La fabbrica degli angeli senza tempo

Nuovo spettacolo di teatro-danza di Aurelio Gatti, drammaturgia dello stesso Gatti e di Mario Brancaccio

La fabbrica degli angeli senza tempo
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Dopo il contemporaneo Tempesta (recensione) e il "quasi" tale PPP Presente Passato Pasolini, il coreografo e regista Aurelio Gatti "guarda molto più lontano nel tempo, proponendo uno spettacolo ambientato nel Seicento, quando Napoli era la città più grande e popolata d’Europa e si “faceva” tanta musica.

Tra il Seicento e Settecento la gerarchia sociale poneva i musicisti al livello dei servi, costretti a lavorare per un tozzo di pane. Caratteristica di questo periodo Il fenomeno degli “evirati cantori” e tutto il mondo della castratio euphonica, aspetto singolare della scuola operistica napoletana, non può prescindere dalla sua epoca, in cui sacro e profano sconfinano nell’immaginario e curiosità, seduzione, sperimentazione, diventano la miscela di una ricerca “vorace” di riscatto.

A Napoli e in Italia, la maggior parte della gente viveva in stato di semi-schiavitù, assoggettata a gente straniera. Gli apprendisti delle botteghe musicali, come per l’arte figurativa, erano spesso gli autori reali delle musiche, mentre i compositori di successo, incaricati dai potenti di turno, supervisionavano il lavoro e questo potrebbe spiegare come un compositore riuscisse a produrre in poche settimane una mole immensa di musica. I copisti professionisti mettevano assieme opere con pezzi diversi, traendo temi e brani da materiale preesistente. Questa la situazione diffusissima in tutta Europa. C’erano bravi artigiani e validi maestri di bottega. Questo il contesto da cui è partita la messa in scena de “La fabbrica degli angeli senza tempo”.

La messa in scena è concentrata sul Barocco come tempo storico, come condizione esistenziale di un’epoca che pone alla base una asimmetria fra tempo del mondo e tempo vissuto, tra il vuoto di prospettiva e l’attesa dell’occasione per il riscatto, che è il tema dello spettacolo di danza teatro, attraverso la musica e le visioni dell’ormai vecchio maestro Nicola Antonio Porpora, ennesimo protagonista dei fasti e dell’oblio di un’epoca tanto straordinaria quanto indifferente ai suoi numerosi artefici. Porpora fu uno dei principali rappresentanti della scuola operistica napoletana, un compositore all’avanguardia che contribuì allo sviluppo del dramma per musica negli anni tra il 1720 e il 1730. Tra gli allievi di Porpora ci furono cantanti la cui fama è giunta fino a noi: primo tra tutti il re degli “evirati cantori”, Carlo Broschi detto Farinelli, Gaetano Majorano detto Caffarelli, Hubert detto il Porporino, Salimbeni, Molteni e molti altri che furono i più grandi cantanti del secolo. Un’occasione straordinaria per assistere a una messa in scena di particolare intensità drammatica e coreografica.

LA FABBRICA DEGLI ANGELI SENZA TEMPO
drammaturgia Mario Brancaccio e Aurelio Gatti
con Mario Brancaccio, Lucia Cinquegrana, Rosa Merlino, Paola Saribas 
regia e coreografia Aurelio Gatti 
musiche Antonio Porpora

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