Regalo di Natale (recensione)

Il pubblico delle sale (cinematografiche) italiane nel 1986 viene colpito da un eccellente racconto "natalizio" di Pupi Avati

al tavolo del poker
m&s - al tavolo del poker (foto © media & sipario)

Diciotto anni dopo, sempre il pubblico delle stesse sale (ancora una volta cinematografiche) ritrova gli stessi attori (autore e regista) per il sequel. Ci trasferiamo ad oggi, il racconto è lo stesso, diversi gli attori e diverse le sale (teatrali).

Regalo di Natale, il bellissimo film di Pupi Avati (anche autore di soggetto e sceneggiatura), ha vinto due David di Donatello (canzone originale e suono), un Nastro d’Argento (Diego Abatantuono) e la Coppa Volpi a Venezia (Carlo Delle Piane); facile di conseguenza comprendere per quale motivo sia così amato dal pubblico. Qualora non lo abbiate già "rivisto" (perché un film di genere si vede almeno una decina di volte), vi invitiamo a colmare la grave lacuna il prima possibile. A differenza del teatro, con il cinema - e i vari canali digitali - è sempre possibile, basta cercarlo o aspettarlo in una sua prossima riprogrammazione. Ed è possibile anche vedere il sequel, che il medesimo regista ha girato con i medesimi attori (stupendamente invecchiati, come il buon vino) e cast tecnico, ripartendo da quella stessa partita di 15 anni prima, La rivincita di Natale (2004).

Spostandoci dalla sala cinematografica a quella teatrale, il testo da Pupi Avati è passato nelle mani di Sergio Pierattini (che ne ha curato l'adattamento) e di Marcello Cotugno (che si è occupato della regia), lasciando sostanzialmente inalterata la struttura principale del racconto di (poca) amicizia che si svolge - in questo caso - tutto in interni la sera di Natale, attorno ad un tavolo da gioco, per una partita a carte dai significati più profondi di una semplice possibile vincita o perdita di denaro, poco o tanto che sia, espresso in lire prima e in euro dopo. Come siamo molto lontani dalle tavolate e dal divertimento offerto dai giochi natalizi.

In una villa avuta in prestito quattro amici - Lele (Giovanni Esposito), Ugo (Valerio Santoro), Stefano (Gennaro Di Biase) e Franco (Fulvio Pepe) - si rivedono, dopo essersi anche persi un po' di vista, per passare la sera della Vigilia in una partita di poker. Esterno ai quattro "amici" solo l'avvocato Santelia (Gigio Alberti), un piccolo industriale (fabbrica bambole per adulti praticamente perfette per una particolare e selezionatissima clientela internazionale) con la passione per il gioco e - a quanto raccontato da Ugo - abituato a perdere: un "pollo" perfetto, almeno nel pensiero di chi ha organizzato la partita, con il malcapitato avvocato nel ruolo della vittima sacrificale. Lele è un giornalista, critico teatrale, ma la sua testata lo mantiene in un angolo. Stefano è un imprenditore del fitness, ma i suoi affari non vanno proprio benissimo. Ugo e Franco, quest'ultimo è l'unico a passarsela bene (è titolare di alcuni cinema), non si vedono da quando Ugo ne ha tradito l'amicizia, causandone il divorzio da Martina. Franco fra i quattro è il più abile con le carte. "Se il poker è lo specchio della vita, il teatro è il luogo dove attori e spettatori si possono rispecchiare gli uni negli altri. E due specchi messi uno di fronte all'altro generano immagini", leggiamo nella nota di regia di Marcello Cotugno.

Evitiamo di spingerci oltre nel racconto, siamo sempre convinti assertori che un'opera teatrale vada vista, anche perché stiamo scoprendo che tra il pubblico ci sono molti che non hanno visto il film e che, di conseguenza, non sono a conoscenza dello sviluppo finale. Ripetiamo l'invito a vedere entrambi i "regali". Nel passaggio dal cinema al teatro ci sono ovviamente delle rinunce da fare, non alla qualità attoriale, che i cinque protagonisti odierni mantengono alta, ma a tante piccole sfaccettature e atmosfere minori impossibili da replicare all'interno delle tre pareti. Molto interessante e ben studiato il tavolo da gioco ruotante (la scena è firmata da Luigi Ferrigno) che permette a tutti gli spettatori di avere frontali gli attori e permette al tavolo di giocare con il cerchio della vita di chi si siede attorno ad esso. Se abbiamo notato un leggero eccesso preparatorio per il primo atto, che si affida maggiormente al "solito" bravissimo Giovanni Esposito, il ritmo è poi cresciuto nel momento in cui tutto il cast si è seduto al tavolo da gioco ed è iniziata la partita. Da applausi a scena aperta lo scontro/chiarimento tra Franco e Ugo con argomento, ovviamente, Martina, sotto gli occhi imbarazzati degli altri giocatori.

"Carte" umane di grande qualità danno vita ad un azzardo che è per primo con se stessi, con la propria coscienza, i cinque hanno infatti ogni motivo possibile per rendere il gioco una metafora della loro vita dalle tante sfaccettature e dai tanti rancori, superiori ad ogni punto posseduto e mai definitivo, come il poker insegna. La bellezza del racconto è avvincente e permette di non fare caso alla perdita di valore nell'adeguamento da lire in euro, che rende vincite e perdite meno consistenti e drammatiche. Gli applausi della sala, al termine, sono convinti e meritati e come due scale reali nella stessa mano vanno divisi equamente fra tutti i partecipanti al tavolo. Arriverà anche la "rivincita"? Quanto scommettiamo?

La Pirandelliana
presenta
REGALO DI NATALE
dal soggetto di Pupi Avati
adattamento teatrale Sergio Pierattini
con Gigio Alberti, Giovanni Esposito, Valerio Santoro, Gennaro Di Biase, Fulvio Pepe
scenografie Luigi Ferrigno
costumi Alessandro Lai
luci Pasquale Mari
regia Marcello Cotugno
durata 2 ore, escluso intervallo

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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