Direzione Laurentina (recensione)

E stringere le mani per fermare qualcosa che è dentro me. Ma nella mente tua non c'è. Capire tu non puoi. Tu chiamale se vuoi...

Immacolata e Teresa
m&s - Francesca Pausilli è Immacolata, Antonia Di Francesco è Teresa (foto © media & sipario)

Cosa è necessario inserire in un testo teatrale per ottenere un buon risultato di pubblico e di critica?
Sicuramente è questa una delle prime domande che un autore si pone al momento di mettere tastiera (non riteniamo ce ne siano ancora molti che si ostinano a scrivere a mano) ad un nuovo copione. Poi - se non si è anche regista - ci si pone alla ricerca di un capace "direttore dei lavori", anche questi fondamentale per la buona riuscita dello spettacolo. Si passano in rassegna mentale, man mano che si scrive (pardon, digita) i nomi e i visi degli interpreti che già si conoscono, per dare una migliore caratterizzazione dei personaggi. Si scelgono le battute, si provano per vedere se "funzionano". Si ipotizza verso quale pubblico rivolgersi, a quale direzione artistica o produzione andare a proporre il copione una volta terminato. Si lima, si rivede, si cambia e si aggiusta continuamente, anche poche ore prima di andare in scena.

Oppure, perché in Teatro (specialmente in quello di qualità) c'è sempre un "oppure" da affrontare, una diversa scelta da compiere. In realtà ce ne sarebbero tante, ma accontentiamoci. Oppure, dicevamo, si riprende un'idea - scrivere un racconto ambientato nella metropolitana di Roma - che era nel cassetto da tempo (ma bussava costantemente per farsi notare), si tira fuori e ci si fa prendere dalle "emozioni", dalle proprie e da quelle che - "sicuramente", questo però lo aggiungiamo noi - si susciteranno negli altri, realizzando quasi di getto quello che poi, portato davanti al pubblico, si è rivelato ai nostri occhi un capolavoro di "piccola" drammaturgia contemporanea, "costringendoci" ad invitare immediatamente quante più persone possibili a vedere "Direzione Laurentina", testo di rara bellezza e delicatezza di Veronica Liberale, per la regia di Pietro de Silva.

Ci troviamo alla fermata "Policlinico" della Metro B di Roma, sono quasi le 23 e le pochissime persone presenti sanno che non possono perdere l'ultima corsa. Come siamo oramai abituati a notare nelle messe in scena di Veronica Liberale (con questo ne abbiamo visti 4), l'autrice preferisce dedicarsi a personaggi "popolari", che tutti possono incontrare attorno a sé, anche ad una fermata della metropolitana.

Immacolata (Francesca Pausilli), per tutti Imma, ha appena fatto una visita ginecologica, ha il pancione, ma non il compagno. Il dover crescere una creatura da sola non sembra turbarla troppo, a differenza di sua madre Teresa (Antonia Di Francesco), che costantemente le rimprovera la gravidanza. Abused (Simone Giacinti) ha un nome - quello vero - complicato e lunghissimo; è un profugo afgano, fuggito dagli orrori della sua terra d'origine, "arrotonda" il magro compenso (di "mestiere" vende fazzolettini ai semafori) con improbabili esibizioni canore, aiutate - poco - da microfono, amplificatore e base. Il repertorio proposto è quello del pop italiano, da Laura Pausini a Eros Ramazzotti. Benedetta (Veronica Liberale) è l'unica che sembra decontestualizzata. E' una bella donna, con un abito da grande serata, elegante e altera, immediatamente soprannominata "Cicalona". Ma cosa ci fa alla fermata della metro? Perché ha lasciato anzitempo il party dove si trovava? E perché non ha preso un taxi per tornare a casa o aspettato il fidanzato? Manolo (Emanuele Cecconi) è una guardia giurata, dall'infanzia difficile e con una possibile forma di riscatto - e di rispetto conquistato, in stile "Il vigile" con Alberto Sordi (1960, regia di Luigi Zampa), ottenuto dalla divisa che ora indossa. Purtroppo ha anche qualcosa che non dovrebbe avere, la pistola, ed è mancante di quello che invece dovrebbe possedere, un briciolo di cultura e qualcosa di più di umanità. Ma in questa situazione, se ci guardiamo attorno, ha molta ed eccessiva compagnia.

Imma, improvvisamente, ha un lieve malore, gettando i cinque nello scompiglio più totale, contemporaneamente l'atteggiamento aggressivo di Manolo, forte dell'essere "a casa propria" e forte del disprezzo più totale del povero contro un altro povero e non contro la propria situazione, produce la reazione esasperata di Abused, tra le urla di Teresa e l'immobilità di Benedetta.

La situazione - perché anche Murphy prende la metro - precipita in tragedia, con un colpo di pistola esploso accidentalmente dalla guardia giurata, il passaggio dell'ultima corsa della metro, la chiusura dei cancelli esterni e un classico nubifragio di fine estate, che blocca completamente la città e l'uso dei telefoni cellulari. Per non farsi mancare nulla, per il giorno dopo è stato proclamato uno sciopero dei mezzi (in romano "auti"), di conseguenza si potrebbe correre il rischio di passare 24 ore da prigionieri del trasporto pubblico locale.

Come l'ultima corsa della metro, anche noi ci fermiamo qui. Tutto il resto - c'è veramente molto altro - va visto in teatro e siamo certi che poi verremo ringraziati dagli spettatori per questo reiterato invito. Anche perché si deve scoprire il significato dell'ultimo personaggio, noi lo abbiamo visto interpretare da una bravissima Fatima Ali (che si alterna nel ruolo con Francesca Piersante), fondamentale per la comprensione piena dell'intreccio.

Cosa ci è piaciuto dello spettacolo? Praticamente tutto. La costruzione dei personaggi è ben bilanciata, così da non correre il rischio che si esca dalla sala ricordandone uno e non avendo notato gli altri. Il termine "corale" in questo caso non è di maniera, ma consapevolmente utilizzato. Il taglio comico è, dove serve, preponderante, per poi lasciare spazio ad "altro", precisamente sottolineato dall'improvviso silenzio degli spettatori presenti in sala. Ineccepibile la maschera popolare di Antonia Di Francesco (che ribadiamo essere un ottimo Aldo Fabrizi al femminile), questa volta perfettamente sorretta da Francesca Pausilli: il duetto madre/figlia è perfetto. Roma e la romanità sono presenti, ma non al punto da rendere lo spettacolo non esportabile fuori dal Grande Raccordo Anulare. Forse qualche difficoltà potrebbe verificarsi a Londra, dove la metro funziona abbastanza bene, ma per il resto d'Italia il problema non si pone.

In meno di un'ora e mezza si assiste ad un bellissimo affresco sull'umanità contemporanea, dove non è necessario mettere sul palco grandi scenografie o effetti speciali. Per avere l'applauso sincero del pubblico (e anche il nostro) basta avere qualcosa di veramente valido da raccontare. L'emozione chiama emozione e solitamente la trova. Fermata dopo fermata.

Sorrisi d'Autore
presenta
DIREZIONE LAURENTINA
di Veronica Liberale
regia Pietro de Silva
con Emanuele Cecconi, Antonia di Francesco, Simone Giacinti, Veronica Liberale, Francesca Pausilli, Fatima Ali/Francesca Piersante
scene e costumi Caterina Lambiase
luci e fonica Riccardo Schivello
durata 80 minuti
riconoscimenti Premio de' Servi al Roma Comic Off 2018

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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