Filippo, Giovanni e Ninni la Roscia, in realtà si chiama Anna, sono amici dai tempi della scuola. Il loro rapporto, partito dal liceo li ha visti sempre vicini, a ridere assieme, a piangere assieme, a crescere assieme le tre figlie di Giovanni, "belve" per il padre e "amorini" per gli zii, che in realtà biologicamente non lo sono, ma è come se lo fossero. Da quaranta anni i tre sono un unicum, la perfetta (quanto invidiabile da parte di tutti noi) esemplificazione di un rapporto che è una veritiera e "potente storia d'amicizia" (definizione del regista), dove non esistono segreti, ma punti di riferimento a cui fare le rispettive confidenze, una spalla su cui potersi sempre appoggiare, con la massima sicurezza, e con la certezza se non di una soluzione, almeno di un fazzoletto e il conforto di un caffè (meglio se brasiliano).
Filippo (Paolo Triestino) è un medico, apparentemente è il più pacato e riflessivo dei tre, si divide tra i suoi impegni lavorativi - ospedale e studio - e la passione per il Brasile, ne è così affascinato da mettere in tavola personali interpretazioni della cucina brasiliana, quando invita a cena gli altri due, che comunque sono preparati a digerire solo dopo qualche litro di antiacido. Giovanni (Emanuele Barresi), apparentemente il più superficiale, è un fiscalista di successo, lavora 15 ore al giorno per farsi prosciugare il portafogli dalle tre figlie (standard operativo di ogni adolescente), innamoratissimo della sua Cristina, la mamma delle "belve", ha il timore che lei prima o poi lo lasci ("Mi sono perso e non mi trovo più" / "Hai provato a telefonarti?"). Ninni (Edy Angelillo) è titolare di un negozio di biancheria intima, ha un matrimonio fallito alle spalle, ma soprattutto ha la vita devastata dall'Alzheimer della madre che, abbandonata da chiunque altro, deve accudire costantemente, con le ovvie difficoltà della solitudine assoluta di fronte alla malattia incurabile di un nostro caro.
I problemi reali o apparenti dei tre amici potrebbero essere comuni a molti altri, frutto della nostra contemporaneità, se non fosse che Filippo, per la prima volta nella sua vita (in realtà è la seconda, ma questo lo scopriremo più avanti) ha taciuto qualcosa agli altri due, anche se Giovanni qualcosa ha intuito, e la cena, eguale e piacevole come mille altre volte, serve anche a rivelare quello che non vorrebbe mai essere costretto a dire ai suoi due amici. Dal momento della "rivelazione" in poi, ricordandoci (ma con molta difficoltà, perché ci si fa immediatamente prendere dal racconto) di essere comunque in una sala teatrale, ci troviamo di fronte ad una prova attoriale di altissimo profilo, con i tre interpreti in grado perfettamente di guidare le loro e le nostre emozioni, alternando magnificamente il doppio registro drammaturgico che contraddistingue questa bella "scrittura" di Roberta Skerl.
Siamo oramai talmente avvezzi a chi si scanna per pochi spiccioli che trovarsi di fronte a tre Persone così, principalmente e costantemente preoccupate da quello che può succedere agli altri ("I soldi non sono un problema" - "Io solo quelli ho"), non può che far sciogliere qualsiasi animo, anche quello del più cinico tra noi. Un racconto di pura amicizia che nelle mani dei tre protagonisti e con la delicatezza del tocco registico di Paolo Triestino acquisisce ancora più forza ed intensità, riuscendo a miscelare perfettamente i toni che permettono il passaggio dal sorriso (il pubblico non si aspetti la risata grassa, ma tanti sorrisi sicuramente) al momento più melanconico, comunque fondamentale e struggente, mai messo a caso, ed accolto dagli spettatori con la massima concentrazione e silenzio, rotto solo dal suggestivo rumore prodotto dallo scorrere dell'acqua della fontanella sul terrazzo di Filippo.
In conclusione suggeriamo a chiunque di andare a vedere "Que serà", perché farlo fa sicuramente stare meglio, perché ci si immedesima nei personaggi e si può pensare che, fino a quando esisteranno persone così, per l'umanità c'è ancora un briciolo di speranza, almeno in un teatro.
Paolo Triestino
Edy Angelillo
Emanuele Barresi
in
QUE SERA’
di Roberta Skerl
scene Francesco Montanaro
costumi Lucrezia Farinella
luci Alessandro Nigro
regia Paolo Triestino
durata 85 minuti senza intervallo









