Notte, apparentemente lontani dalle luci della città, il buio è comunque appena attenuato dai fari delle poche macchine che transitano su di una strada asfaltata. Parte da qui l'incontro, fortuito e inizialmente poco gradito da parte di entrambe, delle protagoniste del racconto teatrale firmato da Pierre Palmade e Cristophe Duthuron, messo in scena, per la versione italiana, nell'adattamento di Mario Scaletta e per la regia di Nicasio Anzelmo.
Margherita (Marisa Laurito) e Clorinda (Fioretta Mari) si fronteggiano ai lati della strada, nel tentativo di guadagnarsi, l'una a scapito dell'altra, un probabile passaggio da parte di uno dei pochissimi automobilisti che potrebbero incrociare la loro strada. Entrambe le anziane (vorremmo capire quando e perché uno stato anagrafico debba essere ravvisato come una mancanza di rispetto, specialmente se declinato al femminile: questo le due sono!) attraverso il semplice e ingenuo gesto con la mano cercano di allontanarsi dalla loro vita appena trascorsa. Margherita ha abbandonato la famiglia, ma soprattutto il suo essere sempre presente, ogni giorno uguale al successivo e fotocopia del precedente, il suo essere il riferimento centrale - tanto fondamentale quanto minimamente gratificato - per figlia e marito. Clorinda ha invece abbandonato un abbandono, quello del proprio figlio che ha deciso sì di occuparsi della madre, ma delegando i propri compiti ad una casa di riposo, dove l'anziana è stata riposta in attesa di passaggio a miglior vita. Ci chiediamo: dove è scritta la certezza che si tratti di miglior vita? la morte è morte e azzera tutto, ma fermiamoci prima di prendere strade altre.
Partendo da questa somma di abbandoni (i familiari hanno smesso da tempo di amare Margherita, per questo lei li abbandona, così come avviene per Clorinda), le due donne si trovano a dover affrontare - ovviamente piuttosto impreparate - una serie di avventure e vicissitudini che hanno in ogni caso l'incertezza del futuro e, allo stesso tempo, il sapore intrigante e pericoloso della libertà, quindi in ogni caso sempre preferibile ai successivi anni (tanti o pochi che fossero) fatti di una lenta e prolungata noia quotidiana, un'agonia costruita sul nulla e che nulla può sicuramente restituire.
A cosa andranno incontro? Basterà entrare in un teatro, dove lo spettacolo è in scena, per scoprirlo. Non è troppo difficile visto che è in tournée. In ogni caso le atmosfere sono ben distanti da quelle cinematograficamente tragiche delle Thelma & Louise (1991, di Ridley Scott).
Allo spettatore più curioso (non temete non è nostra abitudine fare spoiler) basti sapere che la pièce è costruita come una sequenza di quadri narrativi, disciplinati dal cambiamento della scenografia che di volta in volta diventa altro, una bella idea ed eccellente realizzazione di Daniele Cupini che sembra prendere ispirazione dalle preziose e complesse macchine sceniche del lontano passato, sottolineando così il necessario movimento visivo che va a completarsi sul recitato.
Le due attrici mettono del loro (e ne mettono tutto quello che serve, anche in sostegno l'una dell'altra) per raccontare quello che viene appena accennato, fornendo così allo spettatore quegli spunti riflessivi che in un'opera teatrale, anche se leggera, è preferibile siano presenti. Se alla fine, nel reciproco ringraziamento di chi sta sopra e chi sta sotto il palcoscenico, si esce dalla sala preoccupandosi appena un poco di più di chi vive accanto a noi, sarà necessario darne merito alle 2 donne e sperare, poi, che la loro fuga possa avere una fine serena.
Spettacoli Teatrali Produzioni
presenta
DUE DONNE IN FUGA
di Pierre Palmade e Cristophe Duthuron
adattamento Mario Scaletta
regia Nicasio Anzelmo
con Marisa Laurito e Fioretta Mari
musiche Andrea Tosi
disegno scenografico Daniele Cupini
abiti di scena Martino Midali









