L'importanza dello zenzero (recensione)

Spettacolo a firma congiunta di Eugenio Maria Bortolini e Chiara Piscopo per raccontare in maniera ironica, ma realistica, il mondo delle “notizie”

i due protagonisti
m&s - Eugenio Maria Bortolini e Chiara Piscopo (foto © Nicola Casamassima)

Che cosa sono le “notizie”? Se si fa una ricerca online sui due principali "motori" il significato proposto dalla Treccani appare in dodicesima posizione, senza contare il “raggruppamento iniziale”.
La Treccani cita testuali parole: “Conoscenza, come acquisizione o possesso di una cognizione, relativamente a cose, fatti o persone. (…) Conoscenza (come sapere acquisito), relativa a fatti vicini o lontani nel tempo, in quanto se ne conservi traccia, o ne sia trasmessa o recepita la memoria”. La parte però che fa riflettere e che interessa lo spettacolo “L’importanza dello zenzero”, scritto a quattro mani da Eugenio Maria Bortolini e Chiara Piscopo, è la seguente: “Nel linguaggio comune, informazione su sé o su altri, data direttamente da chi informa, o riferita o ricevuta per il tramite di altre persone. Con riferimento a fatti di pubblico interesse, per lo più recenti, informazione comunicata dalla stampa o da altri mezzi di diffusione (avvisi pubblici, radio, televisione), o resa altrimenti nota”.

La vicenda si svolge nella redazione di un quotidiano. L’essenziale scenografia (di Tommaso Cuppini, con impianto luci di Gabriele Baldoni) è composta da una scrivania con una pila di quotidiani accatastati sul lato. Seduto davanti al laptop e al telefono mentre passa da una conversazione importante all’altra troviamo quello che conosceremo come Greg Da Vinci (Eugenio Maria Bortolini). Più che un giornalista è forse un direttore, ma da come tratta i suoi interlocutori pare più un manager della notizia, anzi, sentendolo parlare di “pomata erettile” – che va provata poi scrivici un pezzo – sembra quasi più un “mercenario” della notizia. Mentre cerca di chiudere le telefonate perché “non ha tempo, un sacco di cose da fare, notizie da cercare” (aggiungiamo noi) arriva la signora che si occupa delle pulizie, in anticipo rispetto a quello che dovrebbe essere la tabella di marcia, cioè con il grande giornalista già fuori dall’ufficio. Mary Solinas (Chiara Piscopo) è “nuova” ed ha una gran voglia di chiacchierare, magari informandosi sui tre giornalisti scomparsi che sembrano essere stati sequestrati. Sembra una normale operatrice curiosa e chiacchierona. Mentre passa lo straccio tiene in “ostaggio” Da Vinci per evitare che sporchi dove ha pulito finché… finché comincia a tenerlo in ostaggio realmente puntandogli una pistola, ammanettandolo al carrello delle pulizie nel quale ha nascosto una bomba e mettendosi in diretta “social” per mostrare al mondo come sia facile tenere in pugno il “grande” Greg Da Vinci.

Vi abbiamo già raccontato troppo di una pièce che tratta temi importanti con un’apparente leggerezza che non significa superficialità, anzi! E pertanto non andiamo oltre. Sappiate solamente che come spesso accade ci troviamo davanti ad una messa in scena che pur facendo ridere fa molto riflettere: la divulgazione delle notizie ed il “proprio” punto di vista (nel gergo giovanile POV) sono fin troppo spesso in mano a persone che studiano l’etica solo per conquistare l'agognato tesserino da giornalista, questo nel migliore dei casi (ma saranno quelli migliori?), e che vedono più i “quindici minuti di celebrità” di Warhol che l’integrità dell’approfondire la notizia o nei “divulgatori della domenica” che dietro una tastiera si sentono forti e potenti. In entrambi i casi si parla di “manovratori” del pensiero che con le loro parole possono portare a pensare una cosa piuttosto che un’altra, etichettando per la vita qualcuno, perché non ci dobbiamo dimenticare che i dati nell’etere non si cancellano. Che differenza c’è allora nei confronti degli operatori del marketing, magari quelli da scaffale del supermercato? La nutella vicino al pane in cassetta credete sia una disposizione “fatta a caso”?

In tutto ciò, che c’entra il titolo? Può essere interpretato in vari modi: il classico acchiappa-click che appare sui social o tra le notizie e che tutti più o meno consapevolmente aprono e leggono sperando che lo zenzero (al di là dei benefici reali) risolva i problemi di ritenzione idrica, gonfiore, digestione, mal di tesa, di stomaco, problemi ai calli etc o anche come MacGuffin hitchcockiano: un pretesto, un oggetto/alimento utilizzato (simbolicamente) come espediente narrativo per dare il via a considerazioni sul peso delle parole scritte che possono anche e in maniera micidiale instillare dubbi che portano conseguenze sulla vita.

Tutta la pièce è cosparsa di simbologie, utilizzate nel migliore dei modi e nascoste alla vista (easter egg teatrali), apparentemente come le verità nelle notizie: anche il solo gesto di Mary nel pulire intorno a Greg “tenendolo in ostaggio” appare come la volontà di non fargli più sporcare nulla come ha fatto in passato con la verità e dove lei sta “cercando” di pulire.

Due interpreti che si rimpallano la battuta, complici e avversari. Due giocatori che sullo stesso campo di gioco avanzano vincendo, arretrano perdendo e dando prova che forse in certi casi non ci sono né vincitori né vinti. Entrambi a proprio agio nel ruolo. Cinico ma con sprazzi di empatia Bortolini, agitata e frenetica senza cadere nel ridicolo Piscopo. Buono l’espediente della proiezione dei commenti della “diretta facebook” per far riflettere su quanto poco si pensi prima di scrivere qualcosa. Uno spettacolo ben costruito che probabilmente andrebbe fatto vedere alle scuole e perché no?! Anche a molti giornalisti.

Beatrice Ceci

L'IMPORTANZA DELLO ZENZERO
di Chiara (Piscopo) e Nene (Eugenio Maria Bortolini)
con Chiara Piscopo e Eugenio Maria Bortolini
produzione Teatro degli Angeli
luci Gabriele Baldoni 
voci fuori campo Fabrizio Carassai, Maria Grazia Epifani, Paolo Maria Veronica
regia Eugenio Maria Bortolini
durata 1 ora e venti circa senza intervallo

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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