuscola sia di diritto), senza poterla riscrivere o guidare, senza poterla cancellare, senza possibilità di ribellione, ma solo in grado di ascoltare "li sospiri e li lamenti de la gente che se scanna per un matto che commanna" (Trilussa, La ninna nanna della guerra, 1914).
Ci troviamo, ovviamente, a Roma, al mercato di fiori che si sviluppa davanti al Verano, il più importante cimitero della Capitale. Qui Alvise (Franco Barbero) è in attesa che apra il banco gestito da Franca (Antonia Di Francesco) e Iole (Veronica Liberale). Attorno a lui, la più classica umanità popolare, narrata da tante - meritatamente - celebrate pellicole in bianco e nero della commedia all'italiana, una su tutte, "Racconti romani" di Gianni Franciolini (1955), un film corale in mano ad eccellenti attori, che sembra abbiano avuto voglia e piacere di reincarnarsi nel cast, altrettanto eccellente, protagonista di questa commedia teatrale.
Il mercato, come ogni giorno, si riempie di gente, si prova a fare la propria vita, cercando - se possibile - di dimenticare i tre lunghi anni di guerra, le sparizioni improvvise con destinazione il "confino", i continui controlli dei fascisti, la propaganda e la facile "vittoria", tanto annunciata quanto mai avvenuta. Se il delitto Matteotti è oramai un ricordo lontano del passato, anche le leggi razziali sono scivolate sopra la supposta ed endemica "indifferenza" romana, non di tutti fortunatamente.
Il quartiere è praticamente una città nella città, come succedeva spesso in Italia, dove tutta la propria esistenza si svolgeva nello stesso posto. Gli abitanti vivono mentalmente lontani dal discorso del balcone di Piazza Venezia del 10 luglio 1940 (l'entrata "trionfale" nel conflitto), ignari del proposito assurdo di mettere "qualche migliaio di morti" per far sedere Mussolini "da ex-belligerante al tavolo delle trattative”, sopportando pazientemente anche la presenza dei tedeschi. Nessuno ovviamente sa che tra meno di due mesi gli alleati che parlano una lingua incomprensibile si trasformeranno in feroci occupanti. Tutto scorre, anche se...
Anche se, alcuni comportamenti sono non propriamente allineati con il pensiero dominante e belligerante, al punto che il marito di Iole è in carcere e la donna è stata costretta a mandare tutte le sette figlie in campagna, solo la ribelle Firmina (Francesca Pausilli) deciderà di tornare indietro e rimanere al fianco della madre. Anche Umberto (Andrea Venditti) non sembra essere propriamente sincero, nel suo modo particolare (e pericoloso) di fare il saluto fascista. Così come l'altra fioraia Assunta (Giada Prandi), che sembra aver trovato una strada molto "facile" per assicurarsi la sopravvivenza. Prima di emettere giudizi del tutto fuori luogo, bisogna sempre ricordarsi che la "fame" è "fame".
L'unico personaggio apparentemente senza lati nascosti è Angeletta, la classica matta del quartiere, dovunque c'è ne è una. Etta (Camilla Bianchini è una giovane attrice da tenere volentieri sotto osservazione, augurandole di trovare sempre sulla sua strada artistica copioni di questo livello) vive in un suo mondo particolare, dove forse non c'è posto per le brutture della vita, ma anche tanta poesia. E' il mondo del diverso, che non bisogna combattere per cercarne un allineamento alla massa, ma capire per essere in grado di approcciarsi. Affiora alla mente, senza dubbio, "Anna dei Miracoli" (regia di Arthur Penn, uscito nel 1962 e accolto da una pioggia di Oscar) e il parallelismo con Helen Keller/Patty Duke è confermato dal delicato e commovente rispetto del personaggio, ben "indossato" e senza mai strafare.
Una pagina indelebile della storia, non solo della Capitale, raccontata con molta delicatezza, a tratti tanto divertente e allo stesso tempo commovente, affidata ad una compagine artistica veramente in stato di grazia, diretta da una regista (Cristiana Vaccaro) in grado di dare molto del suo ("in togliere"), ma senza farlo notare, rivestendo il fondamentale ruolo del "basso" in una grande band rock: c'è, e se c'è bene, non te ne devi accorgere. Ogni cosa è al suo posto ed ogni tassello contribuisce a rendere "Pane, latte e lacrime" semplicemente da vedere, almeno questo è il nostro suggerimento. Chi volesse accoglierlo ha, a breve, una buona occasione, perché il 19 luglio 2019 torna in scena, nel 76esimo anniversario dal bombardamento, proprio nel quartiere di San Lorenzo, in Largo Passamonti. Quale occasione migliore?
Sorrisi d'Autore
presenta
PANE, LATTE E LACRIME
di Veronica Liberale
con Franco Barbero, Camilla Bianchini, Antonia di Francesco, Veronica Liberale, Francesca Pausilli, Giada Prandi, Andrea Venditti
regia Cristiana Vaccaro
scene e costumi Caterina Lambiase
disegno luci Rocco Giordano
luci e fonica Stefano Ferrara
aiuto regia Edoardo Camilletti e Stefano Ferrara
durata 90 minuti incluso intervallo









