Un appartamento al sesto piano fa da sfondo alla storia di Momò, ragazzino musulmano di quattordici anni che racconta la sua vita con l’ingegno e la semplicità d’immaginazione che contraddistinguono un fanciullo. Nei panni di Momò troviamo Silvio Orlando che riesce meravigliosamente a farci capire, con innocenza e naturalezza, cosa accade ai figli indesiderati di prostitute. La narrazione ci porta tra i vicoli di Parigi, negli anni '70 dello scorso secolo, tra i quartieri di Belleville e Bois du Boulogne, proprio in quell’appartamento al sesto piano (bella la resa scenografica di Roberto Crea) dove abita Madame Rosa, ebrea, riuscita a sopravvivere all’olocausto. Madame Rosa è una signora anziana, una ex prostituta che accoglie i “figli di puttana”, come si definisce Momò.
L’intero monologo di Silvio Orlando, diviso in 5 scene, narra l’evoluzione del rapporto tra i due protagonisti; all’inizio Momò non vuole vivere da Madame Rosa, vuole uscire da quel misero appartamento per sentirsi protetto tra le braccia di sua madre. La desidera così tanto che la sua immaginazione spesso lo porta tra le accoglienti zampe soffici di una leonessa, nella quale personifica tutte le necessità dell’affetto materno. Il bambino vive in questo suo mondo fatto di spontaneità e di ingenuità, che lo fa sperare di essere in futuro adottato, come accadrà ad alcuni suoi compagni di vita.
L’atteggiamento di Momò cambia, quando si accorge che l’anziana Rosa fa sempre più fatica a salire sino al sesto piano: la vecchiaia incombe sulla vita della donna e lui, assumendosi le responsabilità di un adulto, affronta tutte le difficoltà che gli si propongono, di giorno in giorno. Il monologo poi evolve, come evolve il rapporto tra il ragazzino e l’anziana signora: i due diventano amici e complici, l’uno sarà sempre più unito all’altra, fino a non volersi separare mai. In fin dei conti Madame Rosa è diventata la madre che Momò ha sempre cercato.
In questa ambientazione parigina troviamo affrontate numerose tematiche che sono più attuali che mai: primo fra tutti il tema della diversità. Una diversità fatta di culture, di differenze religiose e dei più variegati orientamenti sessuali, una diversità che va a toccare gli strati più bassi ed emarginati della società. Molti personaggi che appaiono nel monologo appartengono al mondo degli ultimi, ed è proprio quella diversità che li rende uguali e li unisce: un ossimoro che farà crescere in loro l’aiuto reciproco. L’atmosfera dell’intero dramma, dal primo all’ultimo atto, è unita insieme dalla tematica dell’immigrazione: un filo sottile che percorre tutta la vita di Momò portandolo alla ricerca di una sua identità culturale, religiosa ed etnica, che avrà in parte riscontro solo dopo la conoscenza del padre. Momò verrà catapultato in situazioni più grandi di lui, all’interno delle quali riuscirà goffamente a destreggiarsi. Situazioni che lo vedranno crescere pian piano nel mondo degli adulti, passo dopo passo, senza fretta: d’altronde, essendo ancora un ragazzino, ha tutta “la vita davanti a sé”.
Pregevole il lavoro di Silvio Orlando, perfettamente credibile nei panni di un adolescente, così come in quelli di ulteriore musicista quando, al termine dello spettacolo, imbraccia il flauto e si unisce all'Ensemble dell’Orchestra Terra Madre, che fino a questo momento lo aveva accompagnato musicalmente con intermezzi fortemente ritmati e multietnici, a ricordo della terra africana originaria di Momò, il Senegal. La drammaturgia teatrale lascia quindi spazio alla sorella musicale che, ugualmente godibile, evoca in chi guarda (e ascolta) il paragone con altri grandi autori/interpreti che si trovano sempre più spesso a fare musica. D'altra parte c'è sempre spazio per una nuova vita davanti a sé.
Silvio Orlando
in
LA VITA DAVANTI A SE'
tratto dal romanzo “La Vie Devant Soi” di Romain Gary
traduzione Giovanni Bagliolo edizione Biblioteca Neri Pozza
direzione musicale Simone Campa
con l’Ensemble dell’Orchestra Terra Madre
(chitarra battente Simone Campa; percussioni Gianni Denitto;
clarinetto e sax Marco Tardito; fisarmonica Maurizio Pala; kora e djembe Kaw Sissoko)
scene Roberto Crea
disegno luci Valerio Peroni
costumi Piera Mura
organizzazione Maria Laura Rondanini
direttore di scena Luigi Flammia
fonico Gianrocco Bruno
amministrazione Teresa Rizzo
produzione Cardellino srl
riduzione e regia di Silvio Orlando
durata 80 minuti circa









