La compagnia teatrale ha scelto come proprio nome "Gli incerti del mestiere", probabilmente giocando anche sul fatto di essere sì dei professionisti, ma non del palcoscenico. Dopo averli visti all'opera (almeno noi tre volte, e non siamo gli unici), è probabile che siano costretti in futuro a gettare sempre la monetina per scegliere in quale ambito professionale rimanere o dove e quando cercare ulteriori soddisfazioni.
La scena si apre in maniera classica: una coppia che porta la spesa a casa e approfitta dell'ascensore guasto per bisticciare. Gino Vedovo (Tiziano Lepone), come ogni marito che si rispetti, è "succubo" (cit.) delle continue richieste di Adele La Moglie (Barbara Mecucci). I due cognomi di scena vengono ovviamente sfruttati: non sono messi lì per caso. Inaspettatamente per Gino, la richiesta della moglie di andare a ritirare il tappeto in lavanderia viene bloccata dall'arrivo in casa dell'amico di sempre, Pino Ottone (Enrico Franchi), che, appresa la notizia di un fondamentale acquisto della Roma (addirittura Bucio, il miglior attaccante del Botswana!), vuole convincerlo a rinnovare l'abbonamento alla squadra del cuore.
A lato della richiesta, fondamentale nella vita di ogni tifoso, specialmente per quelli della Capitale, Pino racconta con (finta) nonchalance che il sacerdote che 10 anni prima aveva sposato Adele e Gino si è rivelato non un vero prelato, ma una fantomatica spia, di conseguenza il matrimonio celebrato non è considerabile valido. Adele è disperata e cerca conforto nell'amica Rachele Migno (Cristina Cristilli), la moglie di Pino. Naturalmente le due donne si coalizzano contro i mariti, mettendone in risalto anche le défaillance sessuali ("che se facciamo un figlio, mi viene rosso per quanta ruggine c'è!").
Fortunatamente (da capire per chi) arriva a mettere pace, benedizione (a luglio!) e una parola di conforto Padre Ampelio (Aldo Minghelli), un pacioso sacerdote "emiliano" dall'occhio profondamente strizzato verso il Fra Tuck disneyano (e le assonanze sceniche con Robin Hood non finiscono qui). Completano la confusione del salone dell'appartamento (acquistato in comunione di beni ma intestato alla sola Adele) l'innesto di un altro inquilino (Marco Di Lotti), un avvocato omosessuale che in realtà è più dedito all'insegnamento, è un ricercatore all'università ("ricercatore? che ve siete persi?"), e, per non farsi mancare nulla, anche un falso tecnico dell'ascensore (Giuseppe Rombolà), arruolato all'ultimo momento per dare man forte al piano che... non vorremmo essere querelati, quindi tutto il resto vi va a vedere a teatro! E vi consigliamo di non farvi sfuggire l'occasione di divertirvi per l'intera durata dello spettacolo.
Tiziano Lepone ha scritto una divertentissima commedia, strizzando l'occhio al mondo del cinema, per il quale originariamente questo "soggetto" era stato pensato, e trovando sicuramente un suo dignitoso spazio nella commedia italiana contemporanea, citiamo ad esempio la surreale (ma non troppo) storia di ricerca e ricercatori di Smetto quando voglio (2014, di Sydney Sibilia), indipendentemente dallo strumento narrativo nel quale viene collocato. Il testo, scevro da ogni forma di volgarità gratuita, è adatto alle famiglie e anche a chi non ama il calcio e non è romano, offre a chiunque guarda un meccanismo di oliata drammaturgia comica, con continui giochi di parole (senza fare eccessivo spoiler, invitiamo a comporre e scomporre i cognomi dei protagonisti), battute divertenti "calciate" una dopo l'altra e sorrette perfettamente da sette (finti) non professionisti del teatro, costantemente in parte, anche fisica, vista la dinamicità della commedia.
La regia (amichevole) di un vero mestierante del cinema, Enrico Vanzina, e le tante piccole aggiustature, portate sul lavoro nel tempo, lo hanno reso un piccolo gioiello di comicità contemporanea, un orologio che marcia perfettamente sulla linea del divertimento puro, sia degli attori che del pubblico. Entrare a teatro a vedere "Nozze di Rame... forse" scatena sicuramente il buonumore, durante la visione e anche dopo, riassaporando le battute. Vi invitiamo a mettere alla prova le nostre parole, e se lo spettacolo non dovesse piacervi, potete anche fare causa alla Compagnia, anche se riteniamo sia piuttosto difficile trovare qualcuno disposto a patrocinarvi, Almeno sul Foro di Roma!
Golia srl
presenta
Gli Incerti del Mestiere
in
NOZZE DI RAME... FORSE
una commedia di Tiziano Lepone
con l'amichevole regia di Enrico Vanzina
con l'appassionata radiocronaca di Patrick Vom Bruck e Carlo Zampa
con Tiziano Lepone, Barbara Mecucci, Enrico Franchi, Cristina Cristilli, Aldo Minghelli, Marco Di Lotti, Giuseppe Rombolà
delegato di produzione Marco Vanzina Sanguinetti
aiuto regia Marco Di Lotti
scenografia Erika Laurita
direttore di scena Ivan Antonazzo
tecnico luci Mario De Carli
durata un atto unico di circa 80 minuti (esclusi i tempi supplementari)









