La gatta sul tetto che scotta (recensione)

Per il suo esordio teatrale Vittoria Puccini ha scelto di cimentarsi con la celebre sottoveste di Tennessee Williams

La gatta sul tetto che scotta
m&s - La gatta sul tetto che scotta (foto © media & sipario)

Maggie non è un personaggio semplice, l'attrice che decide di portarla sul palcoscenico deve avere presenza fisica e forza per sorreggere le tante battute, saper incarnare sensualità e - un attimo dopo - molta più frustrazione. Brick (la cui canottiera è indossata da Vinicio Marchioni) deve portare in forma costante il dolore nella voce, la rabbia per la perdita dell'amato amico Skipper e la consapevolezza che la depressione che lo affligge non troverà soluzione. L'affrontare questo dramma famigliare e sociale è quindi veramente difficile, con il pubblico adulto che può fare confronto con la pellicola diretta da Richard Brooks nel 1958, protagonisti Elizabeth Taylor, Paul Newman e - nei panni del padre di Brick - Burl Ives, in questo adattamento teatrale italiano sono vestiti da Paolo Musio. Più recentemente "Cat on a Hot Tin Roof" è stato portato nuovamente al successo (a Broadway) con protagonista Scarlett Johansson, ma è un testo che nel suo essere spietato funziona molto bene sulla scena, visto che viene rappresentato da sempre, dopo l'esordio teatrale con Elia Kazan.

La vicenda è notissima, con un premio Pulitzer conquistato dal suo autore nel 1955 (l'altro era già arrivato con "Un tram chiamato desiderio"). Maggie è povera ma ben sposata con Brick, ex atleta e ora alcolizzato. Il loro matrimonio vacilla, per la mancanza di un figlio e per la sovrapposizione della famiglia del fratello di lui (con 4 bambini e un altro in rapido arrivo), con deprecabili e costanti confronti, che si innesta negli scontri con il possidente papà, malato, e nella prossima lotta per l'eredità che - quando avverrà - non ammetterà i piazzamenti d'onore. La posta in gioco è importante, molto, e il vincitore non potrà che essere solo uno.

Nel muovere le proprie pedine sulla scacchiera teatrale, Arturo Cirillo ha, a nostro vedere, spostato in avanti - come apertura in attacco - la seduzione, ben incarnata nei lineamenti delicati della sua Maggie, per poi giocare di rimessa con la rabbia e la frustrazione che una donna totalmente trascurata dovrebbe esprimere. A Maggie/Vittoria il peso e l'onere di sostenere sia la responsabilità che la fatica di un personaggio così complesso, con un ritmo scenico che tarda a sistemarsi, ma a onor del vero le prime repliche di uno spettacolo hanno sempre bisogno di qualche apertura di sipario in più per trovare il proprio equilibrio, come una sorta di rodaggio sul campo teatrale. Il peso sostenuto dalla pur capace debuttante si avverte e gli altri personaggi/interpreti - per la natura del dramma - riescono parzialmente a sollevarlo delle esili spalle della protagonista. In ogni caso assistiamo alla frantumazione totale del concetto di famiglia, senza nessuna possibilità di appello e senza vincitori, ma solo vinti. Dall'Highlander di Russell Mulcahy (Ne resterà soltanto uno!) al capolavoro di Agatha Christie (E poi non ne rimase nessuno).

Compagnia Gli Ipocriti
Fondazione Teatro della Pergola
presentano
LA GATTA SUL TETTO CHE SCOTTA
di Tennessee Williams
traduzione di Gerardo Guerrieri
con Vittoria Puccini (Maggie), Vinicio Marchioni (Brick)
con Paolo Musio (papà), Franca Penone (mamma), Salvatore Caruso (reverendo Tooker e dottor Baugh), Clio Cipolletta (Mae), Francesco Petruzzelli (Gooper)
scena Dario Gessati
costumi Gianluca Falaschi
luci Pasquale Mari
musiche Francesco De Melis
regia Arturo Cirillo
presentato per gentile concessione di University of the South, Sewanee, Tennessee

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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