Gianfranco Jannuzzo in Recital (recensione)

Con oltre quarant’anni di carriera, Jannuzzo porta in scena un one man show dedicato ai tanti "campanili" dialettali

Gianfranco Jannuzzo in Recital
m&s - Gianfranco Jannuzzo in Recital (foto © Claudio Cavalloro)

L'attore siciliano (agrigentino come Luigi Pirandello) non ha mai nascosto di amare molto i dialetti (d'altra parte con una lingua, la sua, così musicale, perché dovrebbe privarsene?) ed ecco che questo suo amore viene riversato a piene mani anche in questo suo ultimo spettacolo, "Recital", una particolare forma di intrattenimento che prevede l’opportunità di raccogliere le cose migliori, testate con gli applausi di alcune decadi di palcoscenico, da offrire nuovamente al pubblico, basta saper trovare il collante giusto per unire il tutto, o comunque avere un mestiere tale da potersi adattare a qualsiasi "bisogna".

“Ho sempre cercato di raccontare gli italiani attraverso l’uso dei nostri dialetti", leggiamo nella nota che accompagna lo spettacolo firmata dallo stesso protagonista, "convinto, come sono, che essi abbiano, per la loro naturale immediatezza, spontaneità, ricchezza di sfumature, una forza di comunicazione straordinaria e che rivelino, quasi sempre, il carattere, l’intima indole di chi li adopera: veneti, calabresi, liguri, o campani che siano. Siamo tutti orgogliosi di essere lombardi o lucani, c’è sempre in tutti noi tanto sano campanile, ma alla fine siamo semplicemente orgogliosi di essere italiani".

Quest'Italia fatta di campanili e non di unità nazionale, complice il successo planetario (non esageriamo!) di Andrea Camilleri che ha contribuito a sdoganare in tutto il paese il dialetto siciliano, si è stretta attorno al "tour operator" Jannuzzo, che ha ridotto, praticamente annullato, la distanza e la barriera culturale (più propriamente mentale) che si è voluta instaurare con chi è nato a pochi chilometri da noi e si esprime in maniera leggermente diversa. Ma è, il suo, anche un tentativo sincero e appassionato di dialogare con le proprie radici (umane e geografiche) e così facendo, restituirle agli altri. Del resto le emozioni non hanno targhe di appartenenza, i problemi che ci affliggono non sono circoscritti ad una sola città, i personaggi che ci fanno ridere non hanno casa solo nelle città degli altri.

E questo legame con la buona terra è il protagonista dello spettacolo, intenso e sempre godibile, anche in quei "siparietti" fatti di precedenti battute (riconosciute e riconoscibili), "ricondite", come un buon piatto d'annata, e rese ancora più piacevoli dal deja vu, dal sapere già che cosa avremmo da lì a poco ascoltato. Poi c'è il grande mestiere di un attore che sa come far riflettere, emozionare, indignare, ridere e farsi applaudire molte e molte volte ancora, rendendo semplice il "Recital", ma complesso il suo contenuto.

Prosegue Jannuzzo nella sua dichiarazione ante spettacolo: "Racconto la mia Sicilia, così come l’ho vissuta e conosciuta, la Sicilia che ho imparato ad amare grazie all’amore che ne avevano e ne hanno i miei genitori. Una Sicilia allegra e amara, spensierata e triste, meravigliosa e spietata, solare e introversa, indolente e attiva. Isola, forse, ma sicuramente ponte per mille culture. Ne racconto le contraddizioni. La Sicilia ricca, fertile e ubertosa di Federico II e la Sicilia umiliata, ferita e vilipesa delle stragi e dei caduti. E, raccontando la Sicilia racconto noi italiani, che, con il nostro straordinario senso dell’umorismo, sappiamo ridere di tutto e di tutti e, soprattutto, cosa ancora più importante, di noi stessi”.

Ma perché spetta così spesso agli attori lanciare certi messaggi? Quando un sentimento del genere dovrebbe, invece, essere la prima preoccupazione di "altri"? Non lo capiamo e forse non lo capiremo mai. A maggiormente avvalorare questo sentimento di fratellanza che contraddistingue i siciliani: continuiamo ingenuamente a sperare che siamo i "più" e non i "meno", e non solo "loro", citiamo la presenza di un signore avanti con gli anni, di origine, appunto, agrigentina, seduto poco lontano da noi, che ci ha raccontato di essere venuto ad assistere allo spettacolo per dovere di ospitalità nei confronti di questo suo illustre concittadino. Nulla da aggiungere a riguardo, se non l'apprezzamento per questa sua forma di squisita delicatezza.

RECITAL
spettacolo a più voci ma in atto unico
scritto, diretto e interpretato da Gianfranco Jannuzzo

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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