La pièce trova, nella regia di Peter Stein, le stanze dove la sua scrittura, dura e crudele, fatta anche e soprattutto di "non detto" e "non scritto" può riposare. Due ore e quaranta di crudeltà e ferocia palpabili, quasi inaspettate per lo spettatore che non sia già avvezzo alla scrittura di Pinter. Un ritorno a casa che sicuramente non ha niente a che fare con quello del "figliol prodigo" della parabola religiosa ma che, anzi, scoperchia un vaso di Pandora tenuto chiuso per tanto, troppo tempo.
La trama, apparentemente, è semplice: in una casa londinese abita una famiglia di impronta "maschile". Max (Paolo Graziosi) è il patriarca "vecchio" - nell'accezione più denigratoria del termine - e irascibile che vive con il mansueto e di poca personalità fratello Sam (Elia Schilton) e i due figli Lenny (Alessandro Averone) e Joey (Antonio Tintis). Il loro ménage, da quando è morta Jessie (l'unica figura femminile) - moglie di Max e madre di Lenny e Joey - è ormai codificato: Max prepara il pranzo come una "donna di casa", ma rimarca costantemente la sua virilità e il suo potere, brandendo il bastone, al quale si appoggia per camminare, come uno scettro. L'altro suo appoggio "da re" è la poltrona di pelle sulla quale solo lui si siede, quasi un trono beckettiano. Sam è lo chauffeur che tutti desiderano, Joey, forse lievemente ritardato, si allena dopo il lavoro per diventare un boxeur professionista, e Lenny, si capirà nel finale, si muove tra traffici poco legali. Di notte, mentre tutti dormono (o quasi, Lenny si sveglia continuamente) "ritorna a casa" dopo sei anni di assenza il figlio Teddy (Andrea Nicolini), professore di filosofia in America, per fermarsi qualche giorno a far conoscere la moglie Ruth (Arianna Scommegna) alla famiglia.
Fin dai primi passi e dalle prime battute si capisce come quello di Teddy sia tutt'altro che un"ritorno al nido": trova tutto immutato nella casa, apre la porta con la propria vecchia chiave, poco è cambiato nell'arredamento. Invece di trovare calore e protezione, trova freddezza e disprezzo, sia nei confronti del proprio ruolo, celato dal falso ostentato orgoglio per avere un parente "dottore in filosofia", sia nei confronti della moglie, assimilata ad una prostituta. Ruth, donna algida e distante, quasi distaccata. Raramente risponde alle provocazioni degli "animali di sesso maschile" che dimorano in quella casa, ma nel contempo li provoca, diventando da subito oggetto delle attenzioni sessuali in un gioco edipico nel quale si cercano attenzioni, carezze, amore, sesso e nel quale forse, la vera vincitrice è proprio lei, la donna che acquista rispetto dal patriarca solo quando rivela di avere anche lei, come Jessie, tre figli.
Una performance di alto livello per tutti gli attori con un plauso particolare a Paolo Graziosi. Il suo Max è vecchio, ridotto a quello stadio della vita in cui si ripetono le cose, si guarda sempre al passato, e si ripercorre la vita con l'ingenuità dell'infanzia. E' filtrato però dall' aspra grettezza della caratterizzazione pinteriana, anche quando cerca un bacio da Ruth, che ha dato scacco al suo sentirsi re, sedendosi infine sul trono/poltrona e rinunciando al ritorno in America con il marito.
Una messa in scena minuziosa, regia precisa e fedele, anche nell'intonazione inglese data alle parole recitate, da parte di Peter Stein che orchestra i due atti giocando sui due livelli della scenografia: al piano terra si svolgono le azioni "visibili"; al piano superiore, che si raggiunge da una scala sullo sfondo, quelle appena menzionate, in un ribaltamento della chiave di lettura.
"Grattata" la crosta superficiale dei personaggi si scende in profondità. Ne "Il ritorno a casa", per il non detto si sale di un livello. Due livelli di scena come i due livelli di comprensione di Pinter, il detto e il non detto, le azioni e i silenzi, le ombre celate dietro le apparenze. Oppure al piano superiore. Una casa che è una "gabbia", sia in senso materiale che metaforico: i personaggi sono "ingabbiati" nel loro essere e non vogliono/possono uscirne: indicativa la risposta di Teddy alla domanda di Lenny sulla filosofia: "Saprò risponderti soltanto se chiedi qualcosa di adeguato al mio campo!". Forse per non rivelare la propria fragilità?
Grazie alla coproduzione tra Spoleto56 Festival dei 2Mondi di Spoleto e il Teatro Metastasio Stabile della Toscana, Harold Pinter è "tornato a casa", chissà se si vorrà nuovamente spostare. Durata: 160 minuti più intervallo.









