Una serata come viene... (recensione)

Una serata come viene... ma non si sa come o perché, a Marco Cavallaro viene sempre bene

Marco Cavallaro
m&s - Marco Cavallaro in Una serata come viene... (foto © media & sipario)

Una serata all'insegna del divertimento ma camaleontica, perché cambia a seconda del pubblico presente e si trasforma grazie alla capacità dello "sconosciuto più conosciuto" del teatro leggero italiano.

Norman Cousins (1915-1990), fu un giornalista, scrittore, docente ed anche pacifista statunitense. Marco Cavallaro è un attore, autore, regista e scrittore (e noi crediamo anche pacifista) che conosciamo e che abbiamo più volte già applaudito. Che cos'hanno in comune un giornalista del secolo scorso e un artista contemporaneo? Il fatto di fare dell'ironia e del concetto che "ridere fa bene alla salute" il leit motiv della loro vita.

Cousins fu uno dei primi a divulgare la terapia di "tre o quattro film comici al giorno", conditi con 15 grammi di vitamina C, in diversi bestseller ispirati alla propria esperienza di vita: per anni ammalato di cuore e di spondilite anchilosante, che cominciò a curare con la "terapia del sorriso", sopravvivendo più di trent'anni dalla diagnosi. Cavallaro ha iniziato la carriera artistica 25 anni fa, sviluppando "l'attitudine alla risata intelligente", quella per la quale è necessario avere sì talento, ma anche determinazione e studio. Studio dell'ambiente che ci circonda e osservazione della gente, fucina naturale di "macchiette" da imitare o a cui fare il verso, sulla scia di quanto faceva (con il dovuto rispetto, capo chinato e distanza) il più grande di tutti Totò.

Ed è per questo che in "Una serata come viene" - che abbiamo visto, applaudito (e riso tanto!) - Marco Cavallaro mette in scena, in una sorta di "studiata" improvvisazione, la gente comune, trasformando le vibrazioni che arrivano dal pubblico in intelligenti battute e adattandosi al momento come un camaleonte umano che prende il colore dell'ambiente in cui si posa. Da qui il titolo della serata "come viene...". Nel senso che, da bravo capocomico, Cavallaro utilizza un canovaccio di base mettendo in scena tutte le caratteristiche proprie della Commedia dell'Arte, nell'accezione della "rappresentazione teatrale ove comici professionisti salgono sul palco improvvisando scene attraverso l’uso di tipi rappresentativi".

Fotografie scattate personalmente durante i suoi tour teatrali, video originali caricati in rete da persone ignare del successivo utilizzo (ma che cercano comunque i famosi 15 minuti di popolarità e plauso), l'interattività con lo spettatore che, coinvolto, si trova perennemente in equilibrio instabile: o sulla poltroncina per il gran ridere o per la paura di essere chiamato sul palco o semplicemente apostrofato da Cavallaro con domande di ogni genere, che più imbarazzanti sono e meglio è, ma attenzione: siamo anni luce lontani dalla stand-up comedy, visto il garbo, di dna normanno, del protagonista. Uno spettacolo che serve all'artista per mettersi in gioco in una sorta di prova generale per "qualcosa" che prende forma di sera in sera e che potrebbe diventare uno spettacolo con trama più definita o semplicemente un one man show, o anche una chiacchierata tra amici.

In due ore, che potrebbero tranquillamente diventare tre, si conoscono sfaccettature dell'uomo medio che sono davanti ai nostri occhi, ma che solo il "comico" riesce a cogliere e padroneggiare, perché le guarda da un'altra prospettiva: il poeta dei muri ed il poeta di ritorno, cioè quello che scrive in risposta alle "massime" dei "writers della domenica"; la comicità dei gestori di locali; l'infinità naturalezza degli studenti che danno sfoggio del loro acume nelle frasi scritte nei corridoi. Una su tutte, veramente geniale: "Non fate la guerra che poi dobbiamo studiarla". E come poteva Cavallaro non notarla? Non abbiamo detto che è un pacifista?

UNA SERATA COME VIENE...
di e con Marco Cavallaro
regia Marco Cavallaro

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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