Il corpo perfetto (recensione)

Il corpo perfetto è l'analisi di una generazione che non si accetta mai per quello che è

immagine di una donna con in mano un coltello
m&s - Lavinia Savignoni è la protagonista de Il corpo perfetto

Lavinia Savignoni ha scritto, diretto e interpretato le ossessioni contemporanee (e ci spiace constatare quanto siano principalmente al femminile) per ottenere un corpo perfetto. Brava lei nell'affrontare il tema senza concedere sconti, come la bilancia dopo una cena troppo importante.

La prima "responsabile", negli anni '80, porta il nome di Jane Fonda, ma forse lo è stata a sua insaputa. In ogni caso è all'attrice americana che si deve la prima esplosione mediatica di attenzione per la forma fisica, attraverso tanta ginnastica, musica ritmata in quattro quarti dall'ascolto facile facile, ma soprattutto quegli orribili scaldamuscoli che hanno minato il sex appeal di una generazione.

Da quel momento insospettabili casalinghe, dotate di pancetta, ma anche di sorriso (prima di inserire la cassetta vhs nel videoregistratore), iniziarono a scoprire e certificare che magro e tonico è bello, anzi bellissimo, anzi, nelle sue forme più esasperate, una vera e propria ragione di vita, forse l'unica ancora possibile. Ma non ci sarebbe stato nulla di male, se tutto questo non venisse poi, in alcuni casi, vissuto come un vero e proprio bisogno assoluto, da perseguire, costi quello che costi, al punto da rendersi e rendere la vita sociale impossibile. E a nulla sono valse le proteste, solo maschili, contro l'eccessiva magrezza, anzi hanno accentuato la reazione indispettita e il blocco totale del frigorifero, visto come il principale nemico verso la "perfetta" forma fisica.

Con una cifra stilistica che in qualche passaggio strizza l'occhio alla stand up, il monologo analizza appunto l'ossessione odierna dell’essere sani, il doversi sentire bene e in pace con l'ecosistema mondiale, sempre, il mangiare con molta (eccessiva) moderazione e rigorosamente solo biologico, l'avere corpi sempre tonici e perfettamente funzionanti. Una vita tutta tesa ad ottenere quel "corpo perfetto", guardando al modello che il più delle volte appartiene al mondo dello spettacolo e che di conseguenza usa il corpo come uno strumento di lavoro, con una conquista di tonalità, in alcuni casi, ottenuta veramente a caro prezzo. Il racconto è veloce e impattante, la mimica facciale della protagonista è volutamente esasperata, ma anche espressiva della drammaticità che sta vivendo, affrontando il rapporto malato che ha con la sua immagine riflessa nello specchio, il terrore per la minima ipotetica défaillance fisica e tutti gli accorgimenti da applicare strenuamente, per far funzionare al meglio la "macchina perfetta", con un inevitabile condizionamento dettato dai social network.

La Lavinia in scena è una bella quarantenne che ovviamente non si piace quanto dovrebbe e - incontrovertibilmente, ma solo dal punto di vista maschile - potrebbe. Quella che porta avanti con così tanta rabbia è una missione esistenziale al servizio della forma fisica, per debellare il "non sano" dalla sua ed altrui vita. In attesa di andare in onda con il suo programma televisivo, getta addosso a sé e al pubblico fiumi di parole che nascondono, nemmeno troppo, tutta la rabbia repressa per il dover essere quello che non vorrebbe. Sa che la sua è prima di tutto una lotta con la "voglia", di un gelato, di un cioccolatino, di un hamburger con le patatine: tutte normali ed innocenti gratificazioni con le quali è corretto non esagerare, ma non è nemmeno statuito che sia necessario rinunciarvi, sempre e comunque. Specialmente se la rinuncia comporta disagio.

Se poi alle ovvie privazioni per avere e mantenere "il corpo perfetto", si aggiungono anche quelle sentimentali e sociali, il mix è sicuramente pericoloso e non può che produrre un'esplosione di rabbia e depressione. Scopriamo così che Lavinia soffre della costante competizione (sempre incomprensibile il motivo per cui deve essere manifestata) interna alla famiglia, soffre da sempre per gli infelici paragoni degli adulti tra lei e la sorella, in un'età in cui un'osservazione superficiale, fatta senza curarsi delle conseguenze emotive, produce negli adolescenti effetti devastanti e soprattutto difficili poi da superare, anche successivamente.

La sofferenza diventa reazione e cattiveria, tutta femminile, facendo pagare psicologicamente a chi è diventata madre - ma ora ha i seni rilassati - lo scotto del confronto con il suo perfetto, ma infelice, corpo. "Io non ho avuto figli, ma non ho nemmeno la pancia" è la sua amara consolazione, prima di un nuovo ed ultimo rovesciamento che, come diciamo sempre, va "consumato" in teatro, prima o dopo una fetta di dolce, mai in alternativa: l'uno e l'altro si sposano perfettamente, e chi se ne importa della dieta. Magari aggiungete anche, a corollario, un buon bicchiere di vino.

IL CORPO PERFETTO
scritto e diretto da Lavinia Savignoni
con Lavinia Savignoni
disegno luci Maurizio Fabretti
supervisione costumi Fabrizia Migliarotti
alestimento scena Rita Coleine
produzione La Loba Production

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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