Frost / Nixon (recensione)

Un ex presidente degli Stati Uniti contro un anchorman televisivo inglese: a chi la vittoria?

immagine artificiale di un'intervista
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La coproduzione del Teatro dell'Elfo e Teatro Stabile dell'Umbria ha dato, anzi ridato, vita ad un pezzo di storia, non solo americana, viste le ripercussioni che da sempre le vicissitudini a stelle e strisce hanno anche sullo scenario politico mondiale. Lo spettacolo ha tenuto incollato al palco l'attenzione degli spettatori teatrali per più di due ore - senza intervallo - così come nel 1977 le reali interviste, fatte da David Frost all'ex presidente degli Stati Uniti Richard Nixon, culminate con l'ammissione del coinvolgimento presidenziale nel Watergate, avevano incollato al televisore 45 milioni di persone, sancendo il potere mediatico dello strumento televisivo e il conseguente grande successo del giornalista.

L'opera mette in scena fedelmente la scrittura teatrale di Peter Morgan del 2006, divenuta film di successo - nel 2008 - sotto le capaci mani del regista Ron Howard (ma senza togliergli nessun merito, con una buona scrittura e attori di livello la strada è tutta in discesa). Vengono evidenziati i momenti in cui Nixon (un perfetto Elio de Capitani, elegante, pieno di carisma e charme), una volta dimessosi dalla carica per "supposto" coinvolgimento nello scandalo Watergate, si ritira nella sua tenuta californiana in attesa di trovare una nuova via di accesso alle luci della ribalta, ma anche quelli in cui l'"uomo di spettacolo" David Frost (interpretato da Ferdinando Bruni), anch'egli alla ricerca di un nuovo successo, magari senza la patina della trattazione superficiale alla quale ha abituato i fan, decide di "ipotecare" il proprio futuro professionale ed economico, investendo nell'intervista che dovrebbe spalancargli le porte della credibilità professionale: chiedere a Richard Nixon di parlare dello scandalo che lo ha fatto dimettere, portandolo a quelle ammissioni di colpa che nessun tribunale ha potuto finora dimostrare.

E mai come in questo caso fa piacere leggere l'intento didattico del teatro. Infatti, chi tra gli spettatori più giovani non sarà tornato a casa e avrà consultato i libri di storia o la Rete per ottenere informazioni su un fatto storico realmente accaduto, incuriosito dal match a colpi di parola al quale ha assistito sul palco?

Un taglio cinematografico dal ritmo serrato che evidenzia ancora di più, se possibile, i perfetti tempi scenici di ogni singolo attore: dal manager del presidente Luca Toracca, all'uomo dello staff Nicola Stravalaci; da Alejandro Bruni Ocaña, Andrea Germani, Matteo De Mojana all'unica donna presente sulla scena, Claudia Coli, tutti sul ring della parola e della vita ad assistere e combattere il match tra Nixon e Frost, due facce della stessa medaglia, entrambi alla ricerca di nuove "luci" della ribalta ed entrambi con qualcosa da ammettere, da svelare, da considerare. Due uomini il cui animo è in grado di riconoscere nell'altro il valore di un avversario che, così come in una sessione di pugilato, va studiato, affrontato, colpito, ma anche sostenuto e al quale va consapevolmente ceduto il passo, quando si riconosce la superiorità, sia essa di intelligenza o di costanza nel perseguire il proprio obiettivo finale.

Un'opera che andrebbe portata nelle scuole per far conoscere in maniera più immediata la storia contemporanea, anche quando macchiata di abusi di potere e che, proprio perché "forte" del lavoro attoriale e di studio dei fatti, non necessita di un luogo teatrale per essere messa in scena essendo, di fatto, vuota: qualche monitor tv e sei poltrone in pelle che divengono a seconda delle esigenze interno d’aereo o di automobile e sala di registrazione,

Una messa in scena precisa, senza sbavature, che fa pensare al potere: al potere dei media, capaci allora come adesso di "fare giustizia" senza processi in aula; al potere della parola, che fa male più di un pugno sferrato su un ring; all'abuso di potere, dal "gate" del 1972-1974 a quelli attuali; al potere del teatro, capace di trasportare gli spettatori in un mondo "altro" anche quando, in casi come questo, altro non è.

FROST / NIXON
di Peter Morgan
traduzione di Lucio De Capitani
uno spettacolo di Ferdinando Bruni e Elio De Capitani
con Ferdinando Bruni, Elio De Capitani
e con Luca Toracca, Claudia Coli, Nicola Stravalaci, Alejandro Bruni Ocaña, Andrea Germani, Matteo De Mojana
luci Nando Frigerio
suono Giuseppe Marzoli
co-produzione Teatro Stabile dell’Umbria e Teatro dell’Elfo

giornalista
A 25 anni volevo lavorare nel mondo del Teatro. Ora ne scrivo con la stessa passione di allora, facendo molte incursioni nell'arte e meno nella musica.
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