La Grande Magia (recensione)

 

una scena dello spettacolo
m&s - La Grande Magia (foto © Flavia Tartaglia)

Eduardo De Filippo, come ogni grande drammaturgo, decide di prendere altre strade narrative, ma...

Ogni regista o attore contemporaneo, nel misurarsi con il teatro di Eduardo, sente di sé (o se mente finge di non sentirlo) il peso del confronto, visto che il "padrone" del copione può essere apprezzato in "purezza" attraverso le numerose registrazioni del secolo scorso. Non si sottrae La Grande Magia, presente su RaiPlay con la diretta interpretazione di Eduardo nei panni di Otto Marvuglia e di Giancarlo Sbragia nel ruolo di Calogero Di Spelta. La versione contemporanea, firmata da Gabriele Russo, decide di rendere omaggio all'autore inserendo un vocale introduttivo dove il drammaturgo racconta brevemente le sue scelte e la fredda accoglienza del pubblico dell'epoca, evidentemente poco avvezzo ai cambiamenti (a essere sinceri non ci sembra ci sia stata grande evoluzione da allora, ma questo non conta).

La commedia si apre in un albergo dove confluiscono tra gli ospiti Calogero (interpretato da Natalino Balasso) accompagnato dalla moglie Marta (Alice Spisa). La donna - ovviamente all'insaputa del sospettoso e sgradevole marito - riesce a incontrarsi con il proprio amante, Mariano (Gennaro Di Biase), ed escogita un piano di fuga tanto visionario quanto complesso da realizzare, se non ci fosse la piena complicità di un "mago" da quattro soldi, Otto (Michele Di Mauro), chiamato a esibirsi per gli ospiti dell'attività ricettiva e di alcuni sodali.

Durante lo spettacolo di magia, dove Otto è assistito dalla moglie Zaira (Sabrina Scuccimarra), Marta scompare in un sarcofago (ne avremmo gradito la presenza sul palco, ma fortuna nostra eravamo già preparati sul racconto) e Otto consegna a Calogero una scatola - per tacitarne le ovvie proteste - confermandogli che è tutto frutto di un'illusione, di un gioco di prestigio, che terminerà quando deciderà di aprire la scatola, facendo riapparire la giovane moglie. Ma lo avvisa anche che dovrà farlo solo se non ha il minimo dubbio sulla sua fedeltà. È praticamente annunciato, anche a chi non conosce il testo, che Calogero non lo farà, rimanendo preda dei suoi dubbi sulla moglie e totalmente oppresso dalla sua mania di controllo che - per una volta - viene totalmente spazzata via da un imprevisto ingovernabile, messo sotto scacco dal "terzo occhio" del mago.
Cosa succede poi? Ovviamente si va a vedere in teatro, considerando che mancano ancora due atti (nella rappresentazione di Russo non si trovano però le interruzioni) e molto altro ancora dovranno patire i tanti protagonisti prima dell'epilogo finale.

La commedia è amara, dura, disincantata, strizza più l'occhio alle tematiche di Pirandello, che De Filippo aveva già incrociato per la sua versione "napoletana" de Il berretto a sonagli (vedi Il berretto a sonagli, versione Eduardo), ma soprattutto - come dichiarato dallo stesso autore - il teatro dell'assurdo di Ionesco. Comprensibili a questo punto le critiche mosse? A nostro giudizio no, mai. Ogni autore deve avere sempre la libertà di prendere le sue decisioni e chi assiste deve farsene una sua ragione o cambiare teatro, ma anche questa è una nostra opinione, che può essere non condivisibile.

Nel complesso il lavoro si apprezza pienamente e le due ore dell'atto unico scorrono via bene, permettendo di assistere a numerosi scambi di battute, più che godibili, dove sono molti ad avere la possibilità di mettersi in luce (quando la commedia è scritta bene, succede questo). Regista e cast artistico si mettono più che volentieri al servizio del pensiero del nobile autore, con un'apertura appena urlata (e a quanto sembra modaiola, visto che si sente oramai spesso) che comunque si va a perdere ben presto (e meno male). Balasso mette - immaginiamo volutamente - meno misura di Sbragia nel suo tratteggio di Calogero, facendo risultare il personaggio immediatamente fastidioso, quasi a pelle, spostando di conseguenza l'empatia di chi assiste sul mago Otto, che diventa non più un truffatore, ma una vittima delle circostanze, quasi costretto all'inganno dalle vicissitudine di una vita non proprio fortunata. D'altri tempi la composizione dell'organico (11 attori in scena per 18 diversi personaggi), si vede sempre meno, ma per un testo del genere, volendolo rispettare, sarebbe stato difficile farne a meno.

Fondazione Teatro di Napoli – Teatro Bellini
Teatro Biondo Palermo | Emilia Romagna Teatro ERT / Teatro Nazionale
presentano
LA GRANDE MAGIA
di Eduardo De Filippo
regia Gabriele Russo 
con Natalino Balasso e Michele Di Mauro 
e con (in ordine alfabetico) Veronica D’Elia, Gennaro Di Biase, Christian di Domenico, Maria Laila Fernandez, Alessio Piazza, Manuel Severino, Sabrina Scuccimarra, Alice Spisa, Anna Rita Vitolo 
scene Roberto Crea | luci Pasquale Mari | costumi Giuseppe Avallone
musiche e progetto sonoro Antonio Della Ragione
foto di scena Flavia Tartaglia
durata un atto unico di 120 minuti

giornalista
Nasco informatico e scontroso decenni fa, da meno anni sono anche giornalista e sempre scontroso. Di recente ho scoperto i social (ma non li ho ancora capiti).
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