L'aria si scalda, i teatri si chiudono ma immediatamente si aprono le arene estive, dove attori e performer possono trasferirsi e continuare nel loro rapporto diretto con il pubblico. È questo quello che deve aver pensato Max Giusti, trasferendosi dalla radio e/o dalla televisione, proponendosi come il pezzo da 90 più pregiato del suo spettacolo. Esagerato? E perché?
Radio? Sì e tanta, specialmente nel canale del migliore intrattenimento intelligente, Radio 2 Rai. Televisione? Ancora di più, con programmi che chiunque vorrebbe fare per riuscire così a tenersi incollati addosso milioni di spettatori. E poi cinema, nessun capolavoro, ma c'è sempre tempo, in ogni caso ha doppiato nella saga il "cattivissimo" Gru. Infine, ma solo per elenco, il teatro (estivo e invernale), dove Max Giusti dà il meglio di sé facendo praticamente di tutto. Con un biglietto da visita così, è facile equivocare e pensare che "Pezzi da 90", titolo del'ultimo show di Max Giusti (perché di questo si tratta), scritto a sei mani con Marco Terenzi e Giuliano Rinaldi, si riferisca alle sue multiformi caratteristiche artistiche. E invece i "pezzi" sono i tanti personaggi che Giusti imitatore ha costruito nel suo lavoro, trovandone sfaccettature più o meno esilaranti che - in alcuni casi - hanno anche fatto del bene al soggetto imitato, rendendolo più simpatico e umano.
Perché è anche questa la grande dote di questo ragazzone (in Italia si è ragazzi fino alla "pensione" e Giusti si mantiene in ottima forma con il tennis) marchigiano di origine, ma romano di nascita, l'umanità, che si concretizza nel corretto approccio al pubblico, nella sua voglia di giocarci assieme, senza mettersi dall'alto del palco. Come da sua costante dichiarazione nel presentare questo spettacolo: "comico e irriverente ma garbato". Ovviamente con il pubblico è lui a condurre il gioco, ma sempre senza esagerare.
Come tutti i comici che hanno passato gli "anta" - è nato nel 1968 - Giusti ha la possibilità di giocare con la televisione della sua infanzia ("Happy Days") e con quella attuale (i programmi di Maria De Filippi) ed ha, ancora meglio, la possibilità del racconto nostalgico delle giornate al mare con i nonni. Enfatizza in virata comica la sua infanzia e adolescenza, che è comunque simile a quella di tanti altri, e, essendo padre (anche se di due bambini piccoli), può ironicamente puntare il dito contro i figli di oggi, ovviamente premendo sull'aspetto più "divertente" (specialmente perché sono i figli di altri).
Non mancano le spruzzate di cinismo di pura scuola "romana" con l'amabile presa in giro di un mondo a sé (la Capitale), molto colorato e inserito in un altro mondo (chunque non sia nato sotto al Cuppolone), che viene al massimo tollerato , ma solo per stanchezza atavica e congenita. Impossibile non presentare la "sua" carrellata di personaggi "storici". Il pubblico che segue Giusti cross-platform da anni li aspetta e rimarrebbe deluso dall'assenza di "Don Matteo" o "Lotito".
Le doti di "entertainer" escono meglio nel medley musicale - sul palco è accompagnato da una band di quattro elementi più cantante, tutti bravi e compagni solidi di viaggio musicale, ovviamente fatto alla maniera "Giusti". La scelta dei "cantanti" (tra cui primeggia il solito Albano) è un giusto mix per dare risalto alla sua capacità come cantante, miscelata con quella naturalmente più comica. Cosa porta via il pubblico alla fine delle due ore di spettacolo? Sicuramente un sorriso, lo stesso contagioso sorriso che Max Giusti ha mantenuto come espressione, e non di maniera, nel corso del suo intrattenimento, "irriverente ma garbato", al punto da scendere tra il pubblico per raccogliere applausi, salutare e ringraziare. E questo significa essere veramente un "pezzo da 90", anzi da 91, Lotito - quello vero - probabilmente non lo avrebbe fatto, per non correre il rischio di incontrare qualche romanista.
PEZZI DA 90
di Max Giusti
scritto con Marco Terenzi e Giuliano Rinaldi
con Max Giusti & Band
regia Marco Terenzi
produzione AB Management
distribuzione Terry Chegia







