The Holy Game (recensione)

Può un drammaturgo ignaro del "calcio" riuscire a presentarne altre caratteristiche non sportive?

The Holy Game
m&s - The Holy Game (foto © Claudio Cavalloro)

La domanda che ci siamo posti in incipit è senza dubbio retorica e non necessita di risposta alcuna, anche perché dovremmo presuntuosamente dichiarare una competenza che sappiamo di non avere. Di conseguenza ci mettiamo dallo stesso lato dell'autore, Gian Maria Cervo, fantasticando sulla sua reazione (che avrebbe potuto essere la nostra) all'atto della proposta di scrivere un "un progetto di accompagnamento dei Campionati Europei di Calcio 2024 in Germania".

Indubbiamente ci si è tratti da ogni impaccio, preferendo affrontare, anche in forma visionaria e surreale (che se ben presentati non guastano mai), tematiche che nulla hanno a che vedere con il gesto sportivo (ammesso e non concesso che un'attività che muove interessi miliardari possa essere ancora definita sportiva). Lo spettacolo si presenta quindi suddiviso in due parti, attualmente ancora distinte, dove la prima è recitata in carne e ossa, mentre la seconda è affidata a un video. Cast corale nel primo e monologo nel secondo. Nel 2026 le due sezioni si riuniranno assieme in un'unica drammaturgia, almeno così ci è stato dichiarato.

Nelle note di regia, come succede spesso, si danno le necessarie spiegazioni al progetto: “Questo lavoro è nato come una classica storia italiana a cena a Roma. Una sera a tavola Albert Ostermaier ha proposto a Gian Maria Cervo di lavorare a un testo che parlasse di calcio per il festival che ha realizzato tra maggio e luglio in Germania per il progetto ‘Lo stadio dei sogni’ promosso dal Uefa. Lo spettacolo è (stato) pensato per intrattenere il pubblico nel quale si gioca molto con il pubblico. Si interrompe la scena, la si ricostruisce. È come un gioco pirandelliano tra l’autore demiurgo e i personaggi costretti a fare cose che loro non capiscono e alle quali alla fine si ribellano”.

E infatti così è (e non potrebbe essere altrimenti). L'omosessualità nello sport professionistico, che sicuramente è sempre stata presente dagli albori dei tempi, trova una sua censura estesa a ogni livello, che si scontra con la volontà mediatica e del tutto gratuita di andare a scavare nella vita personale del "campione" di turno, idolatrato e strapagato, ma impossibilitato a mostrare ogni forma di debolezza umana, come se i milioni di euro potessero e dovessero cancellare ogni forma di individualità.

Chi organizza la propria vita in funzione del calendario sportivo nazionale e internazionale e non ha altra forma di cultura di cui poter discorrere nelle serate in compagnia, sciorinando con la massima precisione date, nomi e azioni di gioco, non può sicuramente tollerare una "macchia" come l'amore rivolto verso il proprio sesso, ergendosi così ad arbitro insidacabile, dal giudizio molto più netto di un qualsiasi tribunale, elettronico o meno.

L'omofobia dei più non è latente, ma drammaticamente presente e feroce, lo è sempre stata e probabilmente continuerà ad esserci, almeno fino a quando pochi o tanti "eroi" non decideranno di affrontare l'ignoranza altrui, affermando la propria libertà individuale. Succederà mai? Questo non possiamo saperlo, ma probabilmente quel giorno ci sarà una forma di vittoria che potrà essere realmente ricordata e che contribuirà, a nostro modesto e inutile parere, a rendere questa attività professionistica più umana, come tutto dovrebbe essere e ricordare di essere.

THE HOLY GAME
A un vincitore nel pallone
di Gian Maria Cervo
regia Riccardo Festa
con un contributo di Marco Curci
costumi Karol Covic
con Riccardo Festa, Matteo Bertolotti, Emanuele Carlino, Noemi Francesca, Giuseppe Orsilio, Guglielmo Poggi, Orazio Rotolo Schifone
durata un atto unico di circa 60 minuti

THE HOLY GAME PASOLINI
di Albert Ostermaier
regia Hans Steinbichler
con Clemens Schick
video in lingua tedesca con sottotitoli in inglese
durata circa 30 minuti

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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