Siamo già al corrente della capacità che Ruggero Cappuccio ha nel mettere mani nei classici altrui ed è, quindi, con molta curiosità (e consapevolezza che "qualcosa" sicuramente ci stupirà), che approcciamo ad una delle repliche dell'ultimo lavoro scritto, diretto e interpretato - dall'autore e regista napoletano.
"Un libro si scrive da capo ogni volta che si legge con amore": se non dovessimo raggiungere almeno un minimo accettabile di parole nella nostra recensione, sarebbe più che sufficiente questa frase estratta dallo spettacolo per descrivere efficacemente la profonda poetica che sottende a questa "non-trasposizione" - perché opera completamente personale ed originale - del Don Chisciotte di Cervantes.
Ruggero Cappuccio - in scena diventa il professore Michele Cervante, un possibile (o improbabile) decaduto discendente italiano dell'autore spagnolo - e Salvo Panza (Giovanni Esposito) sono i "due romantici rottami" (citazione) che si lanciano non contro l'ingiustizia, ma contro la totale dissoluzione di un mondo dove la "cultura non fa mangiare" (purtroppo anche questa è una citazione).
La progressiva, nemmeno troppo lenta, decadenza e peggio ancora l'indifferenza ci stanno conducendo verso il punto di non ritorno, di conseguenza, prima che sia troppo tardi, qualcuno qualcosa deve fare. Per riuscire nell'impresa c'è bisogno di un esercito, quello particolare messo insieme in questo spettacolo è costituito da due ex ristoratori, un prestigiatore di provincia e una principessa siciliana. Ma anche di un telefono e dei numeri di casa di Amos Oz, Philip Roth, Daniel Pennac, Luis Sepulveda e molti altri. Peccato che siano tutti andati da...
A fare da sfondo alla vicenda i resti di una stazione ferroviaria abbandonata, in uno scenario quasi post-atomico, come molte pellicole d'oltreoceano ci hanno abituato ad immaginare. Qui i due ultimi tra gli ultimi si conoscono e qui nasce il loro progetto di rinascita, ribellione e riconquista della perduta dignità dell'essere umano. Michele Cervante affascina, come il suo omologo spagnolo, l'ingenuo disoccupato Salvo, venuto anni prima dalla campagna alla città, ma rifiutato, come succede a tanti, dalla società del successo. Irretito dalla solida cultura, non ostentazione, del professore, per Salvo è facile seguire il condottiero nella sua missione impossibile.
Difficile puntare l'attenzione su un aspetto o l'altro di "Circus Don Chisciotte", un complesso gioco di letteratura, non solo teatrale, con cui Ruggero Cappuccio ha sicuramente ben costruito - scegliendo con estrema cura le citazioni - come "divertirsi con" e far divertire lo spettatore, quale appiglio lanciare e poi riprendere, con cosa fare confusione, per poi fermarsi e ricominciare da capo. Allo stesso tempo, qualità rara, anche l'autore si è messo al servizio del suo testo, facendolo risaltare quanto più possibile. Un'opera, infine, di rimandi e suggestioni, una su tutte: il poetico guado fatto di libri.
La recitazione del cast artistico è di qualità, Giovanni Esposito, se non fosse stato di disturbo, andava interrotto ogni cinque minuti con un applauso, tutto il comparto tecnico diventa estremamente duttile nelle mani del regista/autore che lo ricompone a proprio piacimento per dare a noi tutti quello che non è semplicemente uno spettacolo teatrale, ma una visione culturale d'insieme, che poi si possa fare nostra, prelevandone quello che più piace.
E se Cervantes non avesse scritto il suo romanzo? Non avremmo potuto avere il "Circus"? Facilmente Cappuccio avrebbe preso in prestito la macchina del tempo da H.G. Wells, per tornare indietro e costringere l'autore spagnolo a mettere velocemente mani e soprattutto pubblicare il romanzo. Pensavamo, prima di entrare in sala, che ci avrebbe stupito, non pensavamo che ci avrebbe così entusiasmato.
Teatro Stabile di Napoli - Teatro Nazionale
presenta
CIRCUS DON CHISCIOTTE
di Ruggero Cappuccio
con Ruggero Cappuccio, Giovanni Esposito, Marina Sorrenti, Ciro Damiano, Giulio Cancelli, Gea Martire
costumi Carlo Poggioli
musiche Marco Betta
scene Nicola Rubertelli
disegno luci e aiuto regia Nadia Baldi
regia Ruggero Cappuccio
un atto unico di 90 minuti
Foto di scena: Marco Ghidelli









