La versione originale è in scena al St. Martin's Theatre di Londra dal lontano 1952 e costituisce uno di quegli esempi di longevità teatrale inseguito dalle compagnie di mezzo mondo, ma - purtroppo - apparentemente possibile se non in quei due quartieri magici (per gli amanti del palcoscenico) del West End a Londra e di Broadway a New York.
La traduzione in italiano del racconto, originariamente scritto da Agatha Christie nel 1947, poi divenuto regalo di compleanno per il proprio nipotino (che immaginiamo ancora ringrazi la nonna, vista la rendita permanente che ne è scaturita), porta la firma di un eccellente autore italiano, Edoardo Erba, e ha la curata regia di Stefano Messina. Sul palco (del Teatro Vittoria di Roma) Carlotta Proietti e lo stesso Messina indossano gli abiti dei coniugi Mollie e Giles Ralston, proprietari/gestori di una bella pensione - al suo debutto ricettivo con i primi ospiti - isolata nella campagna londinese, immersa nella neve e protagonista dell'inevitabile delitto di cui tutti sono sospettati, a partire dagli stessi padroni di casa.
Raccontare di più non solo è fuori luogo, ma tradirebbe quanto viene sempre raccomandato nella versione originale londinese e di conseguenza non saremo noi sicuramente a farlo. Consigliamo, ovviamente, di andare a teatro e poi mantenere il necessario riserbo sullo scioglimento del "giallo".
Agli spettatori italiani basti sapere che una brava compagine di attori "residenti" nella sala romana, tra cui citiamo il molto presente ed eclettico Marco Simeoli, l'eccentrico architetto Christopher Wren (interpretato da Carlo Lizzani) e il misurato maggiore Metcalf (in scena Roberto Della Casa), la compagnia Attori & Tecnici, ospitata da una bella e rispettosa scenografia (le scene sono di Alessandro Chiti), sostiene un ritmo volutamente e necessariamente lento, con la cadenza di un fiocco di neve che scende dal cielo, dove non si può sospettare del maggiordomo, semplicemente perché il personaggio non è stato previsto dalla sua geniale autrice.
Ha dichiarato il regista, riferendosi al racconto: “Mi sono imposto di non tradire la scrittrice e così ho scelto di non darne una lettura simbolica. Ho preferito il tradizionale al contemporaneo a tutti i costi. Credo, infatti, che per far funzionare questo perfetto congegno sia necessario lasciarsi trasportare dal clima, dal periodo in cui è stato scritto”. E i tanti estimatori della più classica firma del romanzo giallo non possono che essergliene grati. Difatti l'atmosfera inglese del primo dopoguerra è pienamente rispettata, sia nella scelta dei dialoghi che nei costumi (di Isabella Rizza), tutto contribuisce a mantenere - come abbiamo già scritto recensendo l'originale The Mousetrap - il piacere visivo e immaginifico dei film, rigorosamente in bianconero, con (tanto per rimanere fedeli alla stessa macchina da scrivere) Margaret Rutherford.
Da vedere se si ama il giallo classico, ma da vedere anche se si ama il buon teatro. La trappola che si tende allo spettatore è infatti questa: una volta entrati in una sala teatrale, il difficile è sempre uscirne. Siamo tutti avvisati, ma è un rischio che fortunatamente piace correre a tutti.
Trappola per topi
di Agatha Christie
con Annalisa Di Nola, Stefano Messina, Carlo Lizzani, Massimiliano Franciosa, Roberto Della Casa, Marco Simeoli, Carlotta Proietti, Elisa Di Eusanio
regia Stefano Messina
musiche Pino Cangialosi
produzione Attori & Tecnici









