E' Natale, tempo di feste, giochi e “abbuffate”. Come ogni anno arrivano le attesissime vacanze, occasione per riposarsi, interrompere l'indiavolato ritmo quotidiano e rivedere parenti e amici che la frenesia del lavoro fa trascurare, soprattutto quando vivono lontani. Per alcuni è una gioia, per altri un dolore inevitabile, come andare dal dentista.
A casa di Saverio e Trieste iniziano - come ogni anno - i sistematici e rigorosi preparativi per l’arrivo degli amati figli e degli amatissimi nipoti. Saverio (Lello Arena), è un sottufficiale dei carabinieri in pensione, ed è proprio lui ad aprire la scena insieme alla consorte (Giorgia Trasselli). I due anziani, nell'attesa, si presentano al pubblico come ogni coppia che ha condiviso tutta una vita insieme, discutendo. La moglie contraddice ogni affermazione del marito, nel più classico gioco delle parti, anche giustificato dall'età dei due personaggi e dalla scarsa memoria di Saverio. Da capire, poi, perché la Lei è sempre più lucida del Lui, anche in età avanzata. Ma questa riflessione ci allontanerebbe dalla nostra storia e di conseguenza andiamo immediatamente oltre.
Saverio e Trieste sono in trepidante attesa dei loro famigliari, più Trieste che Saverio, ma anche questo è normale ed è un atteggiamento condiviso in molte delle case italiane, nel pieno rispetto dei ruoli sociali assegnati (da capire anche questo, e da chi, e perché). Analisi sociologica a parte, arrivano finalmente i figli tanto desiderati, corredati ovviamente di una nuora e un genero (Alfredo, Milena, Alessandro, Gina, Lina e Michele), ma non c’è traccia dei nipoti che hanno preferito passare le festività altrove. Ogni componente della famiglia ora riunita trasferisce in casa dei genitori i propri problemi personali: chi è succube del coniuge, chi non può avere figli, chi nasconde la propria personalità, chi è stressato o finge di esserlo per fare la vittima, ecc. Sono immancabili poi i cellulari che immortalano in ogni momento i classici riti natalizi, consegnandoli a gallerie elettroniche che mai - successivamente - verranno visualizzate.
Difficile far convivere tante personalità evitando contrasti, ma Trieste sembra riuscirci, la donna incarna perfettamente la tipica mamma italiana premurosa, che cerca di accudire i figli, come se fossero ancora sotto la sua ala protettrice, diversamente da Saverio che, forse anche a causa dei vuoti di memoria, a volte stenta persino a riconoscerli. Godibili i suoi intermezzi da svanito, perché sono di scena, un dramma quando invece sono reali. Entrambi i genitori sono caparbiamente aggrappati agli usi della famiglia, spesso tramandati di generazione in generazione, dei quali chiedono il massimo rispetto: l’addobbo dell’albero, i cibi tradizionali, la processione e la messa di Natale. Per fare Natale c'è poi la tavola continuamente apparecchiata, le sedie spaiate, il televisore sempre acceso e il servizio buono di piatti, quello che si tira fuori solo nelle grandi occasioni. Sono tutti tasselli tanto semplici quanto significativi del "rito", non importa che i bambini crescono facendosi adulti e i genitori invecchiano, ci sono abitudini radicate che non possono e non devono cambiare mai, punti fissi nella fitta rete delle trame familiari.
Ma l'apparente "serenità" si rompe improvvisamente, quando Trieste, sempre lei, annuncia l'impossibilità per i due "vecchi" di poter continuare a vivere senza assistenza e la decisione di volersi trasferire a casa di uno dei quattro figli, contribuendo alle spese con la pensione e con l'intestazione della casa. Tutto da qui esplode, il vaso di Pandora si scoperchia e si distruggono i già precari equilibri tra i fratelli. Scoppia il risentimento, tutti i rancori sopiti e le gelosie infantili escono allo scoperto, in un rimpallo costante di "sì, ma tu", perché - ovviamente - nessuno vuole addossarsi il “peso” dei due anziani. Tutti vanno alla ricerca della soluzione più "pratica" e la soluzione, come sempre facciamo, vi invitiamo ad andarla a scoprire in teatro, non necessariamente a Natale, anche se è probabile che in molti (secondo noi, moltissimi) abbiano già visto e rivisto il film del 1992, diretto da Mario Monicelli, e quindi sappiano come va a finire, anche se non è detto che...
Chi ha amato la pellicola non potrà comunque non apprezzare la piacevole diversità teatrale messa in scena da Carmine Amoroso e da Luciano Melchionna, ricordiamo che il testo era nato per il teatro, prima che il regista cinematografico se ne innamorasse. Si è cercato e trovato il rispetto assoluto del racconto, con molti punti di contatto, mettendo però il copione a disposizione delle qualità attoriali del cast, inserendo quel giusto coinvolgimento del pubblico in sala che solo in teatro si può ottenere, diverso da sera in sera. L'amarezza che si prova nel vedere questi due poveri anziani alle prese con l'egoismo dei propri figli è mitigata dalle risate che gli attori provocano, ma solo appena. Un testo, dicevamo, natalizio, ma non è sicuramente necessario attendere dicembre per poterlo vedere: per fortuna nostra in teatro può essere Natale sempre, basta che il sipario continui ad aprirsi e bravi attori ci attendano sul palcoscenico.
Luciano Lattanzi
PARENTI SERPENTI
di Carmine Amoroso
con Lello Arena, Giorgia Trasselli e con Raffaele Ausiello, Marika De Chiara, Andrea de Goyzueta, Carla Ferraro, Serena Pisa, Fabrizio Vona
scene Roberto Crea
costumi Milla
musiche Stag
disegno luci Salvatore Palladino
assistente alla regia Sara Esposito
regia Luciano Melchionna
produzione Ente Teatro Cronaca in collaborazione con Bon Voyage Produzioni e con il Festival Teatrale di Borgio Verezzi








