Una carneficina, un’estenuante e sanguinosa guerra di trincea che si trasforma inspiegabilmente in un’assurda opportunità di sviluppo economico, con l'industria italiana che marcia a pieno ritmo, ma con maestranze al femminile, per la scarsezza degli uomini, distratti dal lavoro e impegnati al fronte. Nelle fabbriche trovano posto, per la prima volta, le donne che vengono impiegate in ruoli strettamente maschili, mostrando la medesima capacità. In Tutte a casa si racconta la storia di cinque di loro e dell'incapacità, tutta maschile, di riuscire a costruire la pace.
Ci troviamo nell'ufficio della premiata ditta Colombo & Gallo, specializzata in automezzi civili e militari. Il proprietario è però al fronte per controllare il funzionamento dei suoi automezzi, al suo posto la moglie Margherita (Paola Gassman), cui l'uomo manda ogni giorno un telegramma con le direttive che la ricca borghese consegna con costante ritardo all'efficiente segretaria Liliana (Mirella Mazzeranghi).
Inizialmente Margherita si dimostra incapace di comprendere la portata della guerra e recrimina il trattamento da fattorino, mentre il marito è al fronte a divertirsi ("Se mio marito ha deciso di andare al fronte, il pericolo sta da tutta altra parte”), per poi svegliarsi improvvisamente nel momento in cui l’uomo viene fatto prigioniero dagli austriaci. Il posto di comando diventa reale e la donna ha così modo di rendersi conto che deve soprattutto difendersi dal "fuoco amico", rappresentato da un concorrente senza scrupoli, che mira a sfruttare la situazione per accaparrarsi il lucroso mercato. Ma ha fatto i conti senza la pratica e provvidenziale Liliana.
Quando tutto il personale maschile viene chiamato al fronte, è ancora una volta una donna a intervenire. È Comunarda (Paola Tiziana Cruciani), madre di uno degli operai che decisa vuole mantenere il posto del figlio in fabbrica, perché al suo ritorno dalla guerra (sperando che torni, ma una mamma questa eventualità non la considera) il lavoro sia ancora il suo. E come lei tante altre, al posto dei loro uomini, come loro, anzi meglio di loro. Teresa (Claudia Campagnola) ha cinque bocche da sfamare, è una fervente cattolica, convinta che lavorare sia un peccato, ma deve dar qualcosa da mangiare ai suoi figli. Mentre Giacomina (Giulia Rupi) ha bisogno di denaro per potersi permettere gli acquisti dei cappellini che la gratificano e la rendono ancora più bella agli occhi maschili che non sono al fronte. Due spaccati di mondo apparentemente differenti e distanti, in uno ci sono le operaie con le tute sporche di grasso, nell’altro la ricca borghesia, il capitalismo che anche se al femminile impara in fretta le regole (Per comandare una fabbrica basta dire sempre no).
Una commedia brillante, ma allo stesso tempo delicata e convincente, che fa affiorare alla mente un lieve riferimento cinematografico per "Ragazze vincenti" (1992, di Penny Marshall), troppo facile fare riferimento al capolavoro al maschile di Luigi Comencini del 1960. Per l'uno o per l'altro le analogie si fermano qui. La commedia di Badalucco e De angelis si ritaglia uno spazio del tutto personale, in grado di portare al pubblico sia il sorriso che la melanconia e consegnando a noi spettatori del XXI secolo i drammi di un '900 che in pochi anni di follia ha "costruito" più di 100 milioni di morti, principalmente prodotti tra chi le guerre non le aveva volute, ma se le è trovate sopra la propria testa, come un bombardamento notturno, e nemmeno sempre preavvisato dalle sirene. Uno spaccato di umanità e solidarietà femminile, ma d'altra parte non potrebbe essere diversamente, visto che - biologicamente - la donna è predisposta a "darla" la vita e non a toglierla. Per quello bastano gli uomini.
TUTTE A CASA
di Giuseppe Badalucco e Franca De Angelis
con Paola Gassman, Mirella Mazzeranghi, Paola Tiziana Cruciani, Claudia Campagnola, Giulia Rupi
scena Francesco Ghisu
costumi Mariagrazia Nicotra
regia Vanessa Gasbarri
produzione Pragma









